Principali eventi della città di Campagna

di Cristian Viglione

'a Chiena


’a Chiena, il dono del Tenza
A Campagna l’acqua non è soltanto un elemento naturale: è parte della storia, della forma urbana, del lavoro e dell’identità della città. È un filo azzurro che attraversa i secoli e che ancora oggi trova la sua espressione più spettacolare ne ’a Chiena, la grande festa dell’acqua che ogni estate trasforma le strade del centro storico in un luogo di gioco, incontro e meraviglia.
Il protagonista di questa storia è il fiume Tenza, che da sempre accompagna la vita di Campagna. La città è infatti intimamente legata alla sua valle e al sistema delle acque che la attraversano: il Tenza e l’Atri confluiscono nell’ampia valle ai piedi dei Monti Picentini, contribuendo a definire la particolare orografia del territorio. Non è un caso che proprio l’acqua abbia rappresentato, nei secoli, uno dei principali motori della crescita economica e sociale di Campagna.

Campagna, città nata dall’acqua
Per comprendere ’a Chiena bisogna dunque andare oltre la festa e guardare alla storia della città.
Le prime testimonianze documentarie del territorio risalgono all’età longobarda. Già nei secoli dell’Alto Medioevo, la valle del Tenza costituiva un ambiente favorevole alla presenza umana: acqua, terre fertili, boschi e possibilità di sfruttamento delle risorse naturali rendevano questo territorio particolarmente adatto all'insediamento di comunità agricole e pastorali. La presenza di mulini ad acqua è documentata in epoca medievale, mentre un documento del 1056 testimonia l'esistenza di numerosi opifici lungo i corsi del Tenza e dell’Atri. L’acqua, quindi, non era semplicemente una risorsa da utilizzare: era una vera infrastruttura naturale, attorno alla quale si organizzavano il lavoro e la vita della comunità.
Con la crescita dell’abitato medievale e, in particolare, con l’espansione urbana che interessò Campagna nel XIV secolo, il rapporto con il Tenza divenne ancora più stretto. La città si sviluppò progressivamente verso la valle e verso le aree prossime al fiume, mentre vennero realizzate e potenziate opere di regimentazione e canalizzazione delle acque. Queste vere e proprie “vie dell’acqua” consentivano di portare la forza del fiume verso mulini, gualchiere, concerie e altri impianti produttivi.
È in questo rapporto fra acqua, territorio e attività produttive che Campagna sviluppò una sorprendente vocazione protoindustriale. Mulini, frantoi, gualchiere, concerie, tintorie e cartiere sfruttavano l’energia idraulica del Tenza e dell’Atri. L’acqua faceva girare le macine, muoveva i meccanismi, sosteneva le lavorazioni e contribuiva all'irrigazione dei campi. La valle del Tenza divenne così non soltanto un luogo da abitare, ma uno spazio produttivo da vivere e trasformare.
Per questo si può dire che Campagna è, in senso profondo, un dono del Tenza.
Un dono che non si limita all'abbondanza della risorsa idrica, ma comprende la forma stessa della città: i quartieri, i ponti, i percorsi, gli edifici costruiti a ridosso dell'acqua e quella particolare configurazione urbana nella quale il fiume entra continuamente in relazione con la vita quotidiana.

Dalle “vie dell’acqua” alla Chiena
La lunga storia della gestione delle acque del Tenza trova una delle sue manifestazioni più singolari nella tradizione della Chiena.
L’origine della pratica è antica e non è possibile stabilirne con assoluta certezza una data precisa. La tradizione la collega a un sistema utilizzato per far defluire l’acqua lungo le strade del centro e provvedere alla loro pulizia. La deviazione delle acque trasformava temporaneamente il corso cittadino in un vero e proprio canale, permettendo di lavare strade, piazze e spazi pubblici.
Nel corso dei secoli questa pratica si intrecciò con l’evoluzione urbana di Campagna e con la necessità di governare il rapporto fra il fiume e l’abitato. Verso le fine dell'ottocento, precisamente nel 1889, furono inoltre realizzati interventi sulla pavimentazione e sulle infrastrutture per favorire il corretto deflusso delle acque lungo il corso Umberto I. Indizio importante, che potrebbe essere in effetti l'inizio del pratica igienica cittadina
Quello che un tempo era soprattutto un sistema funzionale alla pulizia della città è diventato, nel corso del Novecento, qualcosa di completamente diverso.

Dalla tradizione alla rinascita
Dopo essere caduta progressivamente in disuso, la Chiena tornò protagonista della vita cittadina dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980.
Nel 1982, l'associazione Giordano Bruno ripropose la tradizione in una nuova veste, assumendo progressivamente una dimensione artistica e culturale. L’acqua non era più soltanto uno strumento per pulire le strade: diventava materia di un’opera collettiva, capace di coinvolgere cittadini, artisti e visitatori.
Negli anni successivi la manifestazione si arricchì di performance, musica, teatro, arti visive e iniziative culturali, facendo dell’acqua il tema centrale di una nuova narrazione della città. L’esperienza della Chiena si trasformò così in un simbolo di rinascita: dopo la devastazione del terremoto, l’acqua tornava a scorrere per le strade come un segno di vita, energia e continuità.
Dal 1995 la Pro Loco “Città di Campagna” ne cura l'organizzazione e i suoi risvolti, che siano essi ludici, culturali, artistici e creativi. Oggi ’a Chiena è uno degli appuntamenti più rappresentativi dell’identità campagnese e richiama ogni estate migliaia di visitatori.

Un fiume che entra in città
Durante ’a Chiena, il Tenza viene parzialmente deviato attraverso un sistema di canalizzazione che intercetta le acque a monte e le conduce verso piazza Melchiorre Guerriero. Da qui l’acqua invade il corso principale, trasformando temporaneamente le strade in un grande spazio d'acqua. Dopo aver attraversato il centro, viene raccolta attraverso appositi sistemi di deflusso e restituita al naturale corso del fiume.
È questo uno degli aspetti più affascinanti della manifestazione: l’acqua non viene consumata, ma accompagnata.
Il fiume entra nella città, la attraversa e poi torna al suo alveo. Una circolazione che ripropone, in forma contemporanea e festosa, l’antico rapporto fra Campagna e il suo fiume. Per questo ’a Chiena può essere letta anche come una celebrazione della risorsa idrica: non uno spreco d’acqua, ma la temporanea deviazione di una parte del flusso del Tenza, che viene poi restituito al suo percorso naturale.

La festa dell’acqua
Oggi ’a Chiena si svolge tradizionalmente nei weekend di luglio ed agosto, con appuntamenti dedicati alla passeggiata nell’acqua, al gioco e alla festa.
’A secchiata
È uno dei momenti più attesi. Nel pomeriggio, le strade del centro diventano teatro di una grande battaglia giocosa a colpi di secchiate. L’acqua del Tenza diventa così strumento di socialità: non ci sono spettatori e protagonisti, perché chi attraversa la Chiena può diventare parte del gioco.
È una festa semplice e immediata, capace di trasformare una tradizione antica in un'esperienza condivisa da cittadini e visitatori.

La Passeggiata
Camminare nell’acqua lungo il corso principale è forse il gesto più emblematico della Chiena.
La città viene vissuta in maniera diversa: le strade normalmente percorse a piedi diventano per qualche ora un corso d’acqua e il visitatore entra fisicamente dentro il paesaggio della città.
La passeggiata è il modo più diretto per comprendere il rapporto fra Campagna e Tenza: il fiume non viene osservato da lontano, ma attraversato.

La Guerra dei colori
La tradizione della festa si è arricchita anche della Guerra dei colori, una battaglia giocosa combattuta con spugne bagnate e colorate, utilizzando esclusivamente colori atossici.
La parola “guerra” viene così svuotata del suo significato violento e trasformata in gioco. I colori, simbolo di vita e di pace, diventano l'arma di una battaglia senza vincitori né vinti: un momento di allegria che invita anche a riflettere sull'assurdità di ogni guerra reale.

’a Chiena di Mezzanotte
Quando arriva la notte, la Chiena assume un volto completamente diverso.
A mezzanotte il centro viene nuovamente attraversato dall'acqua e il paesaggio urbano cambia sotto la luce artificiale. Le strade bagnate, i palazzi storici e il rumore del fiume creano uno scenario insolito, nel quale possono trovare spazio musica, teatro, danza e spettacoli spontanei.
È forse il momento in cui la Chiena rivela maggiormente la propria natura di esperienza collettiva: la città, privata per qualche ora della sua funzione quotidiana, diventa scena.

Il dono del Tenza
In fondo, ’a Chiena racconta una storia molto più antica della festa.
Racconta di una città che ha imparato a convivere con l’acqua, a governarla, a canalizzarla e a trasformarne la forza in energia. Racconta di mulini e opifici, di agricoltura e manifatture, di ponti e canali, di quartieri cresciuti accanto ai fiumi. Racconta di una comunità che per secoli ha costruito il proprio sviluppo attorno a una risorsa naturale. E racconta soprattutto di un paesaggio nel quale acqua e pietra sono inseparabili.
Il Tenza ha contribuito a disegnare la valle, ha alimentato le attività produttive, ha accompagnato la crescita della città e ne ha condizionato l'architettura e i percorsi. Ancora oggi attraversa Campagna come una presenza discreta ma fondamentale, riaffiorando ogni estate nel cuore della città attraverso ’a Chiena. Per questo la festa dell’acqua non è soltanto un appuntamento turistico.
È il momento in cui Campagna restituisce al Tenza un ruolo che gli appartiene da sempre. Per qualche giorno il fiume torna a entrare nelle strade, a incontrare le case, le piazze e le persone. Torna a essere visibile, tangibile, protagonista. E la città, come ha fatto per secoli, torna a vivere insieme alla sua acqua.
Campagna è il luogo. Il Tenza è la sua anima d’acqua. ’a Chiena è il modo in cui, ogni estate, quella storia torna a scorrere.

La Chiena, metafora della vita
Ogni estate, migliaia di persone arrivano a Campagna per lasciarsi sorprendere dall'acqua del Tenza. Arrivano da vicino e da lontano, famiglie, giovani, bambini, curiosi e viaggiatori, accomunati dal desiderio di vivere qualcosa che non si può semplicemente osservare: ’a Chiena bisogna attraversarla.
Ed è proprio qui che la festa dell'acqua rivela il suo significato più profondo.
Per qualche ora il Tenza cambia il suo percorso e, abbandonato il letto naturale, entra nel cuore della città. L'acqua scorre lungo il corso, incontra le pietre, lambisce i palazzi, avvolge i piedi di chi la percorre e trasforma una strada in un fiume. È una deviazione solo apparente, perché l'acqua continua comunque il suo viaggio, seguendo una nuova direzione per poi ritornare al suo corso naturale.
Non è forse questa, in fondo, una bellissima metafora della vita? Anche la vita è un fiume. Scorre, cambia, incontra ostacoli, deviazioni, discese e nuovi percorsi. Non sempre possiamo scegliere la direzione della corrente, né sapere dove ci condurrà la curva successiva. Possiamo però scegliere come attraversarla.
’a Chiena sembra suggerirci proprio questo: che la vita, per essere vissuta davvero, non va soltanto guardata dalla riva. Bisogna entrarci dentro.
E allora ci si immerge nell'acqua, si cammina, si ride, si corre, ci si lascia sorprendere da una secchiata improvvisa. Si torna bambini, almeno per qualche ora. Le distanze si accorciano, gli sconosciuti diventano compagni di gioco e la città intera si riempie di voci, colori, sorrisi e allegria.
Questa è la briosità della Chiena: la capacità di prendere ciò che la natura ci offre — l'acqua, semplice e indispensabile fonte di vita — e trasformarlo in energia, incontro, festa.
L'acqua che scorre rappresenta la vita; la strada che la accoglie rappresenta il nostro cammino; e il modo in cui attraversiamo quella corrente racconta il modo in cui scegliamo di vivere.
Si può rimanere immobili sulla riva, cercando di non bagnarsi, proteggendosi dall'imprevisto. Oppure si può fare un passo nell'acqua.
Si può camminare con cautela, oppure lasciarsi andare al sorriso.
Si può avere paura di una secchiata, oppure aspettarla ridendo.
’a Chiena ci invita a scegliere la seconda strada.
Perché vivere non significa evitare di bagnarsi, ma avere il coraggio di entrare nella corrente. Significa accettare le deviazioni, lasciarsi sorprendere dagli incontri, attraversare anche i momenti imprevisti e, quando possibile, farlo con leggerezza.
E così, mentre migliaia di persone percorrono ogni anno il corso di Campagna immerse nell'acqua del Tenza, la Chiena sembra sussurrare una piccola, semplice lezione: la vita scorre comunque; sta a noi decidere se attraversarla con il timore di bagnarci o con la gioia di sentirla scorrere sotto i piedi.
Forse è proprio questo il segreto della Chiena. Non fermarsi sulla riva. Entrare nell'acqua, sorridere e continuare a camminare.
Riproponiamo il video trailer dell'edizione 2018 di Valentino Stassano

I Fucanoli


I Fucanoli, il fuoco che purifica
Se ’a Chiena è il volto fresco e giocoso dell’estate campagnese, I Fucanoli sono il calore dell’inverno. Due feste apparentemente lontane, due stagioni opposte, due elementi inconciliabili — l’acqua e il fuoco — che a Campagna finiscono invece per raccontare la stessa storia: quella di una comunità che, attraverso gli elementi della natura, celebra la vita, allontana il male e rinnova sé stessa.
Il 17 gennaio, notte dedicata a Sant’Antonio Abate, una delle figure più antiche e venerate della tradizione cristiana e contadina, i rioni del centro storico di Campagna si accendono di grandi falò. I Fucanoli, dal dialettale fucanolo, sono cataste di legna preparate con cura dalla comunità e accese al passaggio della statua del Santo in processione.
È una tradizione antichissima, profondamente radicata nella cultura contadina, nella quale il fuoco non è soltanto calore, ma presenza, protezione e rito. Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici e del mondo rurale, è da secoli invocato dalle comunità agricole per proteggere uomini, animali e raccolti dalle avversità e dalle malattie. Attorno alla sua figura si è così sedimentato un patrimonio di credenze, gesti e ritualità nel quale fede cristiana e memoria popolare si sono incontrate e tramandate di generazione in generazione.
L’accensione del fuoco accompagna il passaggio del Santo come una sorta di rito di purificazione. Le fiamme illuminano le strade, salgono verso il cielo e consumano simbolicamente ciò che deve essere lasciato alle spalle. Il male, la malattia, la paura, le difficoltà dell’anno appena trascorso vengono affidati al fuoco perché siano bruciati e trasformati. È una liturgia popolare, prima ancora che uno spettacolo.
E in questa dimensione Sant’Antonio Abate si lega idealmente anche a Sant’Antonino, altra figura profondamente presente nella storia religiosa di Campagna: due santi che, nella memoria della comunità, assumono la funzione di custodi e purificatori, non soltanto degli spazi della città, ma anche delle persone che la abitano.
La loro protezione diventa così una protezione fisica e spirituale. Contro le malattie che un tempo potevano decimare intere comunità, contro le paure invisibili, contro tutto ciò che minacciava la vita quotidiana. Il Santo protegge l’uomo e il suo mondo; il fuoco diventa il gesto attraverso cui questa protezione viene invocata e celebrata.

Il fuoco che scaccia l’inverno
Esiste poi un'altra dimensione, profondamente legata alla cultura popolare: l'idea che l'accensione dei Fucanoli segni la fine delle gelate e delle rigidità dell'inverno.
È come se il fuoco, nella notte più fredda dell'anno, avesse il compito di chiamare a sé la primavera.
Le grandi cataste ardenti diventano allora un ponte fra due stagioni: bruciano il vecchio inverno e annunciano, simbolicamente, il ritorno della luce, della fertilità e della vita. È la stessa antica intuizione che accompagna tanti riti del fuoco nelle culture rurali: quando la natura sembra addormentata, l'uomo accende una fiamma per ricordarle che il ciclo della vita continua. E così, intorno ai Fucanoli, il freddo della notte viene sconfitto dal calore delle fiamme e, soprattutto, da quello della comunità.
Le persone si ritrovano nelle strade e nei vicoli del centro storico, davanti ai falò. Il fuoco riunisce ciò che durante il giorno è disperso: famiglie, amici, anziani, bambini, visitatori. Attorno alle fiamme si mangia, si beve, si conversa, si ascoltano storie e si condividono i sapori della cucina tradizionale.
La festa nasce così dalla stessa materia della vita quotidiana: legna, cibo, fede, memoria e comunità.

Campagna, città dell’acqua e del fuoco
Ed è proprio qui che i Fucanoli dialogano, idealmente, con ’a Chiena.
Campagna è una città nella quale acqua e fuoco non sono soltanto elementi naturali, ma simboli identitari.
L’acqua del Tenza attraversa la città durante la Chiena e, nella sua freschezza, diventa allegria, gioco, vita. Il fuoco dei Fucanoli, invece, illumina l'inverno e, nel suo calore, diventa protezione, purificazione e rinascita. L'una rinfresca. L'altro riscalda. L'una scorre. L'altro arde. Ma entrambi compiono, simbolicamente, lo stesso gesto: purificano.
L'acqua porta via, lava, restituisce trasparenza. Il fuoco consuma, brucia, trasforma. L'acqua riconduce alla vita attraverso la freschezza; il fuoco attraverso il calore. Sono due forze opposte che, nella cultura simbolica dell'uomo, hanno fin dall'antichità accompagnato i grandi momenti di passaggio e di rinnovamento. E forse non è un caso che proprio questi due elementi siano diventati protagonisti delle due grandi anime festive di Campagna.

La freschezza dell'estate, il calore dell'inverno
C'è qualcosa di profondamente poetico nel calendario di Campagna.
Quando l'estate raggiunge il suo culmine e il caldo avvolge le strade, arriva ’a Chiena: il Tenza entra nella città e Campagna si tuffa nell'acqua.
Quando invece l'inverno raggiunge le sue notti più fredde e il buio sembra più fitto, arrivano i Fucanoli: la città accende il fuoco e si raccoglie attorno alle fiamme.
È come se Campagna avesse trovato due modi perfetti per attraversare gli estremi dell'anno. D'estate si cerca l'acqua. D'inverno si cerca il fuoco. Ma in entrambi i casi si cerca la stessa cosa: l'energia della vita.
La Chiena invita a lasciarsi attraversare dall'acqua, a giocare, a ridere, a correre nella corrente e ad accogliere con leggerezza ciò che arriva. I Fucanoli invitano invece a fermarsi, a stringersi attorno a una fiamma, a condividere il calore e a lasciare che il fuoco porti via simbolicamente le paure e le inquietudini. Una festa è movimento. L'altra è raccoglimento. Una è freschezza. L'altra è calore.
Eppure entrambe sono profondamente catartiche: entrambe offrono alla comunità un momento nel quale ciò che è stato può essere lasciato andare e ciò che verrà può essere accolto con speranza.

Il rito che continua
Oggi i Fucanoli sono anche una grande festa popolare, capace di richiamare visitatori e di trasformare i vicoli del centro storico in un grande spazio di convivialità. Ma sotto le luci, la musica, i profumi della cucina e il calore delle fiamme rimane qualcosa di molto più antico.
Rimane il gesto dell'uomo che accende il fuoco quando fuori fa freddo. Rimane la preghiera per la protezione. Rimane la memoria dei contadini e degli animali affidati alla protezione di Sant'Antonio. Rimane la paura delle malattie e il desiderio di allontanarle. Rimane la speranza che, dopo il buio e il gelo, torni la luce. E rimane soprattutto una comunità che si ritrova. Per questo i Fucanoli non sono soltanto falò. Sono il fuoco della memoria. Sono la fiamma che protegge, che riunisce, che purifica. Sono il calore attraverso il quale Campagna attraversa l'inverno e guarda già verso la primavera. E quando le fiamme si alzano nella notte, illuminando le pietre antiche dei suoi rioni, sembra quasi che la città torni per un momento alle sue origini più profonde: quelle di una comunità contadina che conosceva la forza della terra, dell'acqua e del fuoco e sapeva che, per continuare a vivere, occorreva rispettarli, invocarli e celebrare il loro eterno ciclo.
Campagna è così, città dell'acqua e del fuoco. D'estate si lascia attraversare dal Tenza. D'inverno si raccoglie attorno ai Fucanoli. E tra una corrente e una fiamma, tra una secchiata e un falò, continua a raccontare la stessa antica storia: quella della vita che si rinnova.

Rassegna Internazionale di Teatro Educativo & Sociale

Il Gerione


La Rassegna Internazionale di Teatro Educativo&Sociale “Il Gerione”, nata nel 2005, ideata dall’Associazione Teatro dei Dioscuri e fortemente sostenuta dall’Amministrazione Comunale di Campagna, è un appuntamento annuale, nel quale sono presentati spettacoli prodotti da Scuole ed Associazioni che operano nel sociale; sono inoltre realizzati momenti di confronto, di scambio culturale, di formazione sulle problematiche del Teatro Educativo e Sociale con la partecipazione di operatori teatrali, insegnanti e studenti.
I 6 Enti firmatari del Protocollo d’Intesa che sostiene la Rassegna sono: COMUNE DI CAMPAGNA, ASS. CULT. “TEATRO DEI DIOSCURI”, i 3 Istituti del Comune di Campagna (IST. COMPRENSIVO “CAMPAGNA CAPOLUOGO”, IST. COMPRENSIVO “G. PALATUCCI”, IST. D’ISTR. SUPERIORE “T. CONFALONIERI”), PRO LOCO CITTA’ DI CAMPAGNA.

“Il Gerione” ha due grossi obiettivi:
affermare i principi del Teatro Educativo e Sociale, con una serie di attività (spettacoli, dibattiti con giurie di alunni, laboratori, corsi di formazione);
diventare uno dei Grandi Eventi del Comune di Campagna e del territorio, per il rilancio dell’immagine culturale, artistica e turistica a livello nazionale e internazionale.

Si articola in una serie di attività:
rappresentazione e visione di spettacoli realizzati da scuole ed associazioni;
partecipazione attiva ai laboratori teatrali da parte di operatori, docenti e ragazzi;
partecipazione a convegni, seminari e momenti di discussione e formazione sul Teatro Educativo e Sociale;
visite guidate (storiche, antropologiche, ambientali ed enogastronomiche) sul territorio.
 
I partecipanti sono tenuti alla presenza per almeno 2 giorni sul territorio ed alla partecipazione alle diverse attività.
Ogni anno è previsto un tema. Gli spettacoli devono essere realizzati nel corso dell’anno scolastico e non devono superare la durata dei 45’.

La Rassegna assegna premi simbolici e riconoscimenti, attribuiti da:
giurie formate da alunni, docenti ed operatori delle scuole dei vari ordini e gradi del Comune di Campagna e dei Comuni del territorio provinciale;
giurie tecniche di esperti nazionali ed internazionali.

Nata come Rassegna Nazionale Scuola&Teatro, ha trasformato negli anni la propria denominazione adeguandosi al graduale arricchimento del numero e della natura dei partecipanti.
E’ diventata così Rassegna Nazionale di Teatro Educativo, poi Rassegna Internazionale di Teatro Educativo, fino ad assumere l’attuale fisionomia di Rassegna Internazionale di Teatro Educativo&Sociale.
Numerose sono state, a partire dal 2009, le partecipazioni di gruppi stranieri provenienti da:
Polonia, Repubblica Ceca, Spagna, Lettonia, Lituania, Germania, Francia, Romania.
A seguito della pandemia da Covid-19 è stata garantita la partecipazione di spettacoli online anche da: Armenia, Georgia, Bielorussia.

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