Giovanni Antonio De Nigris
di Cristian Viglione
Ci sono uomini che diventano importanti per ciò che hanno fatto durante la propria vita.
E ce ne sono altri la cui vera grandezza si comprende soltanto osservando ciò che hanno lasciato alle generazioni successive.
Giovanni Antonio De Nigris appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
Giurista, professore, scrittore, uomo di cultura e protagonista della vita intellettuale della Campagna del Cinquecento, fu soprattutto uno degli uomini che contribuirono a trasformare la città in un vero centro di produzione e diffusione del sapere.
La sua vicenda si intreccia con quella dello Studio Generale del convento di San Bartolomeo, delle accademie cittadine, di Marco Fileta Filiuli e, soprattutto, con la nascita della stampa a caratteri mobili a Campagna.
Per comprendere la sua importanza bisogna quindi tornare alla Campagna dei primi decenni del XVI secolo.
Una città che investiva nella cultura
Quando Giovanni Antonio De Nigris nacque, nel 1502, Campagna stava attraversando una delle stagioni più importanti della propria storia.
La città era ormai inserita nel sistema politico degli Orsini e aveva sviluppato una classe dirigente locale composta da nobili, giuristi, ecclesiastici e uomini d'affari.
La fondazione dello Studio Generale presso il convento domenicano di San Bartolomeo aveva dato ulteriore impulso alla formazione culturale.
Il convento, la cui erezione era stata autorizzata da una bolla di Niccolò V nel 1449, sarebbe diventato nei decenni successivi uno dei principali luoghi di studio della città, legato all'insegnamento della filosofia, delle lettere e della teologia. Tra coloro che vi studiarono o insegnarono vi furono proprio Giovanni Antonio De Nigris e Marco Fileta Filiuli. Era dunque questo l'ambiente nel quale sarebbe cresciuto De Nigris.
Una famiglia di eruditi
Giovanni Antonio nacque da Giovan Pietro De Nigris, ricordato dalle fonti locali come uomo erudito e appartenente a un'antica famiglia campagnese. Fin dall'infanzia venne indirizzato allo studio.
La sua formazione fu affidata ad Antonello Tercasio e Benedetto Tercasio, due importanti giuristi della città. Il rapporto con i Tercasio è particolarmente significativo.
Benedetto Tercasio, infatti, sarebbe diventato a sua volta uno dei grandi protagonisti della Campagna del Cinquecento: giurista, insegnante, uomo pubblico e fondatore del monastero dei Santi Filippo e Giacomo, l'edificio che oggi conosciamo come Palazzo Tercasio.
È quindi possibile immaginare il giovane De Nigris all'interno di quella rete di uomini colti che, nella Campagna del Rinascimento, consideravano lo studio del diritto e delle lettere uno dei principali strumenti di affermazione personale e di crescita della città.
Gli insegnamenti ricevuti produssero rapidamente i loro frutti. Nel 1524, a soli ventidue anni, De Nigris conseguì il titolo di dottore in legge e iniziò l'attività di docente presso lo Studio Generale di San Bartolomeo.
Era giovanissimo. Ma già allora aveva intrapreso una strada che lo avrebbe portato a diventare uno degli uomini di cultura più importanti della città.
Il professore dello Studio Generale
Insegnare diritto a ventidue anni significava essere già riconosciuto come un uomo di notevole preparazione.
Lo Studio Generale rappresentava infatti uno dei luoghi nei quali la Campagna del Cinquecento costruiva la propria classe dirigente. Qui si formavano uomini destinati alla carriera ecclesiastica, giuridica e amministrativa. E qui De Nigris non fu soltanto studente.
Diventò maestro. Il suo insegnamento contribuì a consolidare quella tradizione culturale che, negli anni successivi, avrebbe fatto di Campagna una delle realtà più interessanti del territorio salernitano.
Accanto a lui si muovevano altri protagonisti della cultura cittadina, tra i quali Marco Fileta Filiuli, destinato a diventare suo compagno di studi, di ricerca e di attività tipografica.
La cultura campagnese stava creando una propria rete. E De Nigris ne era uno dei nodi principali.
Il primo libro e l'incontro con Paolo III
Il 7 marzo 1536 Giovanni Antonio De Nigris terminò la stesura del De Vita et Honestate Clericorum, opera dedicata a Cherubino Caetani, primo vescovo della diocesi di Campagna. La scelta del destinatario non era casuale.
La diocesi era nata appena pochi anni prima, nel 1525, e la nuova realtà ecclesiastica aveva bisogno di uomini capaci di affrontare le questioni giuridiche e disciplinari connesse alla vita della Chiesa.
De Nigris era precisamente uno di questi uomini.
Nell'opera affrontò anche temi relativi alla figura del pontefice Paolo III.
Secondo la tradizione tramandata dalle fonti locali, il testo attirò l'attenzione del papa e De Nigris ricevette in riconoscimento il titolo di Cavaliere Palatino.
Non è soltanto il riconoscimento personale a essere interessante. È il fatto che un giurista nato in una città del Mezzogiorno fosse riuscito a far arrivare la propria attività intellettuale fino agli ambienti della corte pontificia.
Campagna, attraverso i suoi uomini di cultura, cominciava a dialogare con realtà molto più vaste.
La grande svolta: la stampa
Ma il vero salto di qualità sarebbe arrivato qualche anno più tardi.
Nel Cinquecento la stampa a caratteri mobili aveva già cambiato profondamente il modo di produrre e diffondere i libri. Campagna non volle rimanere ai margini di questa rivoluzione.
Nel 1545, secondo la documentazione bibliografica oggi disponibile, Giovanni Antonio De Nigris e Marco Fileta Filiuli diedero vita a una stamperia a caratteri mobili presso il monastero dei Santi Filippo e Giacomo, l'attuale Palazzo Tercasio.
Alcune fonti locali indicano il 1541 come anno di avvio dell'iniziativa; tuttavia, il primo libro oggi documentato come stampato a Campagna reca la data del 1545. Per una ricostruzione storica è quindi preferibile assumere il 1545 come data certa della prima produzione tipografica documentata. È un dettaglio importante.
Perché non stiamo parlando semplicemente dell'arrivo di una nuova attività artigianale. Stiamo parlando dell'ingresso di Campagna nella storia della stampa.
Francesco De Fabris e i primi tipografi
Per avviare concretamente la nuova stamperia venne chiamato a Campagna Francesco De Fabris, tipografo originario di Corinaldo, nella Marca anconitana.
De Fabris aveva già maturato esperienza nell'arte tipografica e avrebbe lavorato a Campagna tra il 1545 e il 1547.
Il suo arrivo fu fondamentale perché la stampa non poteva essere improvvisata.
Servivano torchi, caratteri, matrici, inchiostri, carta, tecniche di composizione e soprattutto persone capaci di gestire l'intero processo.
De Fabris contribuì anche alla formazione del campagnese Domenico Nibbio, trasmettendogli le conoscenze necessarie per proseguire l'attività.
In questo modo Campagna non si limitò a ospitare una tipografia. Cominciò a creare una propria competenza tipografica.
Il primo libro stampato a Campagna
Il primo volume oggi documentato uscì proprio nel 1545.
Si tratta del Clementis Papae Septimi Extravagans Constitutio contra clericos non incedentes in habitu et tonsura, opera di Giovanni Antonio De Nigris dedicata alla legislazione ecclesiastica.
Il libro reca sul frontespizio l'indicazione “in ciuitate Campanie”, cioè “nella città di Campagna”, e l'impressione viene attribuita a Francesco De Fabris. Un esemplare dell'edizione è oggi censito nelle raccolte bibliografiche e se ne conoscono copie conservate, tra gli altri luoghi, presso la Biblioteca Angelica di Roma, la Biblioteca Provinciale di Salerno e la Biblioteca statale del Monumento nazionale di Montecassino.
È difficile, per chi vive oggi nell'epoca della stampa digitale, comprendere fino in fondo il significato di questo avvenimento.
Un libro stampato significava allora molto più di un semplice oggetto. Significava che un'idea poteva essere riprodotta in numerose copie. Significava che un testo poteva viaggiare. Significava che il sapere poteva uscire dalle mura nelle quali era stato prodotto. E quel primo libro portava il nome di un campagnese.
Una produzione che non si fermò
La stamperia non fu un episodio isolato.
Nel 1546 venne pubblicata a Campagna un'altra importante opera di De Nigris, i Capitula Regni, dedicati alla legislazione del Regno di Napoli.
La documentazione bibliografica conserva l'indicazione di stampa: “Impressum in ciuitate Campanie”, con la data del 14 agosto 1546 e l'indicazione di Francesco De Fabris come stampatore. La produzione sarebbe proseguita negli anni successivi.
Le opere di De Nigris continuarono a essere ristampate e ampliate, fino a edizioni del 1561 e del 1569. Nel 1561 compare anche il nome di Giovanni Domenico Nibio, segno della crescita di una competenza tipografica ormai divenuta autonoma nella città. È una continuità che racconta qualcosa di importante. La stampa era riuscita a mettere radici.
De Nigris e Marco Fileta Filiuli
La storia della tipografia non può essere raccontata separando De Nigris da Marco Fileta Filiuli.
I due appartenevano alla stessa generazione di intellettuali che aveva studiato e insegnato nello Studio Generale.
Fileta Filiuli, uomo di lettere e docente di filosofia e lettere, era anch'egli profondamente legato alla vita culturale cittadina. Le fonti lo ricordano inoltre come precettore di Giulio Cesare Capaccio, futuro storico e letterato.
De Nigris e Fileta Filiuli rappresentavano quindi due aspetti complementari della cultura.
Da una parte il diritto. Dall'altra le lettere. In mezzo, un'idea comune: fare di Campagna un luogo nel quale la cultura potesse essere prodotta e diffusa.
La tipografia fu il naturale risultato di questa visione.
Palazzo Tercasio, il luogo della stampa
Non è casuale che la nuova attività venisse installata proprio nel monastero dei Santi Filippo e Giacomo.
Il complesso, oggi noto come Palazzo Tercasio, era nato dalla volontà testamentaria di Benedetto Tercasio, altro grande giurista campagnese.
Si crea così un collegamento straordinario tra due protagonisti della storia cittadina. Benedetto Tercasio aveva trasformato la propria ricchezza in un luogo destinato alla vita religiosa e all'educazione.
Giovanni Antonio De Nigris trasformò quello stesso ambiente in un luogo dal quale i libri potevano partire verso il mondo. Le mura del palazzo diventavano quindi parte di una storia molto più ampia.
Una storia fatta di religione, educazione, diritto, letteratura e stampa.
L'Accademia dei Solitari
Ma De Nigris non era interessato soltanto alla produzione dei libri.
Era interessato alla cultura come esperienza collettiva. Per questo fu tra i protagonisti della nascita dell'Accademia dei Solitari, della quale le fonti locali gli attribuiscono la prima presidenza.
L'accademia rappresentava uno spazio nel quale gli uomini di cultura potevano incontrarsi e discutere. Secondo la tradizione cittadina, le riunioni si tenevano il giovedì sera, nell'edificio che all'epoca ospitava l'ospedale cittadino, nell'area dell'attuale largo Sant'Antonio. Si discuteva di lingua, filologia, letteratura e, più in generale, di come accrescere il livello culturale della città.
L'immagine è affascinante. Mentre nelle strade di Campagna continuava la vita quotidiana, un gruppo di uomini si riuniva ogni settimana per parlare di parole, libri, idee e cultura. Era il segno di una città nella quale il sapere non era più considerato un privilegio individuale. Stava diventando una pratica comunitaria.
Taciturni e Solitari
Le fonti ricordano inoltre De Nigris e Fileta Filiuli tra i protagonisti delle accademie letterarie della Campagna del XVI secolo, tra cui gli Accademici Taciturni e i Solitari. La presenza di queste istituzioni ci permette di comprendere meglio il clima culturale nel quale maturò l'esperienza tipografica.
Prima ancora di stampare libri, gli uomini di cultura di Campagna avevano creato luoghi nei quali discuterli. Prima della diffusione del testo stampato, esisteva una comunità di lettori, studiosi e insegnanti. La tipografia arrivò quindi in un ambiente che era già pronto ad accoglierla.
Il diritto come vocazione
Se la cultura fu il grande orizzonte di De Nigris, il diritto rimase sempre il centro della sua attività.
Le opere a lui attribuite mostrano un interesse costante per la legislazione ecclesiastica e per il diritto del Regno di Napoli. I suoi Capitula Regni furono più volte pubblicati e rielaborati. Le successive edizioni testimoniano una produzione intellettuale tutt'altro che occasionale.
Nel corso del tempo il nome di De Nigris continuò infatti a comparire nei cataloghi delle opere giuridiche cinquecentesche, fino alle edizioni postume dei suoi commentari.
Una delle testimonianze bibliografiche conservate presso l'Università Federico II di Napoli registra proprio i suoi Commentarii in Capitula Regni neapolitani, riconoscendo a De Nigris il ruolo di autore e curatore della tradizione giuridica alla quale aveva dedicato la propria vita.
La sua produzione ci restituisce quindi l'immagine di un uomo che non si limitò a insegnare il diritto. Lo studiò, lo commentò, lo organizzò e lo affidò alla stampa.
Quando Campagna iniziò a parlare al mondo
È forse questa la vera importanza storica di Giovanni Antonio De Nigris.
Prima della stampa, la cultura campagnese poteva essere conosciuta soprattutto attraverso gli uomini che la rappresentavano. Con la stampa, potevano circolare anche le opere prodotte a Campagna.
Un giurista poteva scrivere a Campagna. Un tipografo poteva stampare a Campagna. Uno studioso poteva acquistare o consultare un libro prodotto a Campagna. E così la città entrava in una rete culturale molto più ampia. Il libro diventava il mezzo attraverso il quale Campagna poteva superare i propri confini geografici. È difficile immaginare un cambiamento più significativo per una città del Mezzogiorno del XVI secolo.
Una tradizione destinata a continuare
L'esperienza iniziata con De Nigris e Fileta Filiuli non si concluse con loro.
Nel corso del Cinquecento la produzione tipografica continuò attraverso altri autori e stampatori. Nel Seicento Campagna avrebbe conosciuto una nuova straordinaria stagione con il vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz, che avrebbe fondato una nuova tipografia, da lui chiamata “Arca Santa”.
La produzione tipografica sarebbe proseguita fino al 1673, confermando una tradizione culturale iniziata quasi un secolo prima.
Il legame tra De Nigris e la stampa, quindi, non appartiene soltanto a un singolo momento. È l'inizio di una tradizione.
De Nigris e la Campagna del Cinquecento
Se mettiamo insieme tutti questi elementi, la figura di Giovanni Antonio De Nigris appare ancora più importante. Nacque nel 1502. A ventidue anni divenne docente di diritto. Scrisse opere giuridiche. Entrò nella vita culturale delle accademie. Collaborò con Marco Fileta Filiuli. Partecipò alla nascita della prima tipografia documentata di Campagna. Contribuì a creare le condizioni perché il sapere prodotto nella città potesse essere diffuso oltre i suoi confini.
Non fu quindi soltanto un uomo di lettere. Fu un costruttore di cultura.
Un uomo tra il diritto e la cultura
La sua storia ci permette anche di comprendere meglio il carattere della Campagna rinascimentale.
Era una città nella quale un uomo poteva studiare diritto e contemporaneamente frequentare ambienti letterari. Poteva insegnare nello Studio Generale e partecipare a un'accademia. Poteva scrivere un trattato e poi affidarlo ai torchi di una tipografia cittadina. Poteva vivere in una città del Mezzogiorno e dialogare idealmente con il più vasto mondo della cultura italiana ed europea. De Nigris incarnò proprio questa apertura.
La sua cultura non rimase chiusa dentro le mura della città. Attraverso i suoi libri, uscì da Campagna.
L'eredità di Giovanni Antonio De Nigris
Giovanni Antonio De Nigris morì a Campagna nel 1570, lasciando una produzione che sarebbe continuata a circolare e a essere ristampata anche dopo la sua morte. Ma la sua eredità non è fatta soltanto di libri. È fatta di una mentalità. L'idea che la cultura debba essere coltivata. L'idea che un giovane debba essere educato. L'idea che il sapere debba essere discusso. L'idea che un libro debba poter viaggiare.
E, soprattutto, l'idea che anche una città come Campagna potesse diventare protagonista della grande storia culturale italiana.
De Nigris comprese tutto questo in un'epoca nella quale non era affatto scontato. Una città che imparò a stampare La storia di Campagna nel Cinquecento può essere quindi letta come una grande costruzione collettiva.
Gli Orsini avevano creato il quadro politico nel quale la città poteva crescere. Le grandi famiglie locali avevano costruito ricchezza. Melchiorre Guerriero aveva contribuito a ottenere il titolo di Città e la diocesi.
Benedetto Tercasio aveva investito il proprio patrimonio nell'educazione e nella vita religiosa. Lo Studio Generale aveva formato generazioni di studenti.E poi arrivarono Gi ovanni Antonio De Nigris e Marco Fileta Filiuli. Portarono il sapere dalla sala dello studio al torchio.
E forse è proprio per questo che, ancora oggi, quando attraversiamo le strade della nostra città e passiamo davanti a Palazzo Tercasio, dovremmo ricordare che da quelle mura, nel Cinquecento, non uscirono soltanto persone. Uscirono libri. E quei libri portarono il nome di Campagna molto più lontano di quanto avrebbero potuto fare le sue stesse strade. Giovanni Antonio De Nigris fu uno degli uomini che resero possibile tutto questo.
E per questo il suo nome appartiene, a pieno titolo, alla storia culturale della nostra città.
BIBLIOGRAFIA CONSULTATA.
1. Memorie storiche della Città di Campagna – A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.
2. Anna Giordano – I regesti delle pergamene del Capitolo Di Campagna (1170 – 1772) – anno 2004 – Ed.
3. Valentino Izzo - Raccontare Campagna...Le persone illustri. - anno 2004

