Il Santuario della Madonna d'Avigliano
di Cristian Viglione
Il Santuario della Madonna d’Avigliano è uno dei luoghi più antichi, remoti e identitari della storia di Campagna. Immerso in un contesto naturale particolarmente suggestivo, il santuario rappresenta da secoli un punto di riferimento per la devozione popolare e per la memoria collettiva della comunità campagnese.
La sua storia si perde nei secoli e, ancora oggi, tradizione e documentazione storica si intrecciano nel tentativo di ricostruirne le origini.
Secondo la tradizione popolare, la primitiva chiesa sarebbe stata edificata nel 1240. A ricordare questa data vi è un'antica iscrizione incisa su una colonna posta davanti all'altare della Madonna.
La leggenda racconta che proprio in quell'anno un boscaiolo di nome Guglielmo Cedrulo avrebbe rinvenuto la statua della Vergine su un albero di sambuco presente nella zona. L'episodio, tramandato per generazioni, rappresenta ancora oggi uno dei racconti fondativi della devozione alla Madonna d'Avigliano.
La documentazione storica, tuttavia, sembra condurre ancora più indietro nel tempo.
Una pergamena oggi conservata presso la Badia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni documenta infatti l'esistenza di una chiesa dedicata a Santa Maria già nel 1164. Nel documento si legge il riferimento alla “Ecclesia Sancte Maria de eodem loco”, collocata nel territorio di Avelliano, appartenente alle pertinenze di Campagna.
Si tratta di una testimonianza di particolare importanza, non soltanto perché anticipa di molti decenni la data tradizionale del 1240, ma anche perché permette di riflettere sull'origine dello stesso nome Avigliano.
Secondo una ricostruzione storica, infatti, il termine non sarebbe originariamente collegato alla vicina località lucana di Avigliano, come vuole una tradizione ormai consolidata, ma deriverebbe dall'antico toponimo della zona.
Il nome sarebbe legato a un termine di origine latina riconducibile a un territorio ricco di noccioleti, caratteristica che ancora oggi contraddistingue questa parte del territorio.
Dalle origini medievali all'epoca angioina
Se la presenza di una chiesa dedicata a Santa Maria è documentata già nel XII secolo, la storia del santuario assume una dimensione ancora più importante durante l'epoca angioina.
In questo periodo la feudataria del territorio, Isabella d'Apia, nipote del primo signore angioino di Campagna, Giovanni d'Apia Seniore, promosse importanti lavori di ampliamento.
Nel 1366, dopo aver ottenuto l'autorizzazione della regina angioina Giovanna I, Isabella d'Apia diede avvio agli interventi con un duplice intento: onorare la memoria del nonno, particolarmente legato a questo luogo durante il periodo trascorso a Campagna, e favorire lo sviluppo della zona montana dell'abitato.
La scelta si inseriva inoltre in un contesto storico particolarmente delicato, segnato dalle guerre tra Angioini e Durazzeschi e dalla necessità di organizzare e proteggere la popolazione.
Gli interventi si inserirono nel più ampio progetto della monarchia angioina volto a rafforzare il culto mariano nel Regno e a favorire la presenza degli ordini religiosi, in particolare di quelli dediti alla predicazione e all'assistenza della popolazione.
Fu proprio in seguito a questi lavori che il complesso iniziò ad accogliere stabilmente le comunità religiose. In un primo momento vi si insediarono i Minimi conventuali, successivamente sostituiti dagli Osservanti nel corso del XV secolo.
È interessante osservare come anche la statua della Madonna oggi venerata potrebbe non essere quella originaria.
A un'analisi stilistica, infatti, l'opera non sembra rispecchiare pienamente i caratteri artistici propri del XIII secolo, mostrando piuttosto elementi riconducibili alla sensibilità naturalistica del Rinascimento.
Questo particolare apre un interrogativo affascinante sulla storia dell'immagine sacra e sulla possibilità che la statua attualmente venerata sia stata realizzata in un'epoca successiva rispetto alla fondazione della primitiva chiesa.
Le tracce della chiesa medievale
Entrando nel santuario, è ancora possibile riconoscere alcune testimonianze materiali delle sue origini più antiche.
Tra gli elementi che meritano particolare attenzione vi sono i leoni posti all'ingresso, l'antica acquasantiera e soprattutto la differenza di quota tra i due lati dell'edificio.
Il lato destro, più basso rispetto a quello sinistro, corrisponde alla zona che viene generalmente individuata come il nucleo originario dell'antica chiesa.
Questa parte coincide con l'unica navata dell'edificio attuale e permette di leggere, attraverso la stessa struttura architettonica, l'evoluzione del santuario nel corso dei secoli.
Un'altra importante testimonianza è rappresentata dall'altare in pietra della Madonna, oggi collocato nella zona centrale ma originariamente situato in fondo al lato destro. L'insieme di questi elementi costituisce quello che può essere considerato il nucleo medievale del santuario, ancora oggi leggibile all'interno dell'edificio.
La parte rialzata sulla sinistra rappresenta invece una delle testimonianze più evidenti degli interventi promossi dalla contessa angioina Isabella d'Apia.
A completare questa parte dell'edificio vi è un pregevole soffitto ligneo, rifatto agli inizi del XVIII secolo, che contribuisce a dare all'ambiente un'atmosfera particolarmente suggestiva.
Il chiostro e la presenza dei frati
Il complesso religioso non si esaurisce nella chiesa.
Una delle sue caratteristiche più interessanti è infatti il chiostro, realizzato per organizzare gli spazi destinati alla vita della comunità religiosa.
Gli interventi di ammodernamento, realizzati anche in seguito alle disposizioni del Concilio di Trento, permisero di ricavare un piano rialzato con nuove stanze e ambienti destinati ad accogliere i frati in condizioni più adeguate.
Al centro del chiostro venne realizzata una preziosa fontana, mentre nelle immediate vicinanze si sviluppa una suggestiva area verde, tradizionalmente conosciuta come la selva.
Il rapporto tra il convento, la fontana e la vegetazione circostante contribuisce ancora oggi a creare quella particolare atmosfera di raccoglimento che caratterizza il santuario.
Le famiglie e il legame con il santuario
Nel corso dei secoli numerose famiglie campagnesi parteciparono alla crescita e alla conservazione del complesso, contribuendo sia economicamente sia attraverso il proprio impegno diretto.
Una delle testimonianze più evidenti di questo rapporto è rappresentata dai numerosi stemmi gentilizi ancora visibili sugli archi che delimitano il chiostro.
Il sostegno delle famiglie nobili e delle principali casate locali non era legato esclusivamente alla devozione.
Molti benefattori desideravano infatti essere sepolti all'interno del complesso religioso, così da poter rimanere simbolicamente più vicini alla Vergine anche dopo la morte. Le numerose lapidi e targhe funerarie presenti nel santuario testimoniano ancora oggi questa antica consuetudine.
Particolarmente significativo è il caso della famiglia Perrotti, che contribuì in maniera importante alla conservazione del convento e ottenne l'uso esclusivo di una parte dell'area cimiteriale.
Ancora oggi questa zona è riconoscibile grazie a un'apertura presente nel pavimento, poco prima dei gradini situati sul lato sinistro dell'altare maggiore.
San Bernardino da Siena e la fonte miracolosa
Nel corso della sua lunga storia, il santuario ha visto passare numerose figure religiose di grande importanza.
Tra queste spicca San Bernardino da Siena, giunto a Campagna nel 1440 con il compito di contribuire a sedare alcune controversie interne agli ordini religiosi presenti in città.
Durante la sua permanenza, il santo frequentò a lungo il santuario e proprio a questo luogo è legato uno dei racconti miracolosi più suggestivi della tradizione locale.
Si narra che un giorno Bernardino, colpito da una forte arsura e non trovando acqua con cui dissetarsi, si rivolse in preghiera al Signore. Secondo la tradizione, improvvisamente dall'interno di un muro iniziò a sgorgare dell'acqua.
In ricordo dell'episodio, lungo il corridoio che conduce alla selva è ancora oggi presente una targa posta accanto alla fontana, tradizionalmente associata al santo senese.
Al di là della sua dimensione miracolosa, questo racconto aggiunge un ulteriore elemento alla storia del santuario, dove la presenza dell'acqua, della fontana e della natura circostante si intreccia da secoli con la spiritualità del luogo.
Giovanni Battista Visco
Tra le personalità legate al santuario merita inoltre una menzione Giovanni Battista Visco, religioso campagnese vissuto nel XVII secolo.
Dopo aver studiato e compiuto il proprio noviziato proprio in questo convento, Visco intraprese una brillante carriera ecclesiastica.
Divenne prima generale dell'Ordine francescano, entrando in rapporti con la monarchia spagnola, e successivamente fu nominato vescovo di Tortosa, in Spagna, e poi vescovo di Pozzuoli, fino alla sua morte.
La sua vicenda rappresenta uno degli esempi più significativi di come il santuario non fosse soltanto un luogo di culto, ma anche un importante centro di formazione religiosa e culturale.
Il salvataggio del santuario
Uno dei momenti più delicati della storia recente del complesso si verificò nel 1923, quando i frati abbandonarono definitivamente il santuario.
Dopo secoli di presenza monastica, l'edificio rimase privo della comunità religiosa che lo aveva custodito per generazioni e iniziò ad avviarsi verso una fase di crescente degrado. Fu allora che intervenne monsignor Carmine Cesarano, una delle figure più importanti della storia religiosa campagnese del Novecento.
Nel 1927, il vescovo chiese e ottenne dal Comune di Campagna l'affidamento del santuario, ormai caratterizzato da importanti problemi strutturali.
La sua intuizione fu tanto semplice quanto lungimirante: trasformare il complesso nella sede estiva del Seminario Diocesano di Campagna.
In questo modo il santuario sarebbe tornato a essere frequentato e vissuto, garantendo allo stesso tempo una presenza costante capace di occuparsi della sua manutenzione. Il Comune accolse la richiesta del vescovo e si attivò per reperire le risorse economiche necessarie ai lavori di recupero.
Vennero organizzate raccolte di fondi e una grande questua cittadina, ma le somme raccolte non furono sufficienti a coprire l'importante cifra necessaria per il recupero dell'intero complesso. Monsignor Cesarano decise allora di compiere un gesto straordinario.
Il contributo dei campagnesi emigrati.
Animato da un profondo legame con il santuario, il vescovo si recò addirittura oltreoceano per incontrare le comunità di emigrati campagnesi.
Nel 1927, in occasione del grande Congresso Eucaristico svoltosi a Chicago, Cesarano incontrò numerosi cittadini originari di Campagna e le loro famiglie, emigrate nelle Americhe dopo la Prima guerra mondiale. Il suo appello non rimase inascoltato.
Le comunità campagnesi d'oltreoceano parteciparono generosamente alla raccolta e contribuirono in maniera determinante al progetto di recupero.
Grazie a questa straordinaria mobilitazione venne raccolta la considerevole somma di 300.000 lire, indispensabile per finanziare i lavori e sottrarre definitivamente il santuario al degrado. Fu un esempio particolarmente significativo del legame che continuava a unire gli emigrati alla propria terra d'origine.
Anche a migliaia di chilometri di distanza, infatti, la Madonna d'Avigliano continuava a rappresentare un simbolo della propria identità e delle proprie radici.
La Madonna d'Avigliano oggi
Ancora oggi il Santuario della Madonna d'Avigliano rappresenta uno dei luoghi più profondamente legati all'identità di Campagna.
La sua importanza non deriva soltanto dalla straordinaria antichità dell'edificio o dalle numerose testimonianze artistiche e architettoniche che conserva.
Il vero valore del santuario risiede soprattutto nel suo rapporto con la comunità.
Generazioni di campagnesi hanno percorso la strada che conduce alla Madonna, hanno pregato davanti alla sua immagine, celebrato ricorrenze, accompagnato i propri cari e tramandato racconti e tradizioni.
Ogni estate questo rapporto si rinnova durante la celebre “Quindicina”, il periodo di devozione dedicato alla Santa Vergine d'Avigliano.
È proprio in questi giorni che il santuario torna a riempirsi di fedeli, famiglie e visitatori, rinnovando un appuntamento che affonda le proprie radici in secoli di storia.
La Madonna d'Avigliano continua così a essere, ieri come oggi, una sorta di casa comune dei campagnesi. Un luogo nel quale fede e memoria si incontrano, dove il patrimonio storico si fonde con la devozione popolare e dove, anno dopo anno, la comunità ritrova una parte delle proprie origini.
Visitare questo santuario significa quindi entrare in contatto non soltanto con uno degli edifici religiosi più antichi di Campagna, ma con un luogo che rappresenta la memoria stessa della comunità: le antiche origini medievali, la presenza degli ordini religiosi, le famiglie che ne sostennero la crescita, i personaggi illustri che vi passarono, il contributo degli emigrati e, soprattutto, la devozione alla Madonna che ancora oggi continua a riunire intere generazioni.
È questa continuità, più di ogni altra cosa, a rendere il Santuario della Madonna d'Avigliano uno dei luoghi più autentici e identitari da conoscere nel territorio di Campagna.
BIBLIOGRAFIA CONSULTATA.
1. Memorie storiche della Città di Campagna – A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.
1. Memorie storiche della Città di Campagna – A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.
2. Collana di libri "Storia di Campagna" - Liberato Luongo - Santuario della Madonna d'Avigliano - Libro n°5 - Ed. "Giordano Bruno" - anno 2017
3. Anna Giordano – I regesti delle pergamene del Capitolo Di Campagna (1170 – 1772) – anno 2004 – Ed.
4. Emanuele Catone – Le signorie feudali - estratto da “Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525)” – Ass. G.Bruno – vol. 1 a cura di R.Luongo anno 2013
5. Valentino Izzo - Raccontare Campagna...Le fabbriche religiose. - VOL. M - anno 2006

