Castello Gerione

La culla della vita campagnese.


Il Castello Gerione affonda le sue origini in un’epoca molto antica: con ogni probabilità nacque come prima fortificazione longobarda del territorio, se non addirittura in età bizantina.

In origine doveva presentarsi come un vero caposaldo militare, concepito per il controllo strategico dell’area circostante e successivamente inserito nel più ampio fenomeno dell’incastellamento che interessò il Mezzogiorno. La fondazione del castrum va dunque collocata in un periodo precedente all’occupazione normanna.

Il castello compare infatti tra i domini del conte Roberto e, già in una pergamena del 1056, viene citato per la prima volta un locum castellum Campaniae. Questo documento non solo attesta l’esistenza di un insediamento abitato, ma lascia intuire anche la presenza di strutture militari collegate alla gola fluviale, elemento di grande rilevanza strategica.

Il fortilizio era quindi già attivo all’epoca del principe longobardo Guaimario IV, nella prima metà dell’XI secolo, durante la formazione del distretto amministrativo noto come fines Campaniae1.
Alcuni studiosi collegano la sua costruzione alle scorrerie dei Normanni Umfredo e Guglielmo d’Altavilla, che proprio in quegli anni devastavano il territorio salernitano.

In età longobarda il castello potrebbe aver ospitato feudatari locali, come il conte Riccardo (1082), legato ai principi di Salerno, o il visconte Sico (1095). Dal Catalogus Baronum emergono inoltre i nomi dei baroni normanni che ne detennero il feudo.

Con il passaggio all’età sveva e successivamente angioina, la funzione del castello divenne prevalentemente militare: vi era stabilmente stanziata una guarnigione guidata da un castellano, sottoposto, a seconda delle diverse fasi politiche, alla Curia Regia.2

Alla fine del XII secolo, durante lo scontro tra le truppe imperiali di Enrico VI e quelle normanne di Tancredi di Sicilia, Campagna rientrava nei domini del conte Riccardo di Acerra, fedele alla famiglia d’Altavilla, il quale provvide anche a rafforzare le strutture difensive del maniero.

Sotto il regno di Federico II il castello, indicato nei documenti ufficiali come castrum Campaniae, apparteneva al demanio regio almeno dal 1231. È infatti menzionato nello Statutum de reparatione castrorum imperialium tra i castra exempta del Principato3, ossia le fortificazioni direttamente dipendenti dall’imperatore.

Dallo Statutum apprendiamo che gli uomini di Campagna, Senerchia, Valva, Colliano e Contursi erano obbligati a contribuire alla manutenzione del castello Gerione, insieme al supporto volontario di altre comunità del territorio. Un aspetto particolarmente significativo è che gli abitanti di Campagna non erano tenuti alla riparazione di altre fortezze vicine, segno dell’importanza attribuita alla loro rocca.

Dopo la morte di Federico II (1250), durante la minorità di Corradino, il castrum Campaniae fu donato da papa Innocenzo IV a Filippo di Acerno.
Con l’avvento degli Angioini, il castello di Campagna entrò a far parte del sistema difensivo strategico gravitante attorno a Salerno, insieme alle fortificazioni di Olevano, Montecorvino e Giffoni. Diversi nobili, spesso cavalieri giunti al seguito di Carlo I d’Angiò, si succedettero nel suo possesso.

Dai registri della cancelleria angioina conosciamo alcuni castellani del castrum Campaniae: tra il 1269 e il 1271 compaiono Roberto Beloulieu e il suo successore Stephano de Basiniaco, entrambi cavalieri francesi. Petrus Corberius ricoprì la carica dall’8 luglio 1271 al 1° agosto 1274 e, il 3 settembre dello stesso anno, fu nominato Provisor del Principato da Carlo I mediante una lettera inviata da Castel Lagopesole.4

Il fatto che Petrus Corberius mantenne l’incarico per tre anni consecutivi — circostanza rara per una fortificazione di ambito locale — e la sua successiva nomina a Provisor castrorum, responsabile di tutti i castelli del Principato, confermano l’importanza strategica del castrum Campaniae. Già in epoca sveva, del resto, il Gerione figurava tra i castra exempta, ulteriore testimonianza del ruolo centrale che questa fortezza rivestì nel XIII secolo.

La fama di “fortezza inespugnabile” che il castello conquistò nel corso dei secoli non fu il frutto di una semplice leggenda, ma il risultato concreto della sua posizione dominante e dell’efficacia del suo apparato difensivo. Non soltanto l’altura su cui sorgeva lo rendeva naturalmente protetto, ma le numerose bocche di fuoco installate lungo le sue strutture ne accrescevano in maniera decisiva le capacità offensive e difensive.

Emblematico è l’episodio che vide protagonista papa Urbano VI, il quale vi soggiornò per un breve periodo durante la fuga da Nocera, nel pieno delle tensioni legate al Grande Scisma d’Occidente. Il pontefice scelse la fortificazione come tappa intermedia prima di raggiungere il castello di Buccino, segno evidente della sicurezza che essa continuava a garantire anche nei momenti più critici della storia della Chiesa.

Ancora nel 1502, quando si riaccese il conflitto tra Francesi e Spagnoli per il controllo del Regno di Napoli, furono questi ultimi, usciti vincitori dallo scontro, a lasciare nel castello un proprio presidio militare, riconoscendone il valore strategico.5 L’importanza del maniero è attestata anche dal suo valore economico: nel 1532, al passaggio del feudo dagli Orsini ai Grimaldi di Monaco, esso fu stimato ben 50.000 ducati d’oro, una cifra ingentissima per l’epoca, giustificata dall’ottimo stato di conservazione e dall’efficienza delle sue strutture.6

A partire dal 1555, tuttavia, la situazione mutò radicalmente. Per ordine della Regia Corte spagnola venne disposto un sostanziale disarmo della fortezza, con il trasferimento di armamenti a Sant’Agata di Puglia, territorio ritenuto in quel momento più esposto e bisognoso di difesa rispetto a Campagna. Fu questo il primo passo di un lento e inesorabile declino.

Privato della sua originaria funzione militare, il castello conobbe una diversa destinazione d’uso: dapprima tribunale penale e successivamente luogo di detenzione per prelati perseguitati da Roma. Il definitivo decadimento non fu però opera di eserciti nemici, bensì di un avversario silenzioso e implacabile: l’incuria umana.

Un documento della fine del XVII secolo attesta che le strutture murarie risultavano ancora in gran parte integre, mentre il tetto appariva già in rovina.7 Una tappa significativa di questo processo di degrado si ebbe nel 1642, quando la famiglia Pironti, da poco subentrata nel feudo di Campagna, invece di promuovere interventi di restauro e conservazione, decise di abbattere alcuni muri ritenuti pericolanti. La scelta fu motivata sostenendo che il fortilizio fosse ormai «solo un’ex fortezza ridotta a poche fabbriche funzionali, con molte parti dirute e incombenti sull’abitato».

Nel 1925 l’allora vescovo della diocesi, mons. Carmine Cesarano, volle collocare sulla sommità del colle un’imponente croce in occasione dell’Anno Santo, restituendo simbolicamente al luogo una dimensione spirituale oltre che storica.

Oggi, nonostante dalla sua altura si possano ancora ammirare panorami straordinari su Campagna e sull’intera Piana del Sele, l’antica fortezza appare ridotta a pochi ruderi. Eppure proprio quei resti, resistenti al tempo e all’abbandono, continuano a rappresentare una testimonianza silenziosa e solenne delle origini della comunità campagnese: le vestigia di quella che fu la culla primigenia della città, memoria viva della sua storia e della sua identità.
NOTE BIOGRAFICHE.

1. Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – L.Ganelli – anno 2005 - Edizioni Scientifiche Italiane.
2. Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – L.Ganelli – anno 2005 - Edizioni Scientifiche Italiane.
3. Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – L.Ganelli – anno 2005 - Edizioni Scientifiche Italiane.
4. Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – L.Ganelli – anno 2005 - Edizioni Scientifiche Italiane.
5. Valentino Izzo - Raccontare Campagna - Il Castello Gerione - vol. A - anno 2006.
6. Valentino Izzo - Raccontare Campagna - Il Castello Gerione - vol. A - anno 2006.
7. Valentino Izzo - Raccontare Campagna - Il Castello Gerione - vol. A - anno 2006.

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