Mons. Giovanni Angelo Anzani.

di Cristian Viglione

Dopo la morte di Francesco Saverio Fontana, la diocesi di Campagna si trovò davanti a una nuova fase della propria storia.
Fontana aveva lasciato una città segnata da importanti trasformazioni: aveva promosso il Seminario, aveva sostenuto il patrimonio artistico delle chiese e aveva cercato di fare della diocesi un centro capace di coniugare fede, istruzione e cultura.
A raccogliere quella eredità fu un altro vescovo destinato a lasciare un'impronta profonda nella storia campagnese: Giovanni Angelo Anzani.
Non era originario di Campagna. Era nato ad Ariano Irpino, nel 1698, all'interno di una famiglia nobile e culturalmente inserita nella vita ecclesiastica del territorio. La sua famiglia aveva già dato alla Chiesa figure di rilievo, tra cui il vescovo Donato Anzani, suo zio.
Fin da giovane Anzani mostrò una forte inclinazione per gli studi. Si formò prima a Napoli e poi a Roma, dedicandosi soprattutto agli studi giuridici e conseguendo una preparazione in utroque iure, cioè nel diritto canonico e civile.
Ordinato sacerdote nel 1723, iniziò il proprio percorso ecclesiastico ad Ariano e successivamente ricoprì diversi incarichi, fino a quando la sua esperienza e la sua preparazione lo portarono alla guida della diocesi di Campagna e Satriano.

Un nuovo vescovo per Campagna
La sua nomina episcopale viene tradizionalmente indicata al 19 novembre 1736, sotto il pontificato di Clemente XII. Anzani succedette a Francesco Saverio Fontana, morto il 30 settembre dello stesso anno, e prese possesso della diocesi nei mesi successivi.
Aveva davanti a sé una diocesi che possedeva già una lunga tradizione culturale.
Campagna non era soltanto una città di chiese e conventi. Era stata la città di Melchiorre Guerriero, di Benedetto Tercasio, di Giovanni Antonio De Nigris, di Marco Fileta Filiuli, Giulio Cesare Capaccio e, qualche decennio prima, di Juan Caramuel y Lobkowitz.
Era una città nella quale la cultura aveva trovato spazio nelle scuole, ne
lle accademie, nelle biblioteche e persino nelle tipografie.
Anzani comprese che quella tradizione non doveva essere semplicemente conservata. Doveva essere rafforzata. E fu proprio questa una delle caratteristiche più importanti del suo episcopato.

Il Seminario e la formazione del clero
Quando Anzani arrivò a Campagna, il Seminario diocesano esisteva già.
La sua fondazione ufficiale risaliva infatti alla bolla del 21 dicembre 1722, durante l'episcopato di Francesco Saverio Fontana. Il progetto era nato con ambizioni importanti: non una semplice scuola per futuri sacerdoti, ma un vero centro di formazione nel quale erano previste cattedre di italiano, latino, greco ed ebraico, oltre alla filosofia, alla matematica e alla teologia.
Tuttavia, l'istituzione aveva incontrato fin dall'inizio numerose difficoltà. Gli ambienti inizialmente utilizzati, nei pressi dell'attuale Cattedrale e sotto il dirupo della Maddalena, non erano sufficientemente adatti. L'umidità, la presenza di muffe e la ristrettezza degli spazi rendevano difficile una regolare attività didattica.
Fontana aveva aperto il Seminario nel 1725, ma la piena regolarità del percorso formativo sarebbe stata raggiunta soltanto nell'anno scolastico 1737-1738.
Fu Anzani, alcuni anni più tardi, a imprimere una svolta decisiva. Nel 1750 individuò negli ambienti del grande complesso di Santo Spirito una possibile soluzione alle esigenze del Seminario. Gli spazi del monastero erano infatti molto più ampi e potevano consentire una migliore organizzazione della vita dei seminaristi. Il suo progetto non si limitò alla semplice sistemazione degli ambienti.
Anzani voleva fare del Seminario un luogo nel quale la formazione religiosa fosse accompagnata dalla cultura.

La musica e il canto
Tra le passioni di Anzani vi era la musica sacra.
Nel Seminario promosse l'insegnamento e la pratica del canto di tradizione gregoriana, contribuendo a rafforzare quella dimensione liturgica che considerava parte integrante della formazione sacerdotale. Non era, per lui, un semplice esercizio musicale. Il canto faceva parte della liturgia e, attraverso la liturgia, della formazione spirituale.
Il giovane seminarista doveva imparare a conoscere i testi, la teologia e il diritto, ma anche a vivere concretamente la celebrazione. Era una concezione della formazione che univa sapere e spiritualità, una caratteristica che avrebbe accompagnato l'intera opera di Anzani.

La biblioteca: il sapere raccolto in un luogo
Ma forse uno degli aspetti più significativi dell'opera di Anzani fu la sua attenzione ai libri.
Nel 1750 promosse la costituzione della biblioteca diocesana, arricchendola con opere preziose e contribuendo a trasformarla in uno dei principali patrimoni librari della diocesi. Una relazione ad limina del 1762 testimonia l'importanza che il vescovo attribuiva ai progressi del Seminario e alla sua biblioteca.
La tradizione locale ha tramandato un dato particolarmente significativo: la biblioteca sarebbe diventata, per dimensioni e importanza, seconda nel Principato Citra soltanto a quella della Badia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni.
Al di là del confronto numerico, ciò che conta è il progetto. Anzani stava costruendo un luogo nel quale i libri non fossero semplicemente conservati, ma utilizzati per formare nuove generazioni di sacerdoti e di uomini di cultura.
E questo acquista un significato ancora maggiore se si considera la storia precedente di Campagna.
La città aveva conosciuto la stagione della stampa con De Nigris e Fileta Filiuli; aveva accolto Caramuel e la sua straordinaria produzione intellettuale; aveva avuto maestri, giuristi, umanisti e studiosi. Anzani non interrompeva quella tradizione. In qualche modo, la raccoglieva e la consegnava al futuro.

La Cattedrale di Santa Maria della Pace
Anche la Cattedrale fu al centro delle attenzioni del vescovo.
Anzani volle intervenire sugli arredi e sugli spazi liturgici, contribuendo a trasformare l'interno di Santa Maria della Pace secondo il gusto e la sensibilità del Settecento.
Nel 1752 furono avviati i lavori per l'altare del Santissimo Sacramento. Nel 1759 venne sistemato il nuovo organo.
L'8 dicembre 1760 fu collocata sul campanile la grande campana, mentre nel 1762 vennero sistemati il nuovo pulpito e l'altare maggiore. In quegli stessi anni fu collocato anche un grande Crocifisso ligneo, tradizionalmente ricordato come copia a grandezza naturale del Cristo raffigurato nel mosaico della Basilica di San Pietro a Roma. Anzani si servì anche di artisti di grande livello. Tra i nomi legati alla stagione artistica della Cattedrale vi è quello di Paolo De Matteis, uno dei protagonisti della pittura napoletana tra Sei e Settecento. La Cattedrale diventava così non soltanto il centro religioso della diocesi, ma anche uno dei luoghi nei quali era possibile leggere la trasformazione artistica della città.

La vecchia Trinità e il problema dell'acqua
Ma il progetto più importante lasciato da Anzani a Campagna è probabilmente quello legato alla Chiesa di Santo Spirito. Per comprenderne la storia bisogna tornare indietro nel tempo.
Nel quartiere della Trinità esisteva un'antica chiesa dedicata alla Santissima Trinità, edificio di origine medievale che per secoli aveva rappresentato uno dei punti di riferimento religioso della zona.
La posizione, tuttavia, presentava un problema che Campagna conosceva molto bene: l'acqua. Le infiltrazioni e l'umidità compromettevano continuamente le strutture dell'antico edificio. Anzani cercò inizialmente di salvare la chiesa. Nel 1750 furono eseguiti interventi destinati a migliorare il deflusso delle acque e a limitare i danni provocati dall'umidità. Ma la situazione dell'edificio era ormai troppo compromessa.
Il 16 aprile 1752 venne ordinata la demolizione dell'antica chiesa. Con quella decisione scompariva un edificio che aveva attraversato secoli della storia di Campagna. Ma non scompariva la sua memoria. Al suo posto sarebbe nata una nuova chiesa.

Nasce Santo Spirito
La costruzione del nuovo edificio iniziò nel 1755, ma il progetto dovette affrontare nuovamente il problema dell'acqua e della stabilità del terreno.
Il progetto originario prevedeva di ricostruire la chiesa nell'area dell'antica Trinità. Le difficoltà riscontrate durante i lavori portarono però a ripensare la collocazione dell'edificio. Fu così individuata una soluzione diversa: collegare la nuova chiesa al complesso del monastero di Santo Spirito.
Anzani partecipò direttamente alla concezione del progetto, mentre l'apparato architettonico e decorativo fu affidato al napoletano Giuseppe Astarita, artista già noto a Campagna. La nuova chiesa non fu dunque semplicemente la sostituzione di un edificio pericolante. Fu la risposta a un problema urbanistico, strutturale e religioso.
E fu anche il tentativo di dare al quartiere un nuovo centro monumentale.
La costruzione e la sistemazione decorativa si completarono nel periodo immediatamente successivo alla morte di Anzani. La consacrazione della nuova chiesa avvenne infatti il 6 giugno 1770, pochi mesi dopo la sua morte, sotto il suo successore, monsignor Nicola Ferri. Questo particolare rende ancora più interessante la vicenda. Anzani non vide probabilmente compiuta l'opera alla quale aveva dedicato tanta attenzione. Ma ne aveva seguito il progetto e ne aveva impostato la realizzazione. La chiesa che oggi vediamo è quindi, in un certo senso, anche il suo testamento architettonico.

Giuseppe Astarita e il volto settecentesco di Campagna
Con Santo Spirito entra nella storia di Campagna anche Giuseppe Astarita, architetto napoletano destinato a lasciare una traccia importante nell'architettura religiosa della città.
La sua presenza contribuì a portare a Campagna il linguaggio artistico del Settecento napoletano.
È proprio questo uno degli aspetti che rendono interessante il patrimonio campagnese: la città, pur lontana dalla capitale del Regno, non rimase isolata.
Gli artisti, le idee e i modelli provenienti da Napoli arrivavano nelle sue chiese e nei suoi palazzi. E Anzani fu uno dei protagonisti di questo dialogo tra la città e il grande ambiente culturale napoletano.
Un vescovo tra fede, cultura e territorio L'episcopato di Giovanni Angelo Anzani durò oltre trent'anni. Fu un periodo nel quale il vescovo non si limitò all'amministrazione della diocesi. Si occupò delle chiese, della formazione del clero, della musica sacra, della biblioteca, degli arredi della Cattedrale e della trasformazione degli edifici religiosi. Ma la sua azione riguardò anche il territorio della diocesi e i rapporti, non sempre semplici, con le realtà locali.
Documenti settecenteschi mostrano infatti che Anzani fu coinvolto in controversie relative ai beni e ai diritti della diocesi, come nel caso dei feudi di Castellaro e Perolla. La sua azione mirava anche a garantire alla Chiesa il controllo e i proventi delle proprie proprietà.
Era dunque un vescovo che doveva muoversi contemporaneamente su più fronti: religioso, culturale, economico e amministrativo.

L'ultimo viaggio
Giovanni Angelo Anzani morì a Napoli il 12 febbraio 1770, dopo più di trent'anni alla guida della diocesi di Campagna e Satriano. Fu sepolto nel Duomo di Napoli.
La sua morte non cancellò però il segno lasciato nella città. Anzi, molte delle opere alle quali aveva lavorato continuarono a vivere dopo di lui.
Il Seminario proseguì la propria attività. La biblioteca continuò ad accrescere il proprio patrimonio. La Cattedrale conservò gli arredi e le opere volute durante il suo episcopato. E la nuova Chiesa di Santo Spirito, completata e consacrata poco dopo la sua morte, divenne uno dei luoghi più caratteristici del paesaggio religioso campagnese.

Oggi, sulle tracce di Anzani
Camminare oggi per Campagna significa incontrare continuamente la memoria di Giovanni Angelo Anzani.
Il suo nome è legato al quartiere del Seminario e alla grande trasformazione settecentesca di quel complesso. La Chiesa di Santo Spirito, con la sua storia travagliata, racconta il passaggio dalla medievale Santissima Trinità alla nuova architettura del Settecento. La Cattedrale di Santa Maria della Pace conserva la memoria degli interventi voluti durante il suo episcopato. E la biblioteca diocesana rappresenta ancora oggi il simbolo più autentico della sua idea di Chiesa: una comunità nella quale la fede non doveva essere separata dalla conoscenza. È questo, forse, il tratto più bello della sua storia.
Anzani non costruì soltanto muri. Costruì luoghi nei quali le persone potessero formarsi. Una chiesa per pregare. Un Seminario per studiare. Una biblioteca per conservare il sapere. Una Cattedrale per custodire la fede e l'arte.
E, soprattutto, una continuità con quella tradizione culturale che da secoli rendeva Campagna una città particolare nel Mezzogiorno.
BIBLIOGRAFIA CONSULTATA.


1. Memorie storiche della Città di Campagna – A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.
2. Anna Giordano – I regesti delle pergamene del Capitolo Di Campagna (1170 – 1772) – anno 2004 – Ed.
3. Valentino Izzo - Raccontare Campagna...Le persone illustri. - anno 2004
4. Ludovico Cutino - Storia di Campagna e dei suoi vescovi.
5. G. De Rosa – Le visite pastorali di Angelo Anzani in Rivista Studi Salernitani. 1968

 

 

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