Convento di San Martino.

di Cristian Viglione

Non è consuetudine iniziare il racconto di un percorso storico con una premessa. In questo caso, però, il Convento dei Frati Cappuccini di San Martino merita un’eccezione.
Da poco restituito alla comunità dopo importanti interventi di recupero, questo luogo rappresenta infatti una delle testimonianze più significative della storia religiosa e sociale di Campagna. La sua vicenda è stata attraversata da secoli difficili, durante i quali il tempo, l’incuria e le trasformazioni politiche hanno rischiato di cancellare un patrimonio che per generazioni aveva rappresentato molto più di un semplice edificio religioso.
I conventi, infatti, erano autentici punti di riferimento per le comunità. Al loro interno si concentravano la vita spirituale, l’educazione, l’assistenza e, in molti casi, anche importanti attività culturali. Erano luoghi che accompagnavano l’esistenza delle persone nei momenti fondamentali della vita: dal battesimo al matrimonio, fino alla sepoltura.
Ancora oggi, osservando un antico convento, è possibile percepire quella particolare sensazione di serenità e protezione che doveva accompagnare la quotidianità degli abitanti. Le campane scandivano il trascorrere delle ore e il convento diventava, giorno dopo giorno, una presenza familiare, quasi una seconda casa per la comunità.
Questa centralità venne progressivamente meno tra la fine del Settecento e l’Ottocento, quando le soppressioni degli ordini religiosi e l’incameramento dei beni ecclesiastici modificarono profondamente il destino di conventi e monasteri.
Durante il cosiddetto Decennio francese, tra il 1806 e il 1815, numerosi beni appartenenti agli ordini religiosi furono soppressi o incamerati. Le comunità monastiche furono spesso accusate di essere contrarie al nuovo ordine politico e di non dimostrare sufficiente fedeltà al nuovo Stato. Dietro le motivazioni ufficiali si celavano anche importanti interessi economici legati all’acquisizione dei beni ecclesiastici.
Una sorte non molto diversa si verificò dopo l’Unità d’Italia. Con le leggi di soppressione e di incameramento dei beni ecclesiastici, culminate nel 1866, molti conventi furono nuovamente privati delle proprie risorse e persero progressivamente la funzione per la quale erano stati edificati. Il Convento di San Martino attraversò così una lunga stagione di difficoltà, riuscendo tuttavia a sopravvivere fino ai nostri giorni.
La sua recente rinascita può dunque essere letta come un segnale importante per l'intero patrimonio storico di Campagna: la possibilità che questi antichi luoghi tornino a essere, pur con funzioni diverse, centri della vita culturale, spirituale e sociale della comunità.

La storia
La storia del Convento di San Martino prende forma nella seconda metà del Cinquecento, in un periodo particolarmente favorevole per Campagna, che potremmo definire il suo “Secolo Aureo”.
La città attraversava infatti una fase di crescita demografica, economica e culturale e proprio in questo contesto si consolidò la presenza degli ordini religiosi. I Cappuccini rappresentarono una delle espressioni più importanti di questa espansione.
Il convento venne edificato lungo l'antica strada “Ariana”, in una zona esterna all’allora centro abitato, scelta anche per le sue particolari caratteristiche ambientali: aria salubre, buona esposizione al sole e una posizione panoramica privilegiata, dalla quale ancora oggi è possibile godere di una vista che, nelle giornate più limpide, arriva fino alla costa e alla zona di Agropoli.
La fondazione del convento si inseriva inoltre nel clima religioso seguito al Concilio di Trento, conclusosi nel 1563. La cosiddetta Controriforma aveva indicato nuove linee guida per la vita religiosa, insistendo sul rigore della disciplina, sulla corretta amministrazione dei monasteri, sulla clausura e, soprattutto, sulla centralità della povertà, della preghiera e dell'assistenza spirituale.
Anche la diocesi di Campagna partecipò attivamente a questo processo di rinnovamento, favorendo la presenza degli ordini religiosi e sostenendo, anche economicamente, la costruzione di nuovi conventi.
In quegli anni la presenza francescana si rafforzò notevolmente con la nascita di tre importanti conventi: quello degli Osservanti della Concezione, quello dei Cappuccini di San Martino e quello di San Filippo e San Giacomo.
Queste nuove fondazioni andarono ad aggiungersi ai numerosi monasteri già presenti sul territorio: dal Santo Spirito alla Maddalena, dai Domenicani di San Bartolomeo ai Francescani Riformati della Madonna d’Avigliano, dagli Agostiniani dell’Annunziata ai Camaldolesi, fino ai Benedettini di Santa Maria la Nova.

La fondazione del convento
L'arrivo stabile dei Cappuccini a Campagna fu fortemente voluto dalla popolazione, che aveva potuto conoscere e apprezzare la loro opera nella vicina Eboli.
Le vicende che portarono alla fondazione del convento iniziarono ufficialmente il 30 marzo 1573, quando il canonico della Collegiata di Campagna, don Giovanni Antonio Porcelli, acquistò un vasto appezzamento di terreno in località San Martino con l'intenzione di destinarlo ai frati e alla realizzazione di un convento o, in alternativa, di una struttura assistenziale.
Il terreno apparteneva alla nobildonna Geronima Verticello e doveva essere necessariamente venduto attraverso un'asta pubblica, con una base di 200 ducati d'argento.
Il canonico Porcelli portò avanti l'acquisto senza incontrare particolari ostacoli e poté così concretizzare il progetto tanto desiderato dalla comunità.
I lavori iniziarono il 20 aprile 1575, durante il Giubileo Straordinario indetto a Roma da papa Gregorio XIII. La prima pietra venne benedetta dal vescovo di Campagna dell'epoca, mons. Girolamo Scarampi.
La costruzione procedette rapidamente. Nel 1582 venne ratificato il contratto tra i frati e la nobildonna Verticello, mentre la chiesa e il convento risultavano già sostanzialmente completati. La consacrazione della chiesa avvenne successivamente, nel 1594.
Particolarmente interessante è la scelta dell’intitolazione a San Martino, insolita per una fondazione cappuccina, poiché il santo non appartiene alla tradizione specifica dell'Ordine Serafico.
Una possibile spiegazione potrebbe risiedere nella presenza, già in precedenza, di una cappella o di un antico cenobio dedicato proprio a San Martino nella zona. Lo storico campagnese Giovanni Antonio De Nigris, in uno scritto del 1691, ricordava infatti l'esistenza di un cenobio intitolato al santo proprio nell'area interessata dalla costruzione del convento e di una parrocchia omonima nella vicina Carapiglia.

Il convento e le sue memorie
Tra le mura del convento si sono susseguite nei secoli numerose vicende, alcune delle quali appartengono alla memoria religiosa e popolare della città.
Una delle più suggestive è raccontata ancora una volta da De Nigris e risale al 1691. Secondo la tradizione, in un periodo di grande difficoltà economica e di scarsità di viveri, i frati Cappuccini si trovarono privi delle necessarie scorte alimentari. Le loro preghiere divennero allora sempre più intense, fino a quando un giovane dall'aspetto angelico bussò alla porta del convento portando con sé una grande quantità di cibo e bevande.
Padre Mariano, allora reggente del convento, rimase stupito davanti a quella provvidenziale abbondanza. Ma quando distolse per un attimo lo sguardo e tornò a cercare il giovane, di lui non vi era più alcuna traccia. L'episodio entrò così nella tradizione del convento come un intervento miracoloso della Provvidenza.
Nel 1763 venne realizzato l'altare maggiore, destinato ad accogliere la statua dell'Immacolata Concezione, divenuta nel frattempo la principale protettrice dei Cappuccini.
L'altare, oggi non più collocato nella sua sede originaria per esigenze di conservazione, è custodito nella chiesa del Monte dei Morti e della Beata Vergine del Carmelo, nel centro storico di Campagna.

L'architettura del convento
Il complesso di San Martino costituisce anche un interessante esempio di architettura religiosa adattata alla particolare conformazione del territorio.
L'intero convento si sviluppa infatti su tre livelli, soluzione resa necessaria dalla forte pendenza del terreno sul quale venne edificato.
Il complesso comprendeva originariamente il giardino, la chiesa, gli ambienti conventuali e il sepolcreto, componendo un insieme autosufficiente destinato alla vita quotidiana della comunità religiosa.
La chiesa presenta una pianta a navata unica, caratterizzata da sei cappelle laterali, tre per ciascun lato, alcune delle quali sono delimitate da elementi architettonici privi di aperture, secondo una soluzione tipica dell'architettura religiosa dell'epoca.
Particolarmente significativo è il rapporto tra il convento e l'acqua. All'interno del chiostro sono infatti presenti due pozzi, testimonianza dell'importanza che la raccolta e la conservazione delle acque rivestivano nella vita quotidiana dei frati.
Il chiostro rappresenta ancora oggi uno degli ambienti più suggestivi dell'intero complesso.

Il sepolcreto
Una parte importante della vita del convento si svolgeva inoltre nei suoi ambienti sotterranei.
Il sepolcreto era destinato alla sepoltura dei frati e di parte del clero, ma ospitava anche le salme di appartenenti alle famiglie nobili del territorio. Questa consuetudine rimase in vigore fino all'emanazione dell'Editto di Saint-Cloud, che introdusse nuove norme in materia di sepolture e portò progressivamente alla cessazione delle tumulazioni all'interno degli edifici religiosi.
L'ambiente, apparentemente austero e privo di decorazioni, conserva una suggestiva struttura caratterizzata da una successione di archi che accompagna lo sguardo lungo il percorso, creando una prospettiva particolarmente intensa.
Quella semplicità architettonica riflette bene la spiritualità cappuccina, fondata sull'essenzialità e sul rifiuto del superfluo.

La vita dei frati
Anche le celle dei religiosi rispecchiavano questo principio.
Gli ambienti erano piccoli e austeri e contenevano soltanto ciò che era strettamente necessario. La rinuncia alle comodità materiali aveva lo scopo di favorire la disciplina del corpo e la concentrazione sulla dimensione spirituale, secondo i principi della vita religiosa del tempo.
La semplicità degli spazi non deve però essere confusa con una totale assenza di arte. All'interno del convento si conserva infatti un'importante testimonianza pittorica: l'affresco dell'Ultima Cena, realizzato alla fine del Seicento nella sala destinata alla mensa dei frati.
L'opera, recentemente restaurata, è ancora oggi visibile e rappresenta una delle testimonianze artistiche più interessanti dell'antico complesso conventuale.

San Martino, dalla memoria alla comunità
La storia del Convento di San Martino è dunque la storia di un luogo che ha saputo attraversare epoche profondamente diverse. Nato nel Cinquecento grazie alla volontà dei cittadini, al sostegno della Chiesa e alla generosità delle famiglie locali, il convento fu per secoli un centro di preghiera, assistenza e vita comunitaria.
Conobbe la prosperità, le trasformazioni politiche, le soppressioni degli ordini religiosi e il progressivo abbandono. Eppure, nonostante le difficoltà, la struttura è riuscita a conservare le proprie tracce più importanti: il chiostro, i pozzi, gli ambienti conventuali, il sepolcreto e le testimonianze artistiche che ancora oggi permettono di ricostruire la vita dei frati.
Il recente recupero restituisce finalmente a Campagna un luogo che appartiene alla memoria collettiva della città.
Oggi l'ex convento non è più soltanto una testimonianza del passato, ma può tornare a svolgere una funzione nuova: essere nuovamente un luogo di incontro, cultura e partecipazione.
La struttura è infatti oggi destinata ad attività associative e a iniziative culturali, istituzionali e private, tornando così, con forme e finalità differenti, a essere parte viva della comunità. È forse questo il modo migliore per conservare un monumento: non limitarlo a essere una pagina di storia, ma permettergli di continuare a vivere.
NOTE BIOGRAFICHE.

1. Maria Raffaella Pessolano – Immagine e storia di Campagna centro minore meridionale. Anno 1985 – Edizioni Scientifiche Italiane, pag. 21
2. Memorie storiche della Città di Campagna – A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.
3. Anna Giordano – I regesti delle pergamene del Capitolo Di Campagna (1170 – 1772) – anno 2004 – Ed. ESI
4. Lucio Ganelli – Il convento dei Cappuccini di San Martino - tra storia e recupero – anno 2004

Gallery


Trailer del quarto episodio del format "Piacere, Campagna." riguardante la chiesa e il convento.


 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi