Isabella d'Apia

di Cristian Viglione

Le sconfitte di Manfredi a Benevento nel 1266 e di Corradino di Svevia a Tagliacozzo nel 1268 segnarono la definitiva fine della dominazione sveva nel Mezzogiorno e l’affermazione della dinastia angioina, con Carlo I d’Angiò sul trono del Regno di Sicilia. La nuova situazione politica ebbe profonde conseguenze anche sul piano sociale e feudale: numerosi cavalieri francesi che avevano seguito il sovrano nella conquista del Regno ottennero feudi e incarichi di rilievo.
Tra questi vi fu Jean d’Eppes, italianizzato in Giovanni d’Apia, al quale venne assegnato il feudo di Campagna. La sua presenza rappresenta uno dei primi momenti documentati della nuova stagione angioina della città. Secondo la tradizione locale, la concessione risalirebbe al 1269, mentre l’effettivo insediamento del cavaliere a Campagna avvenne soltanto alcuni anni più tardi, tra il 1273 e il 1274. Il ritardo sarebbe legato alla sua partecipazione alla spedizione contro Tunisi promossa da Luigi IX di Francia nel 1270.
Durante la sua assenza, il governo del territorio venne affidato ad altri rappresentanti della corona, tra i quali il conte Roberto, indicato dalla tradizione come uno dei primi castellani angioini di Campagna. Al suo ritorno, Giovanni d’Apia assunse pienamente il controllo del feudo, dedicandosi all’organizzazione amministrativa e alla sicurezza del territorio. Regolamentò il diritto di pascolo, disciplinò i commerci e intervenne nella gestione dei rapporti tra la comunità e il potere feudale. La sua azione contribuì inoltre al rafforzamento del sistema difensivo, con interventi sul già esistente Castello Gerione, e alla conservazione dell’antica cappella di Santa Maria d’Avigliano, luogo di culto destinato ad assumere nei secoli successivi un ruolo centrale nella storia religiosa campagnese.
Alla morte di Giovanni d’Apia avvenuta nel suo villaggio natio nel 1293, la successione passò dapprima al figlio Giovanni Juniore e, dopo la sua precoce morte in battaglia, alla nipote Isabella d’Apia, destinata a diventare una delle figure più importanti della storia medievale di Campagna.

Isabella d’Apia e Raimondo del Balzo
Isabella, rimasta vedova prima di Adinolfo d’Aquino, conte ereditario di Belcastro, e successivamente del cavaliere Drogone di Merloto, sposò Raimondo del Balzo, esponente di una delle più importanti famiglie nobiliari di origine francese stabilitesi nel Regno di Napoli.
Raimondo fu un personaggio di primo piano della corte angioina e ricoprì numerosi incarichi militari e amministrativi. Fu ciambellano regio, capitano generale e giustiziere in diverse province del Regno, maresciallo e, dal 1352, Gran Camerlengo del Regno di Sicilia, carica che mantenne sino alla morte nel 1375. Fu inoltre strettamente legato alla regina Giovanna I, presso la cui corte esercitò un ruolo di grande rilievo.
I coniugi ebbero la loro residenza principale a Casaluce (CS), feudo nel quale la loro presenza è ampiamente documentata e che costituì uno dei centri più importanti della loro attività patrimoniale e signorile. Ciò non impedì loro, tuttavia, di mantenere con Campagna un rapporto stretto e costante: la città continuò a rappresentare una parte importante dei loro interessi feudali e delle loro iniziative religiose, economiche e urbanistiche. Le fonti locali ricordano infatti come Isabella e Raimondo soggiornassero frequentemente a Campagna e come proprio sotto la loro signoria si avviasse una trasformazione destinata a modificare profondamente la struttura dell'abitato.

La prima grande espansione oltre il borgo fortificato
È proprio nell’età di Isabella d’Apia e Raimondo del Balzo che Campagna compie uno dei passaggi più significativi della propria storia urbana.
Fino ad allora il centro abitato era cresciuto principalmente intorno al Castello Gerione e ai casali che si erano sviluppati sulle alture circostanti. La sponda sinistra del Tenza rappresentava invece, almeno in larga parte, un’area marginale rispetto al nucleo fortificato.
I coniugi Del Balzo-d’Apia furono tra i primi a imprimere una direzione nuova allo sviluppo urbano, portando la loro presenza oltre le antiche linee difensive del borgo. Intorno al 1370-1373 fecero edificare la propria nuova residenza signorile in un’area che, proprio perché posta al di fuori della cinta protetta del Gerione, costituiva allora una vera e propria espansione extra moenia. L’edificio è quello che oggi conosciamo come Palazzo di Città, successivamente trasformato in monastero degli Agostiniani e, in epoca contemporanea, divenuto sede dell’amministrazione comunale.
La scelta non fu casuale. Costruire la residenza in quella posizione significava infatti spostare il baricentro della vita cittadina verso la valle e verso il Tenza, favorendo la nascita di un nuovo spazio urbano destinato a svilupparsi progressivamente fino a diventare il Casalnuovo.
Di fronte alla loro residenza venne organizzato un ampio spazio destinato al mercato, da cui deriva il toponimo ancora oggi utilizzato di “Mercato”. Non si trattò quindi soltanto della costruzione di un palazzo signorile, ma di una vera operazione di trasformazione urbanistica: la residenza feudale, il mercato, le nuove abitazioni e le attività produttive contribuirono a creare un nuovo polo di vita cittadina al di fuori del nucleo medievale.

La cappella palatina e Santa Maria della Piazza
Accanto alla residenza signorile venne realizzata anche una cappella gentilizia, dedicata alla Santissima Annunziata, destinata a rimanere legata per secoli alla memoria della famiglia. L'edificio originario del complesso fu profondamente trasformato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, quando gli Agostiniani intervennero sulla struttura e sulla cappella palatina, trasformandola nell’attuale chiesa dell’Annunziata.
L’azione dei Del Balzo-d’Apia, tuttavia, non si limitò alla loro residenza privata. La nuova area urbana venne progressivamente dotata di edifici civili e religiosi, tra cui, secondo la ricostruzione storica locale, la chiesa di Santa Maria della Piazza, insieme alla Casa del Governatore, all’auditorium di Santa Maria della Giudeca e agli edifici destinati alle funzioni giudiziarie e amministrative. È in questo processo che la sponda sinistra del Tenza iniziò ad assumere una funzione urbana sempre più importante.
Quella stessa area, sviluppatasi grazie all’iniziativa signorile, avrebbe assunto nei secoli successivi un ruolo ancora più rilevante nella vita pubblica di Campagna, fino a diventare uno dei principali spazi amministrativi della città.

Le acque del Tenza e lo sviluppo delle attività produttive
Un altro elemento fondamentale della trasformazione promossa in questa fase fu il rapporto con il fiume Tenza.
L’acqua costituiva una delle principali risorse economiche di Campagna. Il corso del fiume e quello dell’Atri alimentavano infatti numerosi mulini e strutture produttive che, nel corso dei secoli, avrebbero fatto della valle uno dei principali poli manifatturieri del territorio. La documentazione storica conferma l’esistenza di mulini ad acqua lungo il Tenza già in epoche molto antiche, mentre tra il Cinquecento e il Settecento il sistema produttivo raggiunse una particolare articolazione, comprendendo mulini, frantoi, gualchiere, concerie e altre attività.
Alla fase di espansione urbana del Trecento viene ricondotta anche la realizzazione e il potenziamento di canalizzazioni artificiali delle acque del Tenza, vere e proprie “vie dell’acqua” destinate a convogliare la risorsa verso le attività produttive presenti lungo il nuovo asse urbano. La ricostruzione locale attribuisce ai Del Balzo-d’Apia un ruolo importante nell’avvio di questo processo, collegando la crescita della nuova area abitata alla necessità di sfruttare in modo più razionale la forza motrice del fiume. Non si trattava dunque soltanto di portare l’acqua verso le abitazioni: l’obiettivo era anche quello di creare le condizioni necessarie per alimentare mulini, opifici e manifatture, ponendo le basi di quella vocazione produttiva che avrebbe caratterizzato Campagna per molti secoli. Le fonti più tarde documentano infatti un articolato sistema di chiuse, canalizzazioni e condotte artificiali lungo il Tenza, destinato ad alimentare le numerose attività produttive dislocate sulle sue rive.
In questo senso, l’intervento dei Del Balzo-d’Apia può essere letto non soltanto come un episodio di espansione edilizia, ma come una vera riprogettazione del rapporto tra città, acqua e produzione.

La crescita di Campagna e il nuovo Casalnuovo
L’insieme di questi interventi — la residenza signorile extra moenia, il mercato, le nuove strutture religiose e amministrative, il potenziamento delle vie di comunicazione e delle canalizzazioni — favorì la progressiva espansione dell’abitato verso la parte bassa della valle.
Il nuovo nucleo venne identificato con il nome di Casalnuovo, proprio perché sorto più recentemente rispetto ai casali originari della città. Tra la fine del Trecento e il Quattrocento questo spazio sarebbe diventato uno dei principali assi di sviluppo dell’abitato, ponendosi in relazione con la Trinità, con la nuova sede degli Agostiniani e con l’area del Mercato.
A completare il sistema viario contribuì anche il Ponte di San Leonardo, realizzato all’ingresso della valle in corrispondenza delle antiche direttrici che attraversavano i fondi di Ariano e Furano. La nuova infrastruttura favorì il collegamento tra il borgo fortificato e le aree in espansione, rendendo più agevole il movimento di persone, merci e prodotti.
Campagna iniziava così ad abbandonare progressivamente la fisionomia di semplice borgo dominato dal castello per assumere quella di un centro urbano articolato, nel quale gli spazi residenziali, religiosi, commerciali e produttivi iniziavano a convivere al di fuori dell’antico nucleo fortificato.

La devozione per Santa Maria d’Avigliano
Accanto alla trasformazione urbanistica, Isabella e Raimondo diedero grande impulso anche alla vita religiosa.
Nel 1368, con il favore della regina Giovanna I, favorirono l’insediamento dei Frati Minori Francescani presso Santa Maria d’Avigliano e la costruzione di un primo complesso conventuale annesso alla chiesa. L’intervento rappresentava anche un modo per proseguire la memoria di Giovanni d’Apia, particolarmente legato a quel luogo e alla sua conservazione.
Per valorizzare ulteriormente il santuario venne inoltre organizzata una grande fiera religiosa e commerciale negli ultimi quindici giorni di agosto, raggiungibile attraverso un percorso di pellegrinaggio dall’antico centro abitato. Quella tradizione, profondamente trasformata dal passare dei secoli, trova ancora oggi una continuità nella Quindicina della Madonna d’Avigliano.
Anche il Castello Gerione continuò ad essere interessato da interventi di rafforzamento e ampliamento delle strutture difensive, in un’epoca nella quale la sicurezza militare rimaneva una componente essenziale dell’amministrazione feudale.

Un’eredità destinata a cambiare la città
Isabella d’Apia e Raimondo del Balzo, sepolti nella basilica di Santa Chiara a Napoli, ebbero quattro figli, tutti prematuramente scomparsi. L’assenza di una discendenza diretta rese necessario individuare un erede capace di assicurare la continuità del vasto patrimonio della coppia. La scelta cadde su Raimondello Orsini, nipote di Raimondo, destinato ad assumere il cognome Del Balzo e a inaugurare una nuova fase delle vicende feudali della città.
L’eredità dei Del Balzo-d’Apia non fu però soltanto dinastica.
Il loro intervento a Campagna ebbe conseguenze ben più profonde. Essi furono infatti tra i primi protagonisti di quella espansione del borgo oltre i suoi confini medievali che avrebbe progressivamente spostato il centro della vita cittadina verso la valle del Tenza. La costruzione della residenza extra moenia, la creazione del mercato, la cappella gentilizia, l’incremento degli spazi religiosi e amministrativi, il potenziamento delle vie di comunicazione e lo sfruttamento delle acque per le attività produttive contribuirono a creare le condizioni per la nascita di una Campagna nuova.
Il passaggio dagli antichi casali al nuovo Casalnuovo rappresentò così uno dei primi grandi momenti di trasformazione urbana della città. Il palazzo feudale, divenuto nei secoli successivi convento agostiniano e infine Palazzo di Città, costituisce ancora oggi la testimonianza più evidente di quella scelta.
La successiva affermazione degli Orsini di Gravina, e più avanti l’opera di figure come Melchiorre Guerriero, avrebbe portato Campagna verso una stagione di ulteriore sviluppo politico, culturale, religioso ed economico. Ma le premesse di quella trasformazione erano già state poste nel Trecento, quando Isabella d’Apia e Raimondo del Balzo compresero che il futuro del feudo non poteva più essere racchiuso entro le vecchie strutture del borgo fortificato.
Fu allora che Campagna iniziò concretamente il proprio percorso da castrum a civitas.
TESTI CONSULTATI.

1. Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – L.Ganelli – anno 2005 - Edizioni Scientifiche Italiane.
2. Rubino Luongo - Storia di Campagna - libro 1 - Ed. Ass. Giordano Bruno .
3. Emanuele Catone - Le signorie feudali - Storia di Campagna - libro 1 - Ed. Ass. Giordano Bruno .
4. Valentino Izzo - Raccontare Campagna - Le persone illustri - vol. A - anno 2004.
5. Valentino Izzo - Raccontare Campagna - Il Castello Gerione - vol. A - anno 2006.
6. A. Varela Braga, G. Extermann - Splendor Marmoris - I colori del marmo, tra Roma e l'Europa, da Paolo III a Napoleone III - Anno 2016 - De Luca Editori d'Arte

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi