Le due oasi.

di Cristian Viglione

Campagna, tra montagne, acque e biodiversità
Campagna è un piccolo gioiello incastonato in una valle dove la natura ha costruito, nel corso di milioni di anni, un paesaggio sorprendentemente vario. Montagne, colline, corsi d'acqua, boschi, pianure e ambienti umidi si susseguono in uno spazio relativamente ristretto, creando una ricchezza naturalistica che rappresenta una delle caratteristiche più affascinanti del territorio.
Non è un caso che Campagna sia conosciuta come la “Città delle due aree protette”, grazie alla presenza dell'Oasi di Persano, nella parte meridionale del territorio, e dell'area del Monte Polveracchio, inserita nella rete delle aree di interesse comunitario. Ma la peculiarità di Campagna comincia ancora prima della flora e della fauna: è scritta nelle rocce, nella forma stessa della valle e nel modo in cui l'acqua ha modellato il territorio.
Campagna è infatti considerata un'importante finestra tettonica, una particolare struttura geologica che consente di osservare in superficie materiali appartenenti a unità profonde della crosta terrestre, normalmente ricoperte da strati più recenti. La struttura fu individuata per la prima volta nel 1967 dai geologi Paolo Scandone e Luigi Sgrosso e successivamente approfondita negli studi presentati negli anni Settanta. La finestra tettonica campagnese venne riconosciuta come una delle strutture più significative per comprendere l'assetto geologico dell'Appennino campano-lucano.
Per capire, almeno in parte, questa singolarità, bisogna immaginare la Terra non come una superficie immobile, ma come un pianeta in continua trasformazione. Le grandi porzioni della crosta terrestre si sono mosse, spinte, sovrapposte e deformate nel corso di tempi lunghissimi. Le montagne che oggi vediamo sono il risultato di questi movimenti, così come lo sono le rocce che affiorano in luoghi apparentemente lontani dalla loro posizione originaria.
La finestra tettonica di Campagna è proprio il risultato di questa storia. Gli strati rocciosi che oggi affiorano sono stati progressivamente messi a nudo dall'azione combinata dei movimenti tettonici e dell'erosione. Per migliaia e migliaia di anni i fiumi Tenza e Atri hanno inciso il territorio, scavando i materiali più recenti e contribuendo a portare alla luce quelli più antichi.
È come se la natura avesse lentamente sfogliato un enorme libro geologico, pagina dopo pagina, permettendo oggi di leggere direttamente nella morfologia del territorio una parte della sua storia.
Al centro della finestra tettonica campagnese si trova l'Unità di Monte Croce, circondata dalle formazioni carbonatiche che costituiscono gran parte dei rilievi dei Monti Picentini. Queste rocce raccontano un passato nel quale vaste porzioni dell'Italia meridionale erano sommerse dal mare. I sedimenti depositatisi sui fondali marini, trasformatisi nel corso di milioni di anni, costituiscono oggi parte delle montagne che circondano Campagna.
La storia geologica del territorio affonda dunque le sue radici in un passato remotissimo. Gli strati che caratterizzano la finestra tettonica comprendono formazioni appartenenti a epoche comprese tra il Triassico e il Miocene. In altre parole, la storia geologica leggibile nelle rocce di Campagna attraversa un arco temporale di centinaia di milioni di anni.
Per questo motivo, osservando oggi le montagne campagnesi, si può dire che il territorio possiede una storia molto più antica di quella dell'uomo. Le sue rocce hanno visto cambiare il paesaggio, il clima e perfino la geografia del Mediterraneo molto prima che comparissero le prime comunità umane.
Questa lunga evoluzione ha prodotto anche una straordinaria varietà altimetrica. Il territorio di Campagna si estende infatti dalle quote più basse della valle, intorno ai 30 metri sul livello del mare, fino ai 1.790 metri del Monte Polveracchio, una delle cime più elevate dei Monti Picentini. Circa il 54% del territorio è montuoso, il 22% collinare e il restante 24% pianeggiante.
È proprio questa successione di ambienti a spiegare una delle grandi ricchezze naturalistiche di Campagna: cambiando quota cambiano il clima, l'umidità, il tipo di terreno, la vegetazione e, di conseguenza, anche gli animali che possono trovare qui il proprio habitat. L'acqua rappresenta il grande elemento unificante di questo paesaggio.
Dalle montagne scendono torrenti e fiumi che attraversano la valle e accompagnano il territorio fino alla pianura del Sele. Il Tenza e l'Atri hanno avuto un ruolo fondamentale non soltanto nella formazione geologica della valle, ma anche nella storia economica e agricola di Campagna. Le loro acque hanno alimentato opifici e attività produttive, irrigato le campagne e modellato il paesaggio.
Seguendo idealmente il corso delle acque verso sud si raggiunge uno degli ambienti naturali più importanti del territorio: l'Oasi di Campagna-Serre-Persano.
Qui il paesaggio cambia completamente. Alle montagne si sostituiscono le acque, le zone umide, i canneti e la vegetazione ripariale. L'area, un tempo caratterizzata da estese zone paludose, fu interessata dalle opere di bonifica realizzate nella prima metà del Novecento e dalla successiva costruzione della diga di Persano, destinata alla regolazione delle acque per l'irrigazione della Piana del Sele.
L'invaso ha trasformato profondamente il paesaggio, ma ha anche creato le condizioni per la formazione di un ambiente umido di grande valore naturalistico. L'area di Persano è oggi tutelata attraverso diversi strumenti di protezione, tra cui la Rete Natura 2000, e rientra nel sistema delle aree protette legate al fiume Sele.
È un paesaggio nel quale l'acqua domina ogni cosa. Salici, pioppi e ontani accompagnano le rive, formando boschi ripariali nei quali crescono felci, equiseti e numerose specie legate agli ambienti umidi. Più lontano dall'acqua compaiono canneti, prati, boschi, macchia mediterranea e altre formazioni vegetali che contribuiscono a creare un mosaico di habitat differenti. È proprio questa varietà a rendere Persano particolarmente preziosa per la fauna.
Tra gli animali più importanti dell'area vi è la lontra europea (Lutra lutra), uno dei simboli degli ambienti fluviali italiani e una specie strettamente legata alla qualità delle acque. La sua presenza rappresenta un importante indicatore dello stato di salute degli ecosistemi acquatici.
Accanto alla lontra vivono numerosi altri mammiferi, tra cui volpi, tassi, cinghiali, donnole e puzzole. Ma è soprattutto il mondo degli uccelli a rendere l'Oasi di Persano particolarmente interessante. Le zone umide costituiscono infatti un'importante area di sosta e alimentazione per numerose specie migratrici: aironi, garzette, anatre, gallinelle d'acqua, folaghe e porciglioni possono essere osservati nei diversi periodi dell'anno. Nei cieli dell'area non mancano inoltre rapaci come poiane, gheppi, sparvieri e falchi.
Anche le acque ospitano una ricca comunità di specie ittiche, tra cui anguille, carpe, tinche, barbi e cavedani. Per chi desidera avvicinarsi a questo ambiente, l'Oasi offre percorsi naturalistici e punti di osservazione che consentono di esplorare il territorio senza alterarne gli equilibri. È soprattutto il birdwatching a trovare qui uno dei suoi ambienti più favorevoli: basta fermarsi e osservare per accorgersi di quanto sia vivo un paesaggio che, a prima vista, potrebbe sembrare silenzioso.
Lasciata la pianura e risalendo verso Campagna, il paesaggio torna progressivamente a farsi collinare e montuoso. Gli oliveti accompagnano il percorso e raccontano un'altra importante componente dell'identità agricola campagnese.
L'olivo trova qui condizioni particolarmente favorevoli e la produzione di olio rappresenta una delle attività agricole più significative del territorio. Una parte degli oliveti è destinata alla produzione dell'Olio Extravergine di Oliva DOP, una certificazione che tutela non soltanto il prodotto finale, ma anche il rapporto tra le sue caratteristiche e l'ambiente nel quale viene prodotto.
Dalle campagne il paesaggio torna poi a stringersi. Il Tenza entra nella valle e, attraversando una gola suggestiva, accompagna il visitatore verso il centro storico. Qui il rapporto tra acqua, roccia e abitato diventa particolarmente evidente: il fiume ha scavato il proprio percorso tra le montagne e ha contribuito, insieme ai processi geologici, a creare quella conformazione che rende Campagna così riconoscibile.
È in questo punto che il Tenza incontra l'Atri, e da qui comincia la risalita verso l'ambiente montano. Salendo di quota cambia nuovamente il volto della vegetazione. Alle formazioni delle quote più basse si sostituiscono progressivamente lecci, castagni e cerri; più in alto compaiono aceri, olmi, ontani e altre specie caratteristiche dei boschi appenninici. Infine, avvicinandosi alle quote più elevate, il faggio diventa protagonista.
La montagna che domina questo paesaggio è il Monte Polveracchio, che con i suoi 1.790 metri rappresenta uno dei grandi simboli naturalistici di Campagna. La sua cima segna anche il confine con il territorio di Acerno e costituisce uno dei punti più significativi del settore orientale dei Monti Picentini.
Il Polveracchio appartiene a un ambiente completamente diverso da quello di Persano. Là domina l'acqua stagnante o lentamente corrente della zona umida; qui sono invece la montagna, il bosco, la neve, la nebbia e le forti variazioni climatiche a determinare la vita degli ecosistemi. E anche qui l'acqua torna a essere protagonista.
Le condizioni climatiche e la conformazione geologica della montagna favoriscono infatti l'accumulo delle precipitazioni e l'alimentazione di numerosi corsi d'acqua. Le correnti umide provenienti dal Mediterraneo incontrano i rilievi e contribuiscono alla formazione di condizioni particolarmente favorevoli alla presenza di boschi e sorgenti. Il risultato è un ambiente ricco di biodiversità, nel quale trovano rifugio numerose specie animali.
Tra i grandi protagonisti dell'area vi è il lupo (Canis lupus), simbolo della fauna appenninica. La sua presenza non deve però essere interpretata necessariamente come indice dell'esistenza di una popolazione stabilmente concentrata sulla sola montagna: il lupo è un animale estremamente mobile, capace di percorrere grandi distanze e di utilizzare territori molto vasti. Il Parco e le montagne campagnesi rappresentano quindi soprattutto un'importante area di passaggio, alimentazione e rifugio all'interno di un più ampio territorio appenninico.
Accanto al lupo vivono specie come il ghiro, il moscardino, il quercino, la martora, il tasso e il gatto selvatico. Particolarmente interessante è anche la presenza di anfibi come l'ululone dal ventre giallo, la salamandra pezzata appenninica e il tritone italico, specie strettamente legate alla disponibilità di acqua e alla qualità degli ambienti nei quali vivono.
Nel cielo dei Monti Picentini si possono incontrare diversi rapaci, sia diurni sia notturni: dal falco pellegrino alla poiana, dalla civetta all'allocco, fino al gufo e al barbagianni. Nei boschi trova inoltre il proprio habitat il picchio nero, una delle specie più caratteristiche delle grandi foreste mature.
Ma il vero tesoro del Polveracchio è forse il bosco. A queste quote il faggio domina ampie porzioni del paesaggio, creando una foresta che cambia completamente aspetto con il trascorrere delle stagioni. In primavera il sottobosco si riempie di nuove fioriture; in estate la chioma crea vaste zone d'ombra; in autunno il bosco assume tonalità calde e profonde; d'inverno, quando la neve ricopre i versanti, la montagna appare quasi sospesa nel tempo.
La presenza del faggio nel Sud Italia è legata alle grandi trasformazioni climatiche che hanno interessato l'Europa durante le glaciazioni. Quando i ghiacci avanzarono verso sud, molte specie vegetali si spostarono seguendo le condizioni climatiche loro più favorevoli. Con il successivo riscaldamento del continente, alcune di queste specie rimasero isolate in aree che conservavano condizioni ambientali adatte alla loro sopravvivenza.
Il faggio del Polveracchio assume così un particolare interesse biogeografico, perché rappresenta il risultato di una lunga storia di spostamenti, adattamenti e isolamento delle popolazioni vegetali. La sua presenza a una quota relativamente vicina al mare è inoltre favorita dalle condizioni di umidità del versante, che permettono alla foresta di svilupparsi anche in un ambiente nel quale, osservando soltanto la posizione geografica, non ci aspetteremmo una vegetazione di questo tipo. È questo uno degli aspetti più affascinanti del territorio campagnese: la possibilità di passare, nel giro di pochi chilometri, da un ambiente umido di pianura a una gola fluviale, dagli oliveti alle montagne, fino alle grandi faggete d'alta quota.
Due paesaggi apparentemente lontanissimi, Persano e Polveracchio, sono dunque uniti da un elemento essenziale: l'acqua.
A Persano l'acqua forma laghi, canali, paludi e ambienti ripariali; sul Polveracchio cade sotto forma di pioggia e neve, penetra nel terreno, alimenta sorgenti e torrenti e ridiscende verso valle. È un ciclo continuo che collega la montagna alla pianura e rende comprensibile quanto siano profondamente legati tra loro tutti gli ambienti naturali di Campagna.
La biodiversità campagnese non è quindi il risultato di un'unica caratteristica, ma dell'incontro di molte condizioni: la particolare struttura geologica, le forti differenze altimetriche, la presenza dei fiumi, la vicinanza del mare, l'esposizione dei versanti, il clima e la varietà dei suoli.
È questa combinazione ad aver creato un territorio nel quale possono convivere ambienti estremamente diversi. Per questo motivo Campagna può essere letta come un vero e proprio libro della natura: le rocce raccontano la storia più antica, i fiumi ne hanno inciso le pagine, le montagne ne hanno modellato il paesaggio e la vegetazione e gli animali ne rappresentano la parte più viva.
Percorrere il territorio campagnese significa allora attraversare ambienti diversi ma profondamente connessi: dalle acque del Sele alle zone umide di Persano, dagli oliveti alle gole del Tenza, dai boschi collinari alle faggete del Polveracchio. È una ricchezza che non appartiene soltanto alla scienza o agli studiosi. È un patrimonio che può essere osservato, percorso e conosciuto da chiunque voglia scoprire Campagna oltre il suo centro storico e i suoi monumenti. Perché la storia di questa città non è scritta soltanto nelle sue chiese, nei palazzi e nelle opere d'arte. È scritta anche nelle montagne che la circondano, nei fiumi che l'attraversano, nelle foreste che ne ricoprono i versanti e negli animali che ancora oggi trovano qui il proprio spazio.
Ed è forse proprio questo il modo più bello per comprendere Campagna: una città nata dall'incontro tra uomo e natura, custodita da una valle che, da milioni di anni, continua a raccontare la propria storia.
BIOGRAFIA CONSULTATA
1. La successione miocenica dell'alta Vallimala della finestra tettonica di Campagna (Monti Picentini) – nota presentata a Roma nella seduta scientifica del 12 luglio 1974 – Boll. Soc. Geol, It., 93 (1974). 1043-1047
2. Antonello D'Ambrosio – Le due Oasi di Campagna. Tesi di Laurea di Scienze forestali e ambientali. Uni. di Potenza
3. Costa 1866, p.2 sgg. / cfr. Leudi 1999.
4. THE GEOLOGICAL SOCIETY OF AMERICA. GEOLOGIC TIME SCALE. (2009).
5. Storia del Consorzio Destra Sele (http://www.bonificadestrasele.it/la-storia/)

Gallery dell'oasi del Monte Polveracchio


Gallery dell'oasi del WWF Campagna-Persano


Trailer dell'undicesimo episodio del format "Piacere, Campagna." riguardante le due oasi


 

 

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