Chiesa della Madonna del Ponte.
di Cristian Viglione
La Chiesa della Madonna del Ponte è uno dei luoghi di culto più profondamente legati alla tradizione religiosa e alla memoria popolare di Campagna.
La sua storia prende forma intorno al 1500, in un luogo che già allora rivestiva una notevole importanza per la vita economica e per i collegamenti tra Campagna e i territori circostanti.
Qui, accanto a un antico mulino, si trovava la locanda di Iano, un mugnaio del posto la cui presenza è documentata già verso la fine dell’XI secolo.
La locanda sorgeva lungo una strada particolarmente importante per l’epoca, utilizzata per collegare le vie che conducevano verso Campania, Puglia e Basilicata. È proprio a questa antica funzione di collegamento che si deve, ancora oggi, la denominazione di “Vecchia Matera”.
La posizione strategica della strada rendeva il luogo particolarmente frequentato da viandanti e commercianti, soprattutto da coloro che trasportavano il grano, una delle principali risorse economiche del territorio.
Fu proprio lungo questa strada che, nel 1509, si verificò un episodio destinato a cambiare per sempre la storia del luogo.
Il miracolo del 1509
Secondo la tradizione, un carro trainato da alcuni buoi stava attraversando il ponte adiacente alla locanda quando, improvvisamente, gli animali si imbizzarrirono. Probabilmente spaventati da qualcosa, i buoi persero il controllo e trascinarono il carro oltre il ponte, facendolo precipitare nel burrone sottostante.
Iano, che assistette alla scena, accorse immediatamente sul luogo dell’incidente e, secondo il racconto tramandato dalla tradizione, invocò con forza la Madonna delle Grazie, chiedendole di salvare la vita del malcapitato. Quello che accadde venne immediatamente interpretato come un miracolo: l'uomo coinvolto nell’incidente uscì infatti miracolosamente illeso dalla terribile caduta.
La notizia dell’accaduto si diffuse rapidamente, fino ad arrivare alle orecchie dei frati francescani del convento della Madonna d’Avigliano, che decisero di recarsi personalmente sul posto per verificare quanto era successo.
Dopo aver constatato l’accaduto, i religiosi rimasero profondamente colpiti e suggerirono al mugnaio di realizzare un’immagine della Vergine sul muro esterno del proprio mulino.
In questo modo, i viandanti che si fermavano presso la locanda avrebbero potuto rivolgere alla Madonna una preghiera e ringraziarla per la protezione ricevuta.
Iano, non essendo particolarmente abile nell’arte della pittura, chiese ai monaci di occuparsi direttamente della realizzazione dell’immagine sacra.
Nacque così quella che sarebbe diventata la Madonna del Ponte, destinata nei secoli successivi a trasformare completamente la storia e la fisionomia di questo luogo.
Un luogo di miracoli
Da quel momento, il piccolo spazio attorno all’immagine della Madonna divenne un importante punto di riferimento per la fede popolare.
La devozione crebbe progressivamente e, secondo la tradizione, non mancarono altri eventi ritenuti prodigiosi. Uno dei più significativi risale al 1607.
In quell’anno la locanda, che un tempo era appartenuta a Iano, venne circondata da soldati spagnoli, allertati dalla presenza nella zona di briganti appartenenti alla banda Belolla. Ne seguì una violenta sparatoria che provocò un incendio.
Le fiamme furono così devastanti da causare il crollo dell’intera struttura. Rimase però miracolosamente intatta proprio la porzione di muro sulla quale era raffigurata la Santa Vergine.
L’immagine sacra uscì quindi indenne dall’incendio, rafforzando ulteriormente la convinzione della popolazione che la Madonna proteggesse quel luogo.
Il terremoto del 1694
Un altro episodio contribuì ad accrescere la fama miracolosa dell’immagine.
Nel 1694, a seguito di un violento terremoto, i muri della struttura subirono importanti crolli. Ancora una volta, però, la porzione interessata dalla raffigurazione della Madonna rimase in piedi e, secondo la tradizione, senza riportare alcun danno.
La ripetizione di questi eventi rafforzò nella popolazione la convinzione che il dipinto dovesse essere protetto adeguatamente.
Non si trattava più soltanto di un’immagine sacra posta lungo una strada: era diventata una vera e propria presenza spirituale, alla quale la comunità attribuiva una particolare capacità di protezione.
Dall’edicola votiva alla nuova chiesa
La necessità di proteggere l’immagine portò, nel 1773, alla costruzione di una prima edicola votiva.
Successivamente, dopo l’ennesima ricostruzione della locanda, la parte del muro sulla quale si trovava la Madonna venne inglobata nella nuova struttura, così da garantirne una maggiore protezione. La piccola cappella risultava però ben presto insufficiente.
Gli spazi erano troppo ristretti per accogliere adeguatamente il crescente numero di pellegrini, fedeli e viandanti che giungevano sul posto per pregare davanti all’immagine miracolosa.
Le autorità religiose decisero quindi di realizzare un edificio più grande, leggermente più a monte rispetto alla struttura originaria.
La nuova chiesa venne progettata secondo un modello particolarmente significativo: la sua pianta, il disegno e la distribuzione degli spazi avrebbero dovuto riprodurre, in scala ridotta, quelli della Cattedrale di Santa Maria della Pace, il grande tempio situato nel centro storico di Campagna.
Ancora oggi questa similitudine costituisce uno degli aspetti più interessanti della chiesa e testimonia il forte legame esistente tra i due edifici.
Mariano Cuocolo e la costruzione della nuova chiesa
La direzione dei lavori venne affidata al campagnese Mariano Cuocolo, il cui nome è ancora oggi ricordato attraverso l’iscrizione posta davanti al portone centrale.
Cuocolo conosceva bene le architetture e le opere artistiche del centro storico.
Aveva infatti lavorato nel cantiere della Cattedrale di Santa Maria della Pace e si era occupato anche dell’arredo ligneo della Chiesa del Monte dei Morti e della Beata Vergine del Carmelo.
La sua esperienza gli consentì quindi di trasferire nella nuova chiesa elementi e soluzioni ispirati ai principali edifici religiosi della città.
L’intento era chiaro: creare un tempio degno dell’importanza che la Madonna del Ponte aveva ormai assunto nella devozione popolare.
La partecipazione della comunità
La costruzione della nuova chiesa fu anche una grande opera collettiva.
La particolare sacralità del luogo spinse numerose associazioni religiose e diversi cittadini a contribuire concretamente alla realizzazione del progetto.
Tra gli esempi più significativi vi è quello della Confraternita del Santissimo Nome di Dio, che mise a disposizione alcuni alberi presenti in una propria proprietà nelle vicinanze.
Il legname ricavato venne utilizzato per ottenere i tronchi necessari alla produzione della calce destinata ai lavori di costruzione.
Un altro importante contributo arrivò dalla famiglia Pironti, ultima famiglia feudataria di Campagna, che concesse gratuitamente il terreno necessario alla realizzazione della nuova chiesa.
La costruzione divenne così un vero progetto condiviso, nel quale istituzioni religiose, famiglie e cittadini contribuirono secondo le proprie possibilità.
L’inaugurazione del 1775
Dopo appena tredici mesi di lavori incessanti, la nuova chiesa venne inaugurata nell’aprile del 1775.
La rapidità con cui fu completata testimonia l’enorme impegno profuso dalla comunità e l’importanza attribuita alla realizzazione del nuovo santuario mariano.
La nuova costruzione non era infatti soltanto un edificio destinato al culto: rappresentava la definitiva consacrazione di un luogo che, da oltre due secoli, era ormai considerato dalla popolazione come protetto dalla Madonna.
La visita di Giuseppe Bonaparte
Un episodio curioso e particolarmente suggestivo della storia della Madonna del Ponte risale al 16 febbraio 1807.
In quell’anno il re Giuseppe Bonaparte, durante una visita a Puglietta, località scelta come presidio dell’esercito francese, fece una sosta proprio nella locanda che, secoli prima, era appartenuta al mugnaio Iano.
Si tratta di una coincidenza dal forte valore simbolico: nello stesso luogo che aveva visto nascere la devozione alla Madonna del Ponte continuarono così a incontrarsi, nel corso dei secoli, la vita quotidiana, la storia politica e la tradizione religiosa.
Dal Capitolo Cattedrale alla parrocchia
A partire dal 1818, la chiesa passò sotto la responsabilità del Capitolo della Cattedrale.
Un sacerdote veniva inviato sul posto una volta alla settimana per celebrare le funzioni religiose.
La presenza sacerdotale si alternava spesso con quella dei monaci del Santuario della Madonna d’Avigliano, da sempre particolarmente legati alla storia e alla devozione della Madonna del Ponte.
Per lungo tempo, quindi, la chiesa rimase affidata a una presenza religiosa non stabile.
La situazione cambiò soltanto nel 1959, quando monsignor Giuseppe Maria Palatucci decise di istituire la parrocchia della Madonna del Ponte.
La decisione fu accolta con grande entusiasmo dagli abitanti della zona, che finalmente potevano contare su una presenza sacerdotale permanente.
Il patrimonio artistico
Tra le opere di maggiore interesse ancora conservate nella chiesa spicca l’altare maggiore in marmi policromi, realizzato nel 1782 da artisti locali per volontà della famiglia Pironti.
L’altare rappresenta una preziosa testimonianza della cultura artistica campagnese del XVIII secolo e si inserisce perfettamente nella storia della chiesa, nata proprio grazie alla partecipazione e alla generosità della comunità locale.
La presenza di quest’opera contribuisce a rendere la Madonna del Ponte non soltanto un luogo di devozione, ma anche una testimonianza importante della produzione artistica e artigianale del territorio.
La cura della comunità
La Chiesa della Madonna del Ponte è giunta fino ai nostri giorni in ottime condizioni di conservazione grazie soprattutto all’impegno degli abitanti del luogo.
La devozione verso la Madonna ha continuato a rappresentare un elemento fondamentale per la comunità, mantenendo vivo quel rapporto iniziato oltre cinque secoli fa con il primo dipinto realizzato sul muro del mulino di Iano.
Un ruolo particolare nella cura più recente della chiesa va riconosciuto al compianto don Antonio Pantuliano, ricordato per la sua solerzia, la sua fede e la grande passione con cui si è preso cura del luogo sacro.
Il suo impegno si inserisce in una tradizione più ampia che vede la comunità campagnese direttamente coinvolta nella tutela dei propri luoghi di culto.
Una storia nata da un miracolo
La storia della Madonna del Ponte è una delle vicende più affascinanti della tradizione religiosa campagnese perché racchiude, in un unico luogo, leggenda, devozione, architettura e memoria collettiva.
Tutto nasce da un'immagine dipinta sul muro di un antico mulino, dopo un episodio che la popolazione interpretò come miracoloso.
Da quella semplice raffigurazione nacque progressivamente un luogo di preghiera, poi un’edicola votiva e infine una vera chiesa, costruita con il contributo di confraternite, famiglie e cittadini.
Il legame con la Cattedrale di Santa Maria della Pace, volutamente riprodotta nel disegno della nuova costruzione, aggiunge un ulteriore elemento di interesse alla sua storia. Ma forse l’aspetto più significativo è proprio il rapporto tra la chiesa e la strada.
Per secoli, chi percorreva la Vecchia Matera trovava lungo il proprio cammino l’immagine della Madonna, quasi come una presenza silenziosa pronta ad accompagnare il viandante.
Ancora oggi, osservando la Chiesa della Madonna del Ponte, è possibile leggere nelle sue mura il racconto di una devozione nata più di cinquecento anni fa e alimentata, generazione dopo generazione, dalla fede della comunità.
Una storia che, partendo da un piccolo dipinto sul muro di un mulino, è riuscita a trasformare un semplice luogo di passaggio in uno dei punti più profondamente identitari della storia religiosa di Campagna.
TESTI CONSULTATI.
1. A.V. Rivelli - Memorie storiche della Città di Campagna.
1. A.V. Rivelli - Memorie storiche della Città di Campagna.
2. Valentino Izzo - Raccontare Campagna...le fabbriche religiose.
3. Ludovico Cutino - Storia di Campagna e i suoi vescovi.
4. Giovan Donato Guerriero - Campagna Vecchia e Nuova.
5. Nicolò De Nigris - Campagna antica e nuova, sacra e profana.
6. Filippo Gibbone - Vita del Santo Abate Antonino.
3. Ludovico Cutino - Storia di Campagna e i suoi vescovi.
4. Giovan Donato Guerriero - Campagna Vecchia e Nuova.
5. Nicolò De Nigris - Campagna antica e nuova, sacra e profana.
6. Filippo Gibbone - Vita del Santo Abate Antonino.
5. Nicolò De Nigris - Campagna antica e nuova, sacra e profana.
6. Filippo Gibbone - Vita del Santo Abate Antonino.


