Storia dell'abitato di Campagna.
di Cristian Viglione
1. Le Origini. Campagna, città della storia, immersa nel cuore dei Monti Picentini.
Quando inizia la storia di Campagna?
Come nasce il suo popolo?
Quando prende forma il suo straordinario borgo?
Sono queste le domande che hanno alimentato la curiosità e la passione per la storia della mia amata Campagna, diventando la spinta iniziale di un lungo lavoro di ricerca e approfondimento dedicato alle origini della città.
Campagna affonda le sue radici in un passato antichissimo. Per comprendere davvero la sua storia è necessario percorrere, passo dopo passo, il lungo cammino del tempo, attraversando epoche profondamente diverse tra loro e osservando gli eventi che hanno segnato l’evoluzione del territorio fino ai giorni nostri.
La conformazione della valle e del paesaggio campagnese è il risultato di processi geologici ed erosivi sviluppatisi nel corso di milioni di anni. Il territorio presenta importanti variazioni altimetriche: si passa infatti dai circa 30 metri sul livello del mare fino ai 1.790 metri del Monte Polveracchio, terza vetta più alta dei Monti Picentini.
Dal punto di vista geologico, Campagna può essere considerata una vera “anziana signora” di circa 250 milioni di anni. Questa straordinaria testimonianza deriva dalla scoperta della cosiddetta “finestra tettonica del Polveracchio”1, studiata nel 1967 dai geologi Scandone e Sgrosso. In una successiva nota scientifica presentata a Roma nel 19742, l’area venne definita come “una delle strutture più esplicative dell’assetto tettonico delle unità esterne dell’Appennino campano-lucano”.3
Il territorio si presenta da sempre come un ambiente accogliente e ricco di risorse naturali: una vasta pianura suddivisa tra aree residenziali e terreni coltivati, un centro storico di grande fascino, sedici frazioni, montagne, sorgenti e corsi d’acqua. Tre fiumi — il Tenza, l’Atri e il Trigento — nascono e scorrono all’interno del territorio comunale, contribuendo a definirne l’identità paesaggistica.
Campagna custodisce inoltre un importante patrimonio artistico e architettonico, immerso in un paesaggio collinare caratterizzato da estesi oliveti, sia di nuova coltura sia secolari, capaci di raccontare una tradizione agricola antica e profondamente radicata.
Con circa 2.300 ettari coltivati a olivo, Campagna rappresenta il primo comune della Regione Campania per estensione di terreni olivetati ed è tra i principali comuni olivicoli d’Italia.
Anche l’origine del nome “Campagna” conserva un forte legame con la storia del territorio. Secondo una delle interpretazioni più diffuse, deriverebbe dalla contrazione della locuzione latina Finibus Campaniae, ossia “ai confini della Campania”, a indicare l’antica linea di separazione tra gli attuali territori di Campania e Basilicata. Da questa tradizione deriverebbe anche il simbolo della campana, probabilmente nato per assonanza con il termine “Campaniae”, insieme al motto istituzionale della città: Civium Amor.
1.1 Il Medio-Sele prima dell'antica Roma. Passando per gli antichi greci, gli italici, gli etruschi e lucani.
I numerosi ritrovamenti archeologici disseminati nel territorio di Campagna raccontano una storia antichissima, fatta di popoli, migrazioni e trasformazioni culturali che attraversano millenni.
Tra le testimonianze più remote vi sono quelle scoperte nel 1866 dal celebre naturalista e paleontologo Oronzio Gabriele Costa, durante i lavori di demolizione di una grande grotta destinata a lasciare spazio al nascente quartiere della Strada Nuova. In quell’occasione vennero rinvenuti resti appartenenti a diverse specie animali — mucche, iene, cervi, orsi e persino rinoceronti — ma la scoperta più sorprendente avvenne nei pressi del Monte Polveracchio, al confine con Acerno, dove furono individuati resti di Mammuth Primigenius.4/5
Purtroppo, dopo la morte del dottor Costa, i reperti furono trasferiti a Napoli e da allora se ne sono perse le tracce.
I primi insediamenti
Alle origini della sua storia, Campagna non si presentava come un unico centro urbano, ma come un insieme di villaggi sparsi sul territorio. Una caratteristica che, in parte, è ancora visibile oggi nella presenza delle numerose frazioni e dei diversi nuclei abitativi disseminati tra valle e montagna.
Gli insediamenti più antichi erano collocati al di fuori delle attuali mura del centro storico. Le testimonianze archeologiche suggeriscono infatti che le prime comunità si fossero sviluppate sia nelle zone alte sia nelle aree pianeggianti circostanti il borgo medievale.
Per comprendere le origini del territorio è necessario osservare il ruolo fondamentale svolto dal fiume Sele. Le sue acque rappresentarono un naturale collegamento tra le popolazioni distribuite nelle valli dell’Alto Sele, nel Cilento e lungo la fascia costiera fino a Pontecagnano e Salerno. Per questo motivo, il territorio delle origini va immaginato come parte di un’ampia area culturale e commerciale, ben oltre gli attuali confini comunali.
Il Sele e le prime attività commerciali
In questo contesto nacquero i primi insediamenti lungo il Silarus, l’antico nome latino del Sele. La navigabilità del fiume favorì gli scambi commerciali e rese il territorio un importante punto strategico.
Secondo alcune recenti teorie, la grande disponibilità di legname presente nelle montagne campagnesi avrebbe favorito un’intensa attività di produzione e trasporto del legno attraverso il corso del Tenza fino al Sele.6 Questo sistema avrebbe alimentato i commerci verso le aree circostanti e, in epoche successive, persino verso il porto di Paestum.
Le testimonianze archeologiche relative al Neolitico, all’Eneolitico e all’Età del Bronzo — con reperti riconducibili alle culture di Serra d’Alto, Diana-Bellavista e Gaudo.7— restituiscono il quadro di comunità nomadi e stanziali già ben organizzate, caratterizzate da produzioni ceramiche, rituali funerari e strutture sociali evolute.
Italici, Etruschi e Lucani
A partire dall’Età del Ferro, il territorio vide l’arrivo di nuove civiltà destinate a modificare profondamente il panorama culturale locale: gli Italici e gli Etruschi.8
Tra il VII e il V secolo a.C., le popolazioni italiche entrarono in contatto con gruppi di cultura villanoviana provenienti dai centri etruschi costieri dell’Italia meridionale, soprattutto nell’area dell’odierna Pontecagnano. Le due culture riuscirono a convivere, dividendosi naturalmente il territorio: le aree pianeggianti e agricole furono occupate dagli Italici, mentre gli Etruschi preferirono le zone collinari dei Monti Picentini.
9 Verso la fine del V secolo a.C., la valle del Sele fu conquistata dai Lucani, popolazione di stirpe sabellica10 che riuscì a imporsi anche su Paestum, alterandone progressivamente l’identità magnogreca.
11 I Lucani privilegiavano insediamenti fortificati per il controllo del territorio, ma vivevano anche in fattorie sparse nelle campagne. Le necropoli rinvenute nelle attuali località di Piantito, Serradarce, Carpella, Tuori, Palazza e Vallegrini testimoniano ancora oggi la loro presenza.
L’arrivo di Roma
Il dominio lucano terminò nel III secolo a.C., quando l’espansione di Roma verso il sud della penisola rese inevitabile lo scontro. Nel 272 a.C. i Lucani furono sconfitti e il territorio entrò nell’orbita romana.
Come spesso accadeva nei trattati romani, alle popolazioni sconfitte venne lasciata una certa autonomia amministrativa, ma in cambio fu richiesto supporto militare alle campagne dell’Impero.
Con la conquista romana si aprì una nuova fase storica per Campagna e per l’intero cantone eburino.12 Tuttavia, rispetto all’epoca lucana, le testimonianze archeologiche di questo periodo risultano più rare. La diminuzione delle necropoli e dei reperti suggerisce un cambiamento nell’organizzazione del territorio, con insediamenti rurali più sparsi e un’economia agricola maggiormente orientata alle grandi coltivazioni cerealicole.
La Via Popilia
Uno dei segni più importanti della presenza romana è rappresentato dalla Via Popilia, costruita nel 132 a.C. dal console Publio Popilio Lenate per collegare Capua a Rhegium.
La strada attraversava anche il territorio di Campagna, passando nei pressi dell’attuale località Castrullo.13 Oggi restano visibili alcuni piloni dell’antico ponte romano realizzato in opera cementizia e pietra calcarea, insieme a tracce di una banchina fluviale.
Secondo la tradizione, lungo questa via sarebbero transitati anche Annibale e il suo esercito durante la Seconda Guerra Punica.
Tra storia e leggenda
Diversi studiosi locali ricordano inoltre la presenza, in quest’area, dei Picentini, dei Sanniti e dei coloni ateniesi provenienti da Thurii e Sibari.14 Alcune teorie sostengono che questi gruppi abbiano trovato rifugio nei territori campagnesi dopo essere stati sconfitti o costretti all’esilio.
In particolare, l’antico villaggio di Tuori — identificato con il nome di Turion 15— avrebbe rappresentato uno dei principali centri di questa presenza, articolato in diverse aree tra cui Serra Arcis, Saginara e Lagaria.16
Campagna in età romana
Con l’integrazione del Medio Sele nella Res Publica romana, il territorio ottenne una nuova organizzazione amministrativa e municipale. Il paesaggio si presentava ancora selvoso e impervio, attraversato da percorsi legati alla transumanza. Secondo alcune ipotesi, persino Spartaco avrebbe attraversato queste zone per sfuggire alle milizie romane.
Le testimonianze materiali dell’età romana a Campagna sono limitate ma significative: una colonna conservata presso l’ex abbazia di Santa Maria La Nova, una lastra marmorea custodita a Sant’Angelo e una stele augustea collocata nei pressi di Piazza Melchiorre Guerriero.
Molto importanti risultano anche i toponimi locali, che sembrano derivare da antichi fondi agricoli romani appartenenti a famiglie o coloni: a dx: Furano → Fondo di Furio; Stassano → (Fondo di Stazio); Rufigliano → (Fondo di Rufilio); a sx: Ariano → (Fondo di Ario); Varano → (Fondo di Vario); Matiano → (Fondo di Mattio); Morignano → (Fondo di Morinio), i quali fanno presupporre fondi di coloni, presenti probabilmente nella dinastia sia Gracca che Flavia. ne rappresentano esempi evidenti.17
Il caso di Saginara
Tra tutte le località del territorio, Saginara emerge come uno dei siti più rilevanti dell’epoca romana.
Nel 1924 l’archeologo Matteo Della Corte rinvenne qui i resti di una grande villa romana databile tra il I e il II secolo d.C. Nella stessa area furono individuate cave di argilla e numerosi manufatti in terracotta recanti il sigillo “M. FLAVI”, probabilmente appartenente a un facoltoso imprenditore o liberto legato alla dinastia dei Flavi.
Questi ritrovamenti suggeriscono la presenza di una vera attività produttiva organizzata, forse inserita in un sistema proto-industriale dedicato alla lavorazione della terracotta.
La posizione strategica di Saginara, situata lungo importanti vie di collegamento terrestri e fluviali tra Rhegium, Capua, Conza, Buccino ed Eboli, rafforza l’ipotesi che il territorio di Campagna abbia ricoperto un ruolo economico e commerciale di grande rilievo già in epoca romana.
1.2 Il crollo dell'Impero: una nuova era, i fondi Furano e Ariano
Con questo capitolo entriamo nell'epoca del Basso Impero e della Tarda Antichità, un periodo compreso tra il III e il VI secolo d.C., segnato da profondi cambiamenti politici, economici e sociali.
La crisi delle campagne e l'ascesa dei grandi proprietari
Negli ultimi secoli dell'Impero Romano, le campagne furono colpite da una grave crisi produttiva ed economica. Instabilità politica, conflitti e violenze favorirono il progressivo declino della piccola proprietà contadina, che venne assorbita dalle grandi proprietà terriere appartenenti ai potentes, potenti proprietari e funzionari che, grazie alla loro influenza e alla conoscenza delle leggi e delle pratiche amministrative, riuscirono a consolidare vasti latifondi.
Questo scenario di continua trasformazione e incertezza ha lasciato poche testimonianze archeologiche. Per ricostruire la storia del territorio, assumono quindi particolare importanza i toponimi, che rappresentano una delle rare tracce sopravvissute di quell'epoca.
I fondi Furano e Ariano
Le fonti attestano che il territorio era anticamente suddiviso tra due importanti nuclei fondiari: il locus Furano e il locus Arian18 o, situati rispettivamente sulla destra e sulla sinistra del fiume Tenza.19
La formazione di questi due grandi fondi contribuì probabilmente a definire un'identità territoriale più autonoma rispetto all'antico municipio di Eburum. In questa fase iniziarono a delinearsi le prime caratteristiche di un insediamento indipendente, destinato nei secoli successivi a sviluppare una propria fisionomia e una propria identità.
L'arrivo dei Longobardi
Nel 568 d.C. i Longobardi attraversarono le Alpi orientali, penetrando nella penisola italiana e conquistando rapidamente gran parte della Pianura Padana. Negli anni successivi estesero il loro dominio anche nell'Italia meridionale, fondando il Ducato di Benevento, destinato a diventare il centro politico della cosiddetta Longobardia Minor.
La conquista fu favorita dalla debolezza del territorio, già provato dalle conseguenze della guerra greco-gotica e da un diffuso spopolamento. Le aree rurali apparivano in gran parte abbandonate, caratterizzate da pascoli spontanei, zone paludose e vaste aree boschive.
In questo contesto i Longobardi riuscirono a sostituirsi ai precedenti dominatori senza alterare radicalmente l'organizzazione economica esistente, mantenendo in larga parte il sistema romano basato su servi e coloni.
La lunga presenza longobarda nel Mezzogiorno
Se nell'Italia settentrionale il dominio longobardo terminò nel 774 con la conquista di Pavia da parte di Carlo Magno e dei Franchi, nel Mezzogiorno la loro presenza ebbe una durata molto più lunga.
Proprio nell'Italia meridionale i Longobardi conobbero il periodo di maggiore prosperità e stabilità, mantenendo un ruolo centrale nella storia del territorio fino al XII secolo. Questa lunga permanenza contribuì in modo significativo alla formazione dell'identità culturale, sociale e amministrativa delle comunità locali, lasciando tracce profonde anche nell'area di Campagna e della valle del Tenza.
2.0 Inizia l'Era Longobarda: non solo violenze, ma anche incastellamento, crescita demografica e produttiva.
L'arrivo dei Longobardi non rappresentò soltanto un periodo di guerre e violenze. A partire dall'Alto Medioevo, il territorio conobbe anche importanti trasformazioni sociali ed economiche, caratterizzate da fenomeni di incastellamento, crescita demografica e sviluppo delle attività produttive.
Le origini della primitiva Campagna
Come già evidenziato nei capitoli precedenti, la prima Campagna non sorgeva nell'area occupata oggi dall'attuale Centro Storico. Le prime testimonianze documentarie che fanno riferimento al nucleo abitato risalgono al 1056, quando in una Cartula Venditionis (atto di vendita) compare la dicitura "Locum Castello Campaniae", una delle più antiche attestazioni del futuro insediamento.
Per comprendere la nascita di questo centro abitato è necessario osservare le caratteristiche del territorio. La valle presentava terreni di origine alluvionale, ben esposti al sole, ricchi di acqua grazie alle numerose sorgenti e particolarmente adatti alle attività agricole e pastorali. Un ambiente favorevole che offriva condizioni ideali per la formazione di piccoli nuclei abitati.
Una valle rifugio tra X e XI secolo
È plausibile che i primi insediamenti stabili siano sorti tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI secolo. La valle, protetta dalle montagne circostanti, rappresentava infatti un luogo sicuro per gruppi di pastori, agricoltori e famiglie in cerca di protezione dalle frequenti incursioni e dalle instabilità che caratterizzavano il periodo.
Questa ipotesi trova fondamento sia nelle caratteristiche naturali del territorio sia negli studi di diversi storici locali, tra cui il professor Rubino Luongo20, secondo il quale piccoli nuclei abitativi potrebbero essere stati presenti già in epoca tardo-antica. Tali comunità avrebbero trovato in questa valle un rifugio dalle conseguenze del declino dell'Impero Romano e dalle difficoltà che interessavano le aree più esposte.
Il ruolo dei toponimi nella ricostruzione storica
Ancora una volta, i toponimi costituiscono una fonte preziosa per ricostruire la storia delle origini dell'abitato. Tra le testimonianze più antiche emerge il locus Zappinus21, considerato il primo nucleo documentato dell'attuale borgo antico.
All'inizio dell'XI secolo vi risiedeva un uomo di nome Porfido insieme alla sorella Maralda. Le fonti riportano che, nel febbraio del 1012, Maralda sposò Magno, figlio del chierico Raimelgardo.22 Questi riferimenti, apparentemente semplici, rappresentano alcune delle più antiche testimonianze documentarie della presenza umana organizzata nel territorio.
Le prime attività produttive
Lo sviluppo dell'insediamento è confermato anche dalla presenza di infrastrutture produttive. Intorno alla metà dell'XI secolo è infatti documentata l'esistenza di un mulino situato nei pressi dell'area di Zappino.23
La presenza di un impianto molitorio testimonia non solo l'esistenza di una comunità ormai stabile, ma anche una crescente attività economica legata all'agricoltura e allo sfruttamento delle risorse idriche locali. Si tratta di un segnale importante dell'evoluzione del territorio, che da semplice luogo di rifugio stava progressivamente assumendo le caratteristiche di un centro abitato strutturato.
Verso la nascita del borgo medievale
Tra il X e l'XI secolo si gettarono quindi le basi di quella che sarebbe diventata la futura Campagna. La combinazione tra condizioni ambientali favorevoli, sicurezza offerta dalla conformazione geografica e sviluppo delle attività produttive contribuì alla formazione di una comunità stabile, destinata a crescere e a consolidarsi nei secoli successivi attorno al nucleo fortificato del Castello di Campagna.
2.1. Dalla crisi longobarda alla nascita della Campagna medievale: nasce la Contea di Campagna.
Tra il IX e l'XI secolo il territorio attraversò una fase di profonde trasformazioni politiche e sociali. In questi anni si posero le basi per la nascita della futura Campagna, destinata a diventare uno dei principali centri dell'area interna del Principato di Salerno.
Il declino della Longobardia Minor Una delle cause principali del cambiamento fu il progressivo indebolimento della Longobardia Minor, che fino ad allora aveva esercitato il controllo su gran parte dell'Italia meridionale.
Il principato longobardo dovette affrontare numerose difficoltà: lotte dinastiche interne, pressioni militari provenienti dall'Impero Bizantino, incursioni carolingie e attacchi musulmani. Questo insieme di fattori contribuì a minarne progressivamente la stabilità.
La crisi raggiunse il suo culmine nell'anno 849, quando il Ducato di Benevento si divise ufficialmente tra Radelchi e Siconolfo. L'accordo, passato alla storia come Divisio Ducatus, sancì la nascita del Principato di Salerno, affidato a Siconolfo, al quale furono assegnate sedici contee, tra cui anche il territorio di Campagna.
L'arrivo dei Normanni
La nuova situazione politica si rivelò tuttavia fragile. Nel Mezzogiorno fece infatti la sua comparsa una nuova forza destinata a cambiare radicalmente gli equilibri: i Normanni.
Originariamente giunti come mercenari al servizio dei principi longobardi, i Normanni acquisirono rapidamente potere e autonomia. Nel tentativo di consolidare i rapporti tra le due popolazioni, il principe Guaimario IV favorì importanti alleanze matrimoniali: sua sorella Sighelgaita sposò Roberto d'Altavilla, mentre la zia Gaitelgrima andò in moglie a Drogone d'Altavilla.
Nonostante questi legami, i rapporti si deteriorarono rapidamente. Nel 1077 Roberto il Guiscardo conquistò definitivamente Salerno, ponendo fine alla dominazione longobarda sulla capitale del principato.
Il distretto di Furano e l'organizzazione del territorio
Durante il governo di Guaimario IV24 furono introdotte nuove suddivisioni amministrative per alleggerire il peso politico ed economico di Salerno.
In questo contesto nacque il distretto di Furano, localizzato nell'area dell'attuale Sant'Angelo. La sua esistenza è documentata da numerosi atti notarili redatti fino al 1041 dal notaio Urso, attivo nel territorio.
La centralità di Furano è confermata anche da documenti ancora più antichi.
Le testimonianze documentarie più antiche
Tra i documenti più significativi vi è una donazione dell'anno 815, con la quale il nobile Alahis, figlio del principe Arechi, offrì al prestigioso monastero di San Vincenzo al Volturno numerosi possedimenti situati tra il Tusciano e il Sele. Tra questi beni figurava anche una cella monastica ubicata lungo il fiume Tenza.
Un secondo documento, datato 819, specifica che la chiesa di San Vincenzo si trovava in loco Furano presso il Tenza.
Queste testimonianze assumono un'importanza particolare perché dimostrano che, all'inizio del IX secolo, il riferimento territoriale principale era ancora Furano. Non compare infatti alcuna menzione di Campagna come centro abitato o entità amministrativa autonoma.25
Lo spostamento e la nascita di Campagna
Dopo il 1041 le fonti sembrano interrompersi improvvisamente. Segue un periodo caratterizzato da una significativa scarsità documentaria, che termina nel 1056, anno in cui compare per la prima volta la dicitura "Locum Castello Campaniae".
L'apparizione di questo nuovo toponimo suggerisce che tra la metà dell'XI secolo e il 1056 si verificò un cambiamento di grande importanza.
Una delle ipotesi più plausibili è che il centro di Furano, situato in una posizione più esposta e vicino alla normanna Eboli, fosse diventato vulnerabile alle continue tensioni militari. Per ragioni di sicurezza, la popolazione potrebbe aver progressivamente trasferito il proprio baricentro verso una valle più nascosta e facilmente difendibile.
Qualunque sia stata la causa precisa, il risultato fu una profonda riorganizzazione del territorio. L'antico locus Zappinus si trasformò progressivamente in un insediamento fortificato, destinato a sostituire Furano come centro politico, amministrativo e sociale dell'area.26
La nascita di una roccaforte
Gli anni successivi furono particolarmente difficili per il Principato di Salerno. Dopo l'assassinio di Guaimario IV, il nuovo principe Gisulfo II dovette affrontare rivolte, assedi e nuove guerre.
I fratelli normanni Umfredo e Guglielmo d'Altavilla,27 insoddisfatti per i compensi ricevuti dopo aver sostenuto Gisulfo II,28 devastarono numerosi territori del principato.
In questo contesto emerge l'importanza strategica del nascente castello di Campagna. Lo storico normanno Amato di Montecassino,29 descrivendo le conquiste degli Altavilla, cita diversi castelli dell'area, tra cui San Nicandro, Castelvecchio e Castelfagosa,30 senza menzionare una conquista del castello di Campagna.
Questo silenzio delle fonti potrebbe suggerire che la nuova fortificazione fosse particolarmente sicura o che non sia mai stata espugnata durante quelle campagne militari.
La Contea di Campagna e la crescita della popolazione
Un'ulteriore conferma dell'importanza crescente del nuovo centro arriva dall'anno 1082, quando compare per la prima volta la Contea di Campagna.
Nello stesso periodo, le guerre che devastavano la Piana del Sele e il territorio di Eboli spinsero molte famiglie a cercare rifugio nelle località più sicure dell'entroterra.
Lo ricorda anche l'erudito campagnese del XVI secolo Marco Fileta Filiuli, che racconta come numerosi abitanti delle zone assediate trovassero protezione a Campagna e a Capaccio.31 Questo fenomeno contribuì ad aumentare la popolazione locale e a rafforzare ulteriormente il ruolo del nuovo insediamento.
Dalla valle rifugio al centro medievale
Tra la fine della dominazione longobarda e l'affermazione dei Normanni, il territorio visse quindi una trasformazione decisiva. L'antico distretto di Furano lasciò progressivamente il posto a una nuova realtà fortificata, capace di attrarre popolazione, garantire sicurezza e assumere funzioni amministrative sempre più rilevanti.
Fu in questi decenni che nacque la Campagna medievale, destinata a diventare il principale punto di riferimento dell'alta valle del Tenza nei secoli successivi.
2.2 L'incastellamento.
Con l'intensificarsi della minaccia normanna, anche il territorio di Campagna fu interessato dal fenomeno dell'incastellamento, un processo che caratterizzò gran parte dell'Italia meridionale tra l'Alto e il Basso Medioevo. Le popolazioni abbandonarono progressivamente le aree più esposte per concentrarsi in insediamenti collinari e fortificati, più facilmente difendibili in caso di incursioni e razzie.
L'incastellamento non rappresentò soltanto una risposta militare alle esigenze di sicurezza, ma comportò una profonda trasformazione dell'organizzazione territoriale e sociale. Cambiarono gli assetti agrari, le strutture insediative e persino alcuni aspetti della vita religiosa e amministrativa. Il controllo del territorio si concentrò nelle mani dei signori feudali, che rafforzarono il proprio potere attraverso la gestione delle nuove fortificazioni e delle comunità che vi si raccoglievano.
Questo complesso processo favorì anche lo sviluppo di modelli produttivi più efficienti e garantì una maggiore protezione alle fasce più deboli della popolazione, offrendo loro rifugio all'interno di centri abitati più sicuri.
Gli studi dello storico medievalista Pierre Toubert hanno contribuito a chiarire la struttura dei primi castra32. In origine realizzati prevalentemente in legno e circondati da semplici recinzioni difensive, questi insediamenti si trasformarono nel tempo in vere e proprie roccaforti in pietra. Al loro interno trovavano spazio aree agricole, sistemi di raccolta dell'acqua e terreni destinati alle coltivazioni, elementi indispensabili per garantire l'autosufficienza durante eventuali assedi.
Anche la conformazione urbana di Campagna sembra riflettere pienamente questo modello33. Il sistema difensivo del territorio era infatti articolato attorno a quattro castelli principali: il Castello Gerione, il castello di Serra d'Arci, quello situato in località Oppidi e il Castello di Palmentara, nell'area di Sant'Angelo.34
Un'importante testimonianza dell'esistenza di queste fortificazioni è contenuta nell'Anonimo Sorrentino35, che descrive Campagna come una città prestigiosa, ricordandola come «insigne pei quattro castelli aggiunti». Ulteriori conferme provengono dagli scritti di Giovanni Donato Guerriero, autore di un prezioso manoscritto36 che documenta l'orografia del territorio, i casali scomparsi e quelli ancora esistenti all'inizio del XVII secolo.
Dalle sue descrizioni emerge l'immagine di un territorio articolato in numerosi nuclei abitati, dotati di funzioni amministrative, religiose ed economiche. Guerriero ricorda inoltre le vestigia di castelli, chiese e villaggi che, secondo la tradizione, furono distrutti nel corso dei secoli da invasioni e conflitti.
Questo quadro storico offre importanti indicazioni sull'evoluzione della Civitas Campaniae, che gli studiosi del passato ritenevano già esistente in epoca antica e dotata di strutture difensive di rilievo. Le testimonianze conservate evidenziano inoltre la grande attenzione che i Longobardi dedicarono alla protezione del territorio.
Grazie a questo articolato sistema difensivo, la nuova Campagna — identificabile con l'attuale centro storico — poté svilupparsi come una roccaforte solida e difficilmente espugnabile. La posizione geografica favorevole e la presenza di fortificazioni strategiche, tra cui il Castello Gerione, contribuirono a garantire sicurezza e continuità alla comunità nei secoli medievali.
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO.
1. Per capire meglio l’importanza della geologia (finestra tettonica) del paese è doveroso tracciare un rapido excursus sulla formazione dei continenti. In origine la nostra Terra era un ammasso di rocce infuocate che, con il passare del tempo, si è raffreddato ed ha formato la superficie sulla quale viviamo: la “crosta terreste”. Dobbiamo immaginare il nostro pianeta come un uovo sodo con la buccia esterna rotta che rappresenta la crosta. Nel corso di milioni di anni, per via dei movimenti del mantello, che possiamo paragonare all’albume dell’uovo, queste croste frastagliate si sono inabissate, sopraelevate e scontrate tra di loro, creando degli strati di natura geologica diversi gli uni sugli altri, come una sorta di torta multistrato mischiata.
2. La successione miocenica dell'alta Vallimala della finestra tettonica di Campagna (Monti Picentini) – nota presentata a Roma nella seduta scientifica del 12 luglio 1974 – Boll. Soc. Geol, It., 93 (1974). 1043-1047
3. Antonello D'Ambrosio – Le due Oasi di Campagna. Tesi di Laurea di Scienze forestali e ambientali. Uni. di Potenza
4. Costa 1866, p.2 sgg. / cfr. Leudi 1999.
1. Per capire meglio l’importanza della geologia (finestra tettonica) del paese è doveroso tracciare un rapido excursus sulla formazione dei continenti. In origine la nostra Terra era un ammasso di rocce infuocate che, con il passare del tempo, si è raffreddato ed ha formato la superficie sulla quale viviamo: la “crosta terreste”. Dobbiamo immaginare il nostro pianeta come un uovo sodo con la buccia esterna rotta che rappresenta la crosta. Nel corso di milioni di anni, per via dei movimenti del mantello, che possiamo paragonare all’albume dell’uovo, queste croste frastagliate si sono inabissate, sopraelevate e scontrate tra di loro, creando degli strati di natura geologica diversi gli uni sugli altri, come una sorta di torta multistrato mischiata.
2. La successione miocenica dell'alta Vallimala della finestra tettonica di Campagna (Monti Picentini) – nota presentata a Roma nella seduta scientifica del 12 luglio 1974 – Boll. Soc. Geol, It., 93 (1974). 1043-1047
3. Antonello D'Ambrosio – Le due Oasi di Campagna. Tesi di Laurea di Scienze forestali e ambientali. Uni. di Potenza
4. Costa 1866, p.2 sgg. / cfr. Leudi 1999.
5. Rubino Luongo – Il territorio di Campagna in età antica ed Alto Medio Evo – Edizioni 10/17 anno 2011 pag.14
6. Le celle presenti lungo la vallata del Tenza, vengono spesso citate nelle opere di A. Di Muro (Mezzogiorno Longobardo – anno 2008) e L. Ganelli (Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – anno 2005 E.S.I.), con i quali condivido totalmente questo aspetto e locuzione storica.
7. La cultura di Serra d'Alto, di Diana-Bellavista e quella del Gaudo sono importanti culture neolitiche ed eneolitiche italiane che si svilupparono in periodi diversi, con caratteristiche distinte, a cavallo tra il V e il III sec. a.C.
8. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 1
9. Popolazioni italiche – Secondo la leggenda, discendenti dal Re Italo, figlio di Telegano e Penelope, erano stanziati nell'Italia centro-meridionale (dall'attuale basso Lazio alla Calabria) e in Sicilia dal 3° millennio a.C., questi popoli praticavano l'inumazione dei morti, cioè li seppellivano in fosse detti anche Popoli della Fossakultur, e parlavano dialetti di una lingua comune. Tra questi il più importante fu il latino, che diventò la lingua dei Romani.
10. Cultura Villanoviana - La cultura villanoviana, o civiltà villanoviana o villanoviano, è una facies della prima età del Ferro, le cui origini vanno ricercate nella cultura protovillanoviana, e rappresenta la fase più antica della civiltà etrusca.
11. I Lucani furono una popolazione appartenente al ceppo italico e di lingua osca, che giunse, nel V secolo a.C., nella terra che da essi prese il nome di Lucania, territorio genericamente compreso tra i fiumi Sele, Bradano, Laos e Crati, fino ad allora chiamato dai Greci Enotria, dal nome del popolo abitante in precedenza la regione, gli Enotri. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis historia, compila una lista di popoli dell'antica Lucania: Atinati, Bantini, Eburini, Grumentini, Numestrani, Potentini, Sontini, Sirini, Tergilani, Ursentini, Volcentani.
12. Cantone eburino – Era l'ente amministrativo di questa parte del territorio, infatti, questo termine stava ad indicare, nell'antichità, una regione, un distretto o una suddivisione territoriale.
13. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013
14. Picentini, Sanniti e Ateniesi Turii Sibariti – I primi traggono origine dai piceni della costa Adriatica, i secondi erano un . Si insediarono nel Sannio, un'area che comprende parti dell'attuale Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata, infine gli Ateniesi Turii Sibariti erano gli Ateniesi, i Sibariti e i Turii erano tutti popoli greci che si insediarono nella Calabria.
15. Terra di Numistrone - Piccola città della Lucania settentrionale al confine dell'Apulia, specialmente celebre per la battaglia combattuta con incerto esito nei suoi pressi fra Annibale e Marcello, nel 210 a. C
16. Valentino Izzo – Collana di libri Raccontare Campagna...Il Castello Gerione – libro A anno 2006 pag. 26
17. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 10
18.Gli storici locali fanno risalire all'anno 888 la divisione del territorio campagnese in Ariano e Forano, Il documento Chronicon Volturnese. (Ed. V.Federici, Roma 1925. pp. 253-254) dell'anno 815 ci dice in realtà che tale divisione vi era in epoca molto più antica, può essere fatta risalire in età romana.
19. A destra il locus Furano che compredeva: il monte Sant'Eremo, i terreni di Galdo, Rofigliano, Rialto, Odoroso, Sant'Angelo, Santa Lucia, Pezzarotonda, Truncito, Piantito, Stassano, Mattinelle, Visciglito, Fravitole, Martinesi, etc. A sinistra il locus Ariano: Cappellania, Pariti, Vallegrini, Palazza, Varano, Matiano, Morignano, Boforneta, Tuori, Sagginara, Oppidi, Serradarce, Puglietta, etc.
20. Rubino Luongo – Il territorio di Campagna in età antica ed Alto Medio Evo – Edizioni 10/17 anno 2011
21. Locus Zappinus ci perviene ed è documentato come luogo sprovvisto di sede di potere pubblico/amministrativo/giurisdizionale, ma allo stesso tempo già con una connotazione che potesse far pensare ad un paesaggio che potesse ospitare insediamenti antropici.
22. Rubino Luongo – Il territorio di Campagna in età antica ed Alto Medio Evo – Edizioni 10/17 anno 2011
23. Isca - Con questo termine si indica una terra fertile e ricca d'acqua, non a caso la presenza di quel mulino viene indicata nel posto dove si incontrano e fondano ancora oggi i fiumi Tenza ed Atri.
24. Guaimario IV - spesso indicato come Guaimario V (1013 circa – Salerno, 3 giugno 1052), fu un principe longobardo e lo fu di Salerno dal 1027 fino alla sua morte.
25. Chronicon Volturnense. - Ed. Federici, Roma 1925. pp. 253/254 e pp. 281/286.
26. Le origini del toponimo Campaniae hanno portato nel tempo lunghi dibattiti tra gli storici. Si, perché le diciture che apparivano già a partire dal X secolo fino ad arrivare in questa epoca erano dapprima finibus Campaniae, dopo aver letto alcuni documenti del Codex Diplomaticus Cavensis, posso chiarire che l'origine del nome sia derivata dalla propria contrazione della parola stessa. Nei documenti più antichi, quelli del secolo X, stava ad indicare la linea di confine tra l'antica Campania e Lucania, questo fino al secolo XI, conseguentemente la dicitura sarà attribuita a confini locali, come quando in un documento del 1058 dovendo ubicare la chiesa di San Michele Arcangelo di Olevano il notaio dell'epoca scrive “in mons aureo suptus Campaniae” prova che ci indica che in quel periodo si usava un altro termine per localizzare Campagna e le zone limitrofe e per delineare confini territoriali. Ancora dopo appare la dicitura Castellum Campaniae, in questo caso però, esaminando i vari documenti, possiamo intuire che veniva fatto con il chiaro intendo di inquadrare un luogo fortificato piuttosto che fare riferimento al castello in sé.
27. Gli Altavilla (in francese Hauteville) sono stati una delle più importanti famiglie della Normandia, Umfredo e Guglielmo, furono due fratelli che guidarono l'assedio normanno contro Guarimario IV, fratelli a loro volta del famoso e valoroso Roberto “Terrur Mundi” o il Guiscardo.
28. La furia normanna – La storia documentata inizia con la morte di Guaimario IV, quado vittima di una congiura familiare, i cognati lo assassinarono e rapirono il legittimo erede Gisulfo II, Per liberarlo lo zio Guido chiese l'appoggio dei Normanni che per liberarlo presero d'assedio Salerno e scacciarono l'usurpatore Pandolfo III. Ristabilito come Principe di Salerno, Gisulfo promise in ricompensa tributi e possedimenti, oltre alla principessa Sighelgaita, data in moglie a Roberto il Guiscardo. La promessa non fu mai mantenuta e la reazione dei Normanni non si fece attendere, lasciarono Salerno intorno all'anno 1052 e iniziarono un lungo e devastante saccheggio dei villaggi e dei castelli della zona.
29. A. di Montecassino – Storia di Normanni volgarizzata in antico francese. Vincenzo De Bartholomaeis. Roma 1935
30. Castelli conquistati - Il castello di San Nicandro era ubicato nella vicina Signano degli Alburni mentre gli altri due in territori vicini alla confinante Eboli.
31. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 26
32. Castella o castra – In questo contesto non vanno intesi necessariamente come castelli, ma anche come luoghi fortificati da mura di cinta e di protezione.
33. Modello di concentricità - Campagna fino al XVI secolo sarà suddivisa nel seguente modo con i seguenti casali: A sud del castello Gerione → quartieri Zappino, Giudeca e della Trinità, a nord → I casali del Gerione, San Bartolomeo, con altri piccoli agglomerati come Pedenzone, San Leo etc. che si estendevano verso la montagna frontale rispetto all'entrata dell'attuale chiesa di San Bartolomeo, immaginando questa conformazione è facile pensare ad linea territoriale concentrica.
34. Maria Raffaella Pessolano – Immagine e storia di Campagna centro minore meridionale. Anno 1985 – Edizioni Scientifiche Italiane, pag. 21
35. L’Anonimo Sorrentino é un raro testo del IX secolo che narra le vicende della vita di Sant’Antonino abate.
36. Manoscritto antico G.D. GUERRIERI – p. XXXIII, nota 111

