Palazzo Nobiliari
di Cristian Viglione
I palazzi nobiliari di Campagna: pietra, famiglie e architetture di una città aristocratica
Camminare attraverso il centro storico di Campagna significa attraversare una città nella quale la storia non è custodita soltanto nelle chiese, nei conventi e nei monumenti pubblici, ma anche nelle facciate dei suoi palazzi. Dietro portali di pietra, cortili, scale, fontane e stemmi gentilizi si racconta infatti la storia delle famiglie che per secoli hanno avuto un ruolo nella vita politica, economica e culturale della città.
I palazzi signorili campagnesi non appartengono a una sola epoca e non seguono un unico modello architettonico. Sono il risultato di una crescita lenta, spesso avvenuta attraverso ampliamenti, trasformazioni e sovrapposizioni. Alcuni affondano le proprie origini nel Medioevo e conservano ancora elementi dell'architettura angioina; altri assumono nel Rinascimento forme più ordinate e solenni; nel Seicento e soprattutto nel Settecento le facciate si fanno più monumentali, i portali acquistano maggiore forza scenografica e gli spazi interni vengono organizzati secondo il gusto barocco e tardo barocco. Anche l'Ottocento e il Novecento hanno lasciato le proprie tracce, talvolta attraverso trasformazioni necessarie, talvolta cancellando una parte delle caratteristiche originarie.
È proprio questa stratificazione a rendere particolare il patrimonio aristocratico di Campagna. Qui il palazzo non è mai soltanto una residenza: è il segno della presenza di una famiglia, della sua ricchezza, del suo prestigio e del rapporto che essa aveva instaurato con la città.
Uno dei percorsi più interessanti parte da corso Umberto I, dove la presenza dei grandi palazzi testimonia l'espansione dell'abitato oltre i nuclei più antichi.
Qui sorge il Palazzo Gibboni, costruito nel XVII secolo e concepito come una delle successive estensioni dell'antico borgo. La sua fisionomia attuale è soprattutto legata agli interventi conclusi nel 1785, data incisa sull'imponente portone d'ingresso. È proprio il portale a rappresentare uno degli elementi più importanti dell'edificio: la sua impostazione barocca comunica immediatamente il gusto monumentale raggiunto dall'architettura civile campagnese nel Settecento.
Anche la volta dell'ingresso conserva un particolare interesse. Il frontone è diviso in due parti e presenta i simboli del Seggio Civico, mentre in passato vi trovava posto anche lo stemma della famiglia Gibboni. Non era dunque un semplice elemento decorativo: attraverso il portale e lo stemma, il palazzo dichiarava pubblicamente la posizione della famiglia all'interno della società cittadina.
Le testimonianze tramandate dai discendenti delle famiglie che ancora oggi abitano il palazzo ricordano inoltre l'esistenza, nella parte sottostante il costone roccioso, di giardini e fontane. Un aspetto particolarmente significativo, perché permette di immaginare quanto fosse diversa la relazione tra il palazzo e gli spazi circostanti rispetto a quella odierna.
Il terremoto del 23 novembre 1980, che colpì duramente l'Irpinia e vaste zone della Campania, segnò anche questo edificio. Gli interventi di ristrutturazione e modernizzazione hanno garantito la sua conservazione, ma hanno inevitabilmente ridotto la leggibilità di alcune delle antiche caratteristiche architettoniche. Il Palazzo Gibboni rimane tuttavia uno dei punti di riferimento del corso Umberto I e un esempio significativo della stagione barocca della città.
Poco distante si incontra il Palazzo Campanino, appartenuto all'omonima famiglia nobile di origine cilentana, presente a Campagna già dal XIV secolo. L'edificio attuale risale alla metà del XVIII secolo, quando la famiglia, ormai consolidata socialmente ed economicamente, volle dotarsi di una seconda importante dimora.
La costruzione appartiene pienamente alla stagione del tardo barocco. La progettazione originaria doveva essere molto più ricca e sontuosa di quanto oggi sia possibile percepire. Le successive ristrutturazioni hanno infatti semplificato l'aspetto generale dell'edificio, lasciando però intatto il portale d'ingresso, che permette ancora di intuire la raffinatezza dell'insieme originario.
È un fenomeno frequente nei palazzi storici di Campagna: mentre le facciate e gli interni vengono modificati dalle esigenze delle epoche successive, il portale rimane spesso il punto nel quale la famiglia proprietaria continua a essere riconoscibile. È la soglia che separa la strada, spazio pubblico, dalla casa, spazio privato, e proprio per questo viene trattata con particolare attenzione.
Proseguendo lungo corso Umberto I si incontra il Palazzo Cubicciotti, la cui costruzione viene fatta risalire con probabilità alla fine del XVI secolo. Qui il linguaggio architettonico cambia e lascia emergere più chiaramente la sensibilità del Rinascimento.
Il palazzo presenta infatti un elegante balcone rinascimentale, un importante portale in pietra e un atrio interno particolarmente caratteristico. La presenza di una fontana accanto alla scalinata è uno degli elementi più suggestivi dell'edificio: acqua, pietra e architettura si incontrano in uno spazio destinato non soltanto alla funzione pratica, ma anche alla rappresentazione del prestigio della casa.
La famiglia Cubicciotti fu una delle casate di lunga presenza nella storia di Campagna e il palazzo fu teatro di avvenimenti di rilievo. Ancora oggi la sua struttura, grazie alla qualità degli ambienti e alla ricchezza dei particolari architettonici, si presta a ospitare eventi e iniziative culturali. In questo edificio è possibile cogliere con particolare chiarezza il passaggio dall'ordine rinascimentale alle successive trasformazioni del palazzo signorile.
Se il corso Umberto racconta soprattutto la fase di espansione e monumentalizzazione della città, entrando nei quartieri più antichi si incontrano edifici che conservano una relazione ancora più stretta con il tessuto medievale.
È il caso del Palazzo Bernalla, situato all'inizio di via San Bartolomeo. La sua origine viene fatta risalire probabilmente all'età angioina, circostanza che lo rende uno degli edifici più antichi del centro storico. La facciata, pur avendo subito trasformazioni, conserva un elegante portale; è però soprattutto l'interno a rivelare la qualità della costruzione originaria.
Entrando nell'androne si incontrano ancora i mattoni di terracotta del pavimento, una fontana sulla parete e una successione di archi che accompagnano la scala verso i piani superiori. Sono elementi semplici ma preziosi, perché restituiscono il carattere dell'architettura domestica medievale e postmedievale: pietra, terracotta, acqua e strutture ad arco costituiscono il vocabolario fondamentale della casa signorile campagnese. Ancora più antico, almeno secondo la tradizione locale, è il Palazzo Cozzi, la cui origine viene fatta risalire ai primi anni del XIII secolo. La sua storia è particolarmente interessante perché l'edificio non nacque originariamente come dimora nobiliare: sarebbe sorto come ospedale cittadino, in sostituzione di un'antica cappella dedicata a Santa Sofia.
La funzione assistenziale dell'edificio rende il Palazzo Cozzi un caso particolare all'interno del patrimonio architettonico campagnese. Qui la storia della città civile e quella religiosa si incontrano prima ancora della trasformazione in palazzo signorile.
L'edificio venne successivamente ristrutturato, soprattutto nel XVIII secolo, quando assunse forme più vicine al gusto del tempo. Il grande portale introduce in un atrio pavimentato con basoli di pietra, dal quale si sviluppa una struttura su tre piani. La scala, con i suoi archi e i robusti pilastri in pietra, conserva ancora l'imponenza di una costruzione cresciuta e trasformata nel corso di secoli.
Non lontano da questi edifici si trova il
Palazzo De Riso, nel quartiere di Zappino, uno dei nuclei più antichi della città. La sua origine è considerata probabilmente tardo-medievale, mentre gli elementi architettonici visibili oggi rimandano soprattutto alla cultura del Rinascimento. La facciata è caratterizzata dalle rose in pietra che decorano i finestroni, elemento ornamentale di particolare raffinatezza, e dal portale con arco a tutto sesto, sopra il quale è ancora visibile lo stemma nobiliare dei De Riso, famiglia nobile e titolata del Regno di Napoli. Il palazzo mostra così uno dei tratti più interessanti dell'architettura civile campagnese: la sopravvivenza di forme medievali accanto alla nuova sensibilità rinascimentale. Il robusto arco a tutto sesto, la pietra lavorata e la presenza dello stemma compongono un'architettura nella quale la funzione abitativa si accompagna alla rappresentazione del rango.
Nel cuore della città, sulla salita che divide largo Cantalupo e largo della Memoria, sorge il Palazzo Cervone, appartenuto all'omonima e potente famiglia nobiliare.
Anche qui la soglia assume un ruolo fondamentale. Il portale introduce a un ambiente interno nel quale sopravvive parte dell'antica decorazione dello stemma familiare, ancora leggibile nella volta superiore. Da qui si accede a un prezioso chiostro, pavimentato con basoli di pietra e caratterizzato dalla presenza di una fontana.
Quest'ultima aveva anche una funzione concreta: in passato veniva utilizzata come peschiera dalle famiglie che abitavano il palazzo. Ancora una volta l'acqua diventa parte integrante dell'architettura della casa, non soltanto come elemento ornamentale ma come componente della vita quotidiana. Un carattere decisamente più maturo del Barocco si ritrova nel Palazzo Pastore-Alinante, in via Giudeca, nelle immediate vicinanze della Basilica Pontificia di Santa Maria della Pace.
Considerato tra gli edifici più belli della città, il palazzo si distingue per la facciata e soprattutto per il grande portale barocco. La ricchezza non si esaurisce però all'esterno: entrando si scopre un sistema di ambienti nei quali la pietra e l'acqua diventano protagoniste. Una volta di particolare pregio introduce al chiostro, mentre una piccola fontana accompagna quella collocata ai piani superiori. Mosaici e pietra completano l'effetto decorativo.
Il palazzo appartenne alle famiglie Pastore e Alinante, ricordate anche per la loro partecipazione agli avvenimenti della rivoluzione del 1799. Le fonti locali individuano proprio in questo periodo il possibile arrivo della famiglia a Campagna. È un dettaglio che lega ancora una volta l'architettura alla storia politica del Regno di Napoli: dietro una facciata barocca si muovevano famiglie coinvolte nelle grandi trasformazioni che attraversavano l'Europa e il Mezzogiorno. La dimensione politica del palazzo raggiunge il suo culmine nel Palazzo Ducale, affacciato sull'antica piazza oggi dedicata a Giulio Cesare Capaccio, accanto alla chiesa del Santissimo Salvatore e Sant'Antonino.
Questo è il palazzo degli ultimi feudatari di Campagna, i Pironti, famiglia di origine napoletana che volle costruire qui una dimora completamente nuova. La sua realizzazione modificò persino l'assetto della chiesa adiacente: a spese dei Pironti venne abbattuto il campanile e fu modificato l'ingresso dell'edificio religioso, così da creare una presenza architettonica più prestigiosa intorno alla nuova residenza.
Il portale, con il suo arco a tutto sesto, introduce in un atrio di gusto pienamente barocco, dove trova posto una piccola fontana ornata da un mascherone. Salendo con lo sguardo, la scenografia continua nella grande scalinata, caratterizzata da archi ribassati che accompagnano la salita verso i piani superiori.
È un'architettura nella quale il palazzo non vuole semplicemente abitare la città: vuole dominarne visivamente lo spazio. La posizione, la monumentalità del portale, la scala e il rapporto con la piazza e con la chiesa raccontano il potere della famiglia che lo abitava.
A poca distanza, alle spalle di piazza Melchiorre Guerriero, sorge il Palazzo dei Governatori dei Principi di Monaco, legato alla lunga presenza dei Grimaldi di Monaco nella storia feudale di Campagna.
Il palazzo conserva ancora una parte importante della propria identità attraverso il portale monumentale e l'atrio interno. Nella volta dell'ingresso sono visibili i resti dello stemma gentilizio della casa monegasca, uno dei particolari più significativi dell'edificio.
La scala in pietra, sulla sinistra, conduce al piano superiore accompagnata da una successione di archi; anche il pavimento in pietra e le rifiniture interne contribuiscono a creare un ambiente nel quale la solidità della struttura medievale e feudale si unisce a un gusto più raffinato.
La presenza dei Grimaldi è particolarmente importante nella storia politica di Campagna. La famiglia fu infatti tra i feudatari di più lunga durata della città, fino al passaggio del feudo ai Caracciolo nel 1642, quando il marchese Grimaldi si schierò con la Francia nel conflitto che vedeva contrapposte le potenze europee per il controllo del Mezzogiorno. La successiva affermazione della parte spagnola cambiò anche gli equilibri del potere locale. In questo quadro si inserisce l'arrivo dei Maffey, legati al capitano Lelio Maffey, al servizio del principe Caracciolo di Torrecuso.
Il Palazzo Maffey, posto tra l'antico quartiere della Trinità, oggi Santo Spirito, e Casal Nuovo, conserva proprio il ricordo di questa stagione. La famiglia Maffey si stabilì a Campagna nel Seicento, e il palazzo divenne espressione della posizione raggiunta dal casato nella società locale.
La struttura si sviluppa su due piani e ha come elemento caratterizzante il grande portone d'ingresso. Da qui si accede a una volta a cassettoni, che conduce verso gli ambienti superiori, ancora caratterizzati da raffinate opere decorative. L'insieme restituisce l'immagine di una dimora aristocratica seicentesca nella quale la solidità della pietra si accompagna a una maggiore attenzione per la rappresentazione degli spazi interni. Nel quartiere di Casal Nuovo si trova anche il Palazzo Rivelli, risalente al XVI secolo e legato al nome dello storico e canonico campagnese Antonino Vincenzo Rivelli.
Il suo portale in pietra è decorato con motivi floreali e pietre lavorate, in una composizione che esprime pienamente la sensibilità ornamentale del Rinascimento meridionale. Ma ancora una volta è l'interno a conservare alcuni degli elementi più interessanti: nell'ampio androne si trova infatti un pozzo, che in passato garantiva l'approvvigionamento idrico agli abitanti del palazzo.
Il pozzo, come le fontane degli altri palazzi, ricorda una caratteristica fondamentale delle antiche dimore campagnesi. L'acqua non era soltanto una risorsa naturale abbondante nel territorio: era parte integrante della vita domestica e dell'organizzazione degli edifici. Cortili, fontane, vasche e pozzi costituivano una piccola infrastruttura privata all'interno delle grandi abitazioni.
La presenza dell'acqua ritorna anche nel Palazzo Cervone, nel Palazzo Cubicciotti, nel Palazzo Gibboni, nel Palazzo Pastore-Alinante e nel Palazzo Ducale. In alcuni casi con funzione pratica, in altri con valore ornamentale, essa diventa quasi una costante dell'architettura signorile campagnese.
Guardando nel loro insieme questi edifici, emerge così un vero e proprio vocabolario dell'architettura aristocratica locale.
Il portale è il primo elemento di rappresentanza. È spesso realizzato in pietra locale, lavorato e proporzionato in modo da distinguere la dimora dalle abitazioni comuni. Può essere rinascimentale, con forme più ordinate e misurate, oppure barocco, quando la superficie diventa più plastica e scenografica. In alcuni casi ospita lo stemma della famiglia; in altri ne conserva soltanto le tracce.
Il cortile o atrio costituisce invece il cuore della casa. È lo spazio nel quale la strada pubblica lascia posto alla dimensione privata. Qui compaiono fontane, pozzi, vasche, pavimentazioni in basoli e scale monumentali.
La scala è un altro elemento fondamentale. Nei palazzi più importanti non è soltanto una struttura funzionale, ma diventa parte della scenografia domestica: archi, volte, pilastri e parapetti accompagnano la salita verso i piani nobili.
Infine vi è l'acqua, presente attraverso fontane e pozzi, che testimonia il rapporto strettissimo tra l'architettura e le risorse del territorio.
In questo sistema si può leggere anche l'evoluzione del gusto.
I palazzi più antichi, come Bernalla e Cozzi, conservano tracce di una città medievale nella quale la robustezza delle murature e l'uso della pietra prevalgono sulla ricerca scenografica. Il Palazzo De Riso e il Palazzo Cubicciotti introducono invece elementi riconducibili alla cultura rinascimentale: archi a tutto sesto, decorazioni lapidee, maggiore equilibrio delle proporzioni e attenzione alla facciata.
Nel Seicento e nel Settecento la casa aristocratica diventa sempre più rappresentativa. Gibboni, Maffey, Pastore-Alinante e Ducale mostrano, ciascuno con caratteristiche proprie, la diffusione del linguaggio barocco: portali monumentali, cortili più elaborati, fontane decorative, scalinate scenografiche.
Il Palazzo Campanino, con il suo portale tardo barocco, rappresenta invece una fase nella quale il gusto settecentesco tende a una maggiore eleganza e raffinatezza. Non bisogna però dimenticare che ciò che oggi vediamo è soltanto una parte della storia. Terremoti, ristrutturazioni, cambiamenti di proprietà e nuove esigenze abitative hanno modificato molti edifici. Il terremoto del 1980, in particolare, ha imposto interventi importanti su numerose strutture del centro storico. In alcuni casi il restauro ha permesso di salvaguardare gli elementi più importanti; in altri ha inevitabilmente semplificato o cancellato una parte della decorazione originaria. È proprio per questo che, passeggiando per Campagna, occorre imparare a guardare non soltanto ciò che è ancora perfettamente conservato, ma anche ciò che sopravvive come traccia.
Uno stemma appena leggibile nella volta di un portale, una fontana nascosta in un atrio, un pavimento in basoli, una scala ad archi, una rosa scolpita nella pietra o un vecchio pozzo possono raccontare quanto una facciata monumentale.
I palazzi signorili di Campagna non costituiscono dunque una semplice raccolta di edifici aristocratici. Sono la rappresentazione architettonica di una società che, tra Medioevo ed età moderna, vide affermarsi famiglie capaci di accumulare ricchezze, ottenere incarichi pubblici e feudali, partecipare alla vita religiosa e culturale e lasciare nella città un segno ancora riconoscibile.
Gibboni, Campanino, Cubicciotti, Cervone, Pastore-Alinante, De Riso, Pironti, Bernalla, Maffey, Grimaldi e Rivelli sono nomi diversi, appartenenti a epoche e vicende differenti, ma tutti hanno contribuito a costruire quel volto aristocratico che ancora oggi emerge tra le strade del centro storico.
E proprio questa pluralità rende Campagna così interessante.
Non esiste un solo stile campagnese. Esiste piuttosto una stratificazione di stili, nata dalla lunga vita della città: la pietra medievale, l'equilibrio rinascimentale, la teatralità barocca, l'eleganza tardo barocca e le trasformazioni più recenti convivono all'interno di uno stesso tessuto urbano.
Per il campagnese, questi palazzi non sono semplicemente monumenti. Sono case che hanno avuto nomi, famiglie, voci e storie. Sono luoghi nei quali sono nati e morti uomini e donne, dove sono stati ricevuti ospiti, celebrate ricorrenze, discussi affari e prese decisioni che hanno riguardato la città.
Dietro ogni portale c'è una storia familiare; dietro ogni stemma, un'ambizione; dietro ogni fontana, una quotidianità ormai scomparsa.
E forse è proprio questa la caratteristica più affascinante dei palazzi di Campagna: non sono edifici isolati dal resto della città, ma pezzi della città stessa.
Le loro pietre raccontano il potere e la ricchezza, ma anche il gusto, le abitudini, le necessità e persino le paure di chi li ha abitati. Per questo, camminando lungo corso Umberto, entrando nei quartieri più antichi o salendo verso Casal Nuovo e Santo Spirito, vale la pena guardare con attenzione portoni e finestre, cortili e scalinate.
Perché a Campagna la storia non è soltanto scritta nei libri. È scolpita nella pietra.
BIBLIOGRAFIA CONSULTATA.
1. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013
2. Valentino Izzo – Collana di libri Raccontare Campagna
3. Maria Raffaella Pessolano – Immagine e storia di Campagna centro minore meridionale. Anno 1985 – Edizioni Scientifiche Italiane
4. Memorie storiche della Città di Campagna – vol I e II - A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.

Palazzo Gibboni

Palazzo Cubicciotti

Palazzo Cervone

Palazzo Pastore - Alinante

Palazzo Campanino

Palazzo Pironti

Palazzo Cozzi

Palazzo Bernalla

Palazzo Rivelli

Palazzo Maffey

Palazzo dei Governatori di Monaco

Palazzo De Riso

