Mons. Giulio Cesare Guarnieri
di Cristian Viglione
Tra le figure che hanno segnato la storia religiosa di Campagna, Giulio Cesare Guarnieri, occupa un posto del tutto particolare.
Nacque a Campagna nel 1550, nel cuore di quella stagione nella quale la città viveva una straordinaria fioritura culturale e religiosa. Era figlio del medico Luigi Guarnieri e di Cornelia De Riccardis e apparteneva a una famiglia numerosa: aveva infatti quattro fratelli, Francescantonio, Vincenzo, Giacomantonio e Ambrogio.
La tradizione biografica locale ricorda che, dei cinque fratelli, soltanto Giacomantonio non intraprese la vita monastica. La famiglia Guarnieri si trovava dunque profondamente inserita nell'ambiente religioso e culturale della Campagna del secondo Cinquecento.
Era una Campagna nella quale la Chiesa non rappresentava soltanto il centro della vita spirituale. I monasteri, i conventi, le confraternite, il Capitolo della Cattedrale e lo Studio Generale costituivano una parte essenziale della vita sociale e culturale della città. E proprio in questo ambiente Giulio Cesare Guarnieri avrebbe costruito il proprio destino.
Il giurista che diventò sacerdote
Come molti uomini appartenenti alle famiglie più agiate del tempo, Guarnieri ricevette una formazione di alto livello.
Si dedicò agli studi di diritto canonico e civile, conseguendo il titolo in utroque iure, cioè in entrambe le discipline giuridiche. Era una preparazione particolarmente importante per chi aspirava a ricoprire incarichi ecclesiastici di rilievo. La sua carriera iniziò infatti all'interno della Chiesa campagnese.
Fu prima canonico e successivamente primicerio del Capitolo della Cattedrale, entrando così nel gruppo degli uomini che guidavano la vita religiosa della città. Le fonti ricordano inoltre che fu arcidiacono del Capitolo e che successivamente lasciò tale incarico al fratello Ambrogio.
Ma il suo percorso non si fermò qui. La sua preparazione giuridica e la sua esperienza all'interno del clero lo portarono a ricoprire anche il ruolo di vicario del vescovo Girolamo Scarampi, entrando così direttamente nella gestione della diocesi.
Quando Scarampi morì, nel 1583, la sede episcopale attraversò un periodo complesso. Il successore, Flaminio Roverella, governò la diocesi fino alle sue dimissioni nel 1589. Soltanto nel 1591 la sede avrebbe trovato una nuova guida. E questa volta la scelta sarebbe caduta su un uomo nato proprio a Campagna.
Il 19 luglio 1591
Il 19 luglio 1591 Giulio Cesare Guarnieri fu nominato vescovo di Campagna e Satriano.
La nomina è confermata dalle cronotassi episcopali e rappresentò un momento straordinario nella storia religiosa della città.
Dopo decenni nei quali la diocesi era stata guidata da vescovi provenienti da altre città italiane, Campagna si trovava finalmente davanti a un proprio figlio chiamato a governare la Chiesa locale. Non era soltanto un riconoscimento personale. Era anche un riconoscimento della maturità raggiunta dalla comunità campagnese. Guarnieri conosceva infatti la città dall'interno. Conosceva le sue famiglie. Conosceva i suoi religiosi. Conosceva le confraternite, le chiese, i problemi e le aspirazioni della popolazione. Non doveva imparare a conoscere Campagna. Campagna era la sua storia.
L'uomo giusto al momento giusto
La tradizione locale racconta che, dopo la rinuncia di Domenico Flaminio Roverella, si pensò di affidare la diocesi proprio a Guarnieri, garantendo così una sorta di continuità pastorale rispetto agli anni nei quali egli aveva svolto l'incarico di vicario. È una scelta che appare comprensibile anche alla luce della sua formazione.
Guarnieri conosceva il funzionamento della diocesi, possedeva una solida preparazione giuridica ed era già inserito negli ambienti ecclesiastici. A questo si aggiungevano i rapporti con importanti famiglie e uomini di Chiesa. La tradizione campagnese collega la sua nomina anche alla figura di Marco Lauro, vescovo di Campagna dal 1560 al 1571 e uomo di grande prestigio ecclesiastico, già coinvolto nei lavori del Concilio di Trento. Il legame familiare tra le due famiglie sarebbe derivato dal matrimonio di Giacomantonio Guarnieri, fratello di Giulio Cesare, con una donna della famiglia Lauro.
È però più prudente considerare questo elemento come una tradizione genealogica locale, non come una causa documentata della nomina episcopale. Ciò che è certo è che Guarnieri arrivò alla guida della diocesi nel 1591 e vi rimase fino alla morte.
Il vescovo della sua città
Una volta diventato vescovo, Guarnieri non rimase una figura distante dalla vita quotidiana della comunità. Al contrario, si dedicò con grande attenzione alla vita religiosa di Campagna. La sua azione si inserì in un periodo nel quale, dopo il Concilio di Trento, la Chiesa cattolica stava profondamente riorganizzando la propria vita pastorale.
Le diocesi erano chiamate a rafforzare la disciplina del clero, l'istruzione religiosa dei fedeli, la vita delle confraternite e la corretta amministrazione dei luoghi di culto. Guarnieri, grazie anche alla propria formazione giuridica, fu particolarmente attento a questo processo. E una delle prime questioni sulle quali intervenne fu proprio quella delle confraternite.
La rinascita del Santissimo Nome di Dio
A Campagna esisteva da tempo il culto del Santissimo Nome di Dio, legato alla tradizione della predicazione di San Bernardino da Siena. La prima confraternita dedicata a questo culto era stata istituita nel XVI secolo, ma aveva avuto una vita travagliata. Le divisioni interne ne avevano provocato la crisi. Guarnieri intervenne per ricostituirla su basi più solide.
L'11 giugno 1593, il notaio campagnese Lucio Perrotti redasse l'atto che sancì ufficialmente la rinascita della confraternita. Tredici cittadini sottoscrissero l'accordo e vennero stabiliti nuovi rapporti con i Domenicani, compresi l'uso degli spazi della cappella e dell'oratorio e gli impegni relativi all'altare e alla sepoltura. Pochi mesi dopo, il 14 settembre 1593, festa dell'Esaltazione della Santa Croce, Guarnieri venne ricordato come primo priore del sodalizio.
L'anno successivo approvò il relativo statuto. Quella confraternita sarebbe diventata una presenza stabile della vita religiosa campagnese e ancora oggi costituisce una parte importante della memoria religiosa della città.
San Bartolomeo e il cuore religioso della città
Un altro luogo al quale Guarnieri fu particolarmente legato fu il complesso domenicano di San Bartolomeo. Non era un rapporto casuale.
San Bartolomeo rappresentava uno dei principali centri religiosi e culturali di Campagna. Il convento era infatti legato allo Studio Generale, uno dei simboli della straordinaria stagione culturale iniziata nel secolo precedente. Guarnieri ne sostenne la crescita e, il 15 gennaio 1594, ne approvò lo statuto. Ma il suo legame con San Bartolomeo andò oltre l'aspetto amministrativo.
Secondo la tradizione locale, il vescovo lasciò alla congregazione due preziose reliquie conservate in altrettanti reliquiari: una spina della Corona di Cristo e un frammento della Santa Croce. La prima è ancora oggi ricordata tra le reliquie custodite a Campagna. Per un uomo profondamente legato alla propria città, era un modo concreto di lasciare qualcosa di sé. Non soltanto denaro o incarichi. Memoria.
Un vescovo che costruiva
L'attività di Guarnieri non si limitò alle confraternite.
Le fonti ricordano infatti anche il suo impegno per la vita dei conventi e dei luoghi di culto. Nel 1594 diede avvio ai lavori per la costruzione della chiesa e del convento degli Osservanti della Concezione, mentre si occupò anche della chiesa di San Martino presso la località Folcata, che venne restaurata e consacrata. Sono opere che raccontano bene il suo modo di intendere l'episcopato. Per Guarnieri la guida della diocesi non significava soltanto amministrare. Significava anche costruire, restaurare, organizzare e consolidare. La Chiesa doveva essere visibile nella vita della città. Doveva avere luoghi adeguati al culto. Doveva possedere confraternite ordinate. Doveva formare il clero e sostenere la popolazione. E Campagna, sotto il suo episcopato, continuò a rafforzare quella fitta rete di istituzioni religiose che ancora oggi caratterizza il suo centro storico.
La diocesi dopo il Concilio di Trento
Guarnieri fu inoltre un vescovo pienamente inserito nella stagione della Riforma cattolica successiva al Concilio di Trento.
La sua formazione giuridica gli permetteva di affrontare con attenzione gli aspetti normativi della vita ecclesiastica, mentre la conoscenza diretta della città gli consentiva di intervenire sulle necessità concrete della comunità.
Le fonti ricordano anche la convocazione di un sinodo diocesano, probabilmente intorno al 1600, attraverso il quale Guarnieri contribuì a disciplinare ulteriormente la vita della diocesi. È un aspetto importante per comprendere la sua figura. Non fu semplicemente il vescovo che costruì chiese o sostenne confraternite. Fu anche un uomo che cercò di dare ordine e continuità alla Chiesa campagnese.
Un vescovo e un campagnese
La grandezza di Guarnieri, però, non risiede soltanto negli incarichi ricoperti.
Risiede anche nel fatto che egli fu il primo — e per secoli l'unico — figlio di Campagna a raggiungere la cattedra episcopale della propria città. Le cronotassi della diocesi lo ricordano infatti come Giulio Cesare Guarnieri da Campagna, vescovo dal 1591 al 1607. È difficile non immaginare cosa dovesse significare, per la comunità dell'epoca, vedere uno dei propri concittadini assumere il ruolo di pastore della diocesi. Non era più soltanto un canonico. Non era più soltanto un giurista. Non era più soltanto un membro di una famiglia importante. Era diventato il vescovo di Campagna. E quella responsabilità, per un uomo nato tra quelle stesse strade, doveva avere un significato ancora più profondo.
L'ultimo dolore
Gli ultimi anni della vita di Guarnieri furono segnati da un dolore personale.
La tradizione locale racconta che, durante un viaggio verso Roma, il vescovo fosse accompagnato dal nipote Luigi, la cui morte improvvisa lo colpì profondamente. Quell'episodio avrebbe lasciato in lui una ferita che accompagnò gli ultimi anni della sua vita.
Dietro la figura pubblica del vescovo, dietro le responsabilità ecclesiastiche e gli atti ufficiali, emerge così un uomo che soffriva per la perdita di una persona cara. Anche questa parte della sua vicenda ci aiuta a restituirgli una dimensione umana.
Il 1607
Giulio Cesare Guarnieri morì nel 1607, dopo sedici anni alla guida della diocesi.
La sua morte chiuse una delle esperienze episcopali più significative della storia religiosa di Campagna.
La successione fu affidata a Barzellino de' Barzellini, nominato nello stesso anno. Guarnieri lasciava però una diocesi nella quale aveva contribuito a consolidare confraternite, conventi, luoghi di culto e istituzioni religiose. E soprattutto lasciava una traccia personale.
Dove riposa Giulio Cesare?
Anche il luogo della sua sepoltura è avvolto da una certa incertezza. La tradizione locale offre due possibilità.
Secondo una prima versione, il vescovo sarebbe stato sepolto nella Cattedrale di Santa Maria della Pace, il luogo più naturale per un pastore della diocesi.
Secondo un'altra tradizione, invece, le sue spoglie sarebbero state deposte nella chiesa del Santissimo Salvatore e Sant'Antonino, nel quartiere di Zappino.
Le fonti moderne propendono generalmente per quest'ultima ipotesi, pur senza eliminare del tutto la tradizione della sepoltura in Cattedrale. È un'incertezza che, paradossalmente, rende ancora più interessante la sua memoria.
Perché mentre non sappiamo con assoluta certezza dove riposi il suo corpo, sappiamo bene dove rimane la sua eredità. Nelle chiese di Campagna. Nelle confraternite. Nei documenti. Nelle reliquie. E nella memoria della città.
L'unico vescovo campagnese
Oggi, ripercorrendo la storia religiosa di Campagna, il nome di Giulio Cesare Guarnieri emerge con una caratteristica che nessun altro può condividere. Fu un campagnese chiamato a guidare la Chiesa della propria città.
Nato in una famiglia profondamente inserita nella vita civile e religiosa, formato nel diritto, diventato canonico e primicerio, egli attraversò tutti i gradini della carriera ecclesiastica fino a raggiungere la dignità episcopale. Ma quando arrivò al vertice, non dimenticò da dove proveniva. Al contrario, utilizzò il proprio ruolo per rafforzare proprio quella comunità nella quale era cresciuto. Ricostituì il Santissimo Nome di Dio. Sostenne San Bartolomeo. Approvò statuti. Custodì e donò reliquie. Promosse nuovi edifici religiosi. Restaurò chiese. E contribuì a dare maggiore ordine alla vita della diocesi.
Il campagnese
Forse è proprio questo il modo migliore per ricordarlo.
Non soltanto come Monsignor Giulio Cesare Guarnieri. Non soltanto come il vescovo nominato il 19 luglio 1591. Ma come Giulio Cesare, il campagnese.
Un uomo che partì dalla propria città per studiare il diritto e finì per tornare a Campagna con la responsabilità più alta che potesse ricevere dalla Chiesa locale.
Un uomo che ebbe la possibilità di guardare Campagna da una posizione privilegiata, ma che continuò a lavorare perché la sua città crescesse nella fede e nelle proprie istituzioni. E forse è questo il significato più bello della sua vicenda. Perché alcuni uomini lasciano il proprio paese per diventare importanti. Guarnieri diventò importante e poi utilizzò quella posizione per servire il proprio paese. Morì nel 1607. Ma la sua presenza rimase.
Ogni volta che entriamo in una delle antiche chiese di Campagna, ogni volta che ricordiamo una confraternita nata o rinata in quegli anni, ogni volta che osserviamo le tracce della grande stagione religiosa del Cinquecento, ritroviamo qualcosa del suo episcopato.
E così, dopo più di quattro secoli, possiamo ancora riconoscere nella storia di Campagna la figura di quell'uomo che fu, prima di tutto, un figlio della città diventato vescovo della sua città.
BIBLIOGRAFIA CONSULTATA.
1. Memorie storiche della Città di Campagna – A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.
2. Anna Giordano – I regesti delle pergamene del Capitolo Di Campagna (1170 – 1772) – anno 2004 – Ed.
3. Valentino Izzo - Raccontare Campagna...Le persone illustri. - anno 2004
4. Ludovico Cutino - Storia di Campagna e dei suoi vescovi.

