Episcopio.


di Cristian Viglione

La storia dell’Episcopio di Campagna affonda le proprie radici nella seconda metà del Quattrocento, quando la Municipalità cittadina decise di destinare l’area oggi occupata dal palazzo alla costruzione del primo ospedale della città. Era il 1464 e quella scelta avrebbe segnato, seppur indirettamente, la storia futura di uno degli edifici più importanti della vita religiosa e civile campagnese.
Pochi decenni più tardi, tra il 1520 e il 1525, Campagna fu colpita da una violenta epidemia di peste. Il morbo provocò numerose vittime e lasciò profonde conseguenze nella comunità. Al termine dell’epidemia, la nobile famiglia Bernalla decise di erigere a proprie spese una chiesa dedicata a Santa Sofia, tradizionalmente invocata come protettrice contro le malattie contagiose.
La vita del nuovo tempio fu tuttavia breve. Il violento terremoto del 31 luglio 1561 danneggiò gravemente la struttura, che negli anni successivi venne progressivamente abbandonata. Il 22 agosto 1624 gli eredi della famiglia Bernalla ottennero dal clero l'autorizzazione alla demolizione della chiesa, ormai in stato di abbandono, con l'obbligo di trasferire le salme sepolte sotto il tempio nel cimitero cittadino situato nei sotterranei della chiesa del Monte dei Morti.

Da ospedale a residenza dei vescovi
La svolta nella storia dell’edificio avvenne nel 1626, quando il Comune concesse alla Curia l’antico fabbricato dell’ospedale affinché fosse trasformato in Episcopio, cioè nella residenza ufficiale del vescovo.
La decisione nasceva dall'esigenza di favorire una presenza più stabile dei vescovi nella diocesi di Campagna. Fino ad allora, infatti, diversi prelati avevano mostrato una certa riluttanza a risiedere stabilmente in città, preferendo alloggiare in località esterne all'abitato, come Sant’Angelo le Fratte.
Un episodio particolarmente significativo si verificò il 9 luglio 1657, quando il celebre vescovo di origine iberica Juan Caramuel y Lobkowitz scelse proprio Sant’Angelo le Fratte come propria residenza. In un primo momento la decisione sembrò essere dettata dalle condizioni poco decorose nelle quali aveva trovato Campagna e lo stesso Episcopio. In seguito si comprese però che il motivo principale era legato alla nuova epidemia di peste che in quegli anni aveva nuovamente colpito la città.
Paradossalmente, sarebbe stato proprio Caramuel a dare nuovo impulso all’edificio.
Una volta migliorate le condizioni sanitarie, il vescovo decise infatti di stabilirsi definitivamente a Campagna. Durante il suo episcopato promosse numerose iniziative culturali e scientifiche, contribuendo in maniera decisiva alla crescita intellettuale della città.
Tra queste vi fu il trasferimento e il potenziamento della tipografia campagnese, nata nel secolo precedente grazie all’attività di Marco Fileta Filiuli e Giovanni Antonio De Nigris. Dall’antico Palazzo Tercasio, la tipografia venne trasferita proprio nell’Episcopio, dove Caramuel poté stampare alcune delle sue opere più importanti, tra cui la celebre Mathesis Biceps.
L’Episcopio divenne così non soltanto la residenza del vescovo, ma anche un importante centro della vita culturale e intellettuale della Campagna del Seicento.

Terremoti, restauri e vicende civili
La storia dell’edificio continuò tuttavia a essere segnata da eventi naturali e difficoltà strutturali.
Il 28 agosto 1694 un nuovo e violento terremoto provocò gravi danni al palazzo, compromettendone per alcuni anni la sicurezza e limitandone le funzioni.
Altri importanti lavori di ristrutturazione si resero necessari nel 1823, quando il vescovo Lupoli dovette intervenire con decisione per scongiurare il rischio di un possibile crollo della struttura.
L’Episcopio fu inoltre protagonista di alcune vicende che testimoniano il suo ruolo non soltanto religioso, ma anche civile e giudiziario.
Il 30 luglio 1849, ad esempio, alcuni cittadini campagnesi furono processati all’interno del palazzo con l’accusa di aver sostenuto, promosso, inneggiato e nascosto il cosiddetto “Albero della Libertà”, simbolo delle istanze rivoluzionarie che avevano attraversato il Mezzogiorno.
La funzione giudiziaria della struttura proseguì anche negli anni compresi tra il 1863 e il 1865, quando l’Episcopio ospitò alcuni ufficiali dell’esercito impegnati nella lotta al brigantaggio. Dopo gli interrogatori, i componenti delle bande locali venivano trattenuti nelle segrete sotterranee dell’edificio, ambienti già esistenti ai tempi di Caramuel.

L’Episcopio nel Novecento
Nel 1917, durante l’episcopato di mons. Carmine Cesarano, l’Episcopio cessò temporaneamente di essere la residenza ufficiale del vescovo. La dimora episcopale venne infatti trasferita presso il Seminario diocesano, dove rimase fino al 1961. Con l’arrivo del vescovo Jolando Nuzzi, la residenza episcopale tornò nuovamente nell’antico palazzo, ripristinando così la sua funzione originaria. Anche durante la Seconda guerra mondiale l’edificio assunse un ruolo particolare. Con l’apertura del campo di internamento di San Bartolomeo, alcune stanze dell’Episcopio furono destinate agli uffici amministrativi e direttivi del campo.
Nel 1955, grazie all’interessamento di mons. Giuseppe Maria Palatucci e all'utilizzo di fondi messi a disposizione dal Piano Marshall, il palazzo fu interessato da nuovi importanti interventi di manutenzione e ristrutturazione.
A questi si aggiunsero, con ogni probabilità, ulteriori lavori eseguiti dopo il terremoto del 1980, che contribuirono alla conservazione dell’edificio e alla sua restituzione alla comunità.

L’Episcopio oggi
Oggi l’antico Palazzo Vescovile continua a mantenere un legame diretto con la vita della comunità campagnese. Pur non essendo più esclusivamente destinato alla residenza del vescovo, l’edificio conserva la propria vocazione ecclesiale e sociale ed è oggi utilizzato dall’Unità Pastorale del Centro Storico di Campagna.
La sua storia racconta oltre cinque secoli di vita cittadina: nato come ospedale, trasformato in Episcopio, divenuto residenza di vescovi, centro culturale, sede amministrativa e luogo legato alle vicende politiche e militari della città, il palazzo rappresenta oggi una preziosa testimonianza della complessa evoluzione storica di Campagna.
Più che un semplice edificio religioso, l’Episcopio può dunque essere considerato una sorta di memoria architettonica della città, capace di racchiudere nelle proprie mura le diverse anime che hanno caratterizzato Campagna nel corso dei secoli: quella religiosa, quella culturale, quella civile e quella sociale.
NOTE BIOGRAFICHE.

1. E. Pennacchini - Pergamene salernitane. - anno 1949
2. Valentino Izzo - Raccontare Campagna...le fabbriche religiose - anno 2004.

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