Ex Monastero della Maddalena.
di Cristian Viglione
Dalla clausura al carcere, fino alla scuola: cinque secoli di storia
Tra gli edifici che meglio raccontano le profonde trasformazioni vissute da Campagna nel corso dei secoli, un posto particolare spetta all'antico Monastero delle Benedettine della Maddalena.
La sua storia è una delle più singolari della città: nato nel XVI secolo come luogo di preghiera e di clausura femminile, attraversò nei secoli numerose trasformazioni, diventando prima caserma, poi carcere mandamentale e infine sede scolastica.
Un edificio, dunque, che ha cambiato più volte volto e funzione, seguendo le vicende politiche, sociali e religiose della comunità campagnese, ma conservando ancora oggi le tracce della propria origine monastica.
La fondazione del monastero
Le origini del monastero risalgono al 1571, quando i nobili campagnesi Paolino De Riso e Dionora Adelizzi, attraverso le proprie disposizioni testamentarie, stabilirono la fondazione di un monastero femminile destinato alle monache benedettine di clausura.
La volontà dei due benefattori non si limitava alla costruzione di un nuovo edificio religioso, ma nasceva dal desiderio di creare a Campagna un luogo nel quale alcune donne potessero dedicare la propria vita alla preghiera secondo la rigida regola benedettina.
Già l'anno successivo vennero commissionati i lavori per la realizzazione del complesso, progettato secondo le esigenze della vita monastica.
I lavori si protrassero per diversi anni e furono completati nel 1580, quando venne annessa al monastero anche la chiesa di Santa Maria Maddalena, ricavata all'interno degli ambienti dell'antico palazzo nobiliare.
Il nuovo monastero venne posto sotto la protezione di San Sebastiano e fu concepito inglobando il primitivo palazzo appartenuto ai fondatori. La presenza del monastero modificò quindi anche l'assetto della zona, mentre la famiglia De Riso avrebbe successivamente costruito, poco distante, un'altra residenza destinata alla propria abitazione.
Il gesto di Paolino De Riso
Una particolare vicenda legata alla fondazione del monastero riguarda proprio Paolino De Riso.
Nel frattempo rimasto vedovo, il nobile chiese alle monache di poter continuare a vivere all'interno del complesso fino alla propria morte.
La richiesta poneva però un problema: le religiose erano sottoposte alle rigide regole della clausura benedettina e la convivenza con una persona estranea alla comunità monastica non sarebbe stata compatibile con tali norme.
Le monache, tuttavia, riconoscenti verso il loro benefattore, acconsentirono alla richiesta.
Per rispettare le regole della clausura venne realizzato un secondo ingresso, separato da quello utilizzato dalle religiose, consentendo così a Paolino De Riso di accedere ai propri ambienti senza interferire con la vita interna del monastero. Questa particolare configurazione rimase visibile nelle fotografie storiche dell'edificio fino agli interventi di ristrutturazione realizzati all'inizio del nuovo millennio.
Le difficoltà strutturali
La posizione del monastero ha rappresentato, fin dalle origini, una delle principali difficoltà per la conservazione dell'edificio.
Il complesso sorge infatti sulla roccia dell'antica altura medievale di Sant'Agostino, una posizione che, se da una parte caratterizza fortemente il paesaggio urbano, dall'altra lo ha sempre esposto a problemi di umidità, infiltrazioni e muffe. Il passare dei secoli rese sempre più evidenti queste criticità.
Nel 1671 le monache raccolsero la somma di 200 ducati e ottennero dall'allora vescovo di Campagna, Juan Caramuel, l'autorizzazione a procedere con importanti lavori di consolidamento delle celle, che nel frattempo versavano in condizioni strutturali precarie. Gli interventi, tuttavia, non furono sufficienti a risolvere definitivamente i problemi dell'edificio.
Nuovi lavori di ristrutturazione si resero necessari nel 1721 e nuovamente nel 1730, a conferma delle continue difficoltà determinate dalla particolare conformazione del luogo.
Il monastero e il seminario diocesano
Nel corso del XVIII secolo il complesso venne considerato anche per una possibile nuova funzione.
Oltre alla sua destinazione monastica, si pensò infatti di utilizzarlo come sede del seminario diocesano. Per un breve periodo alcuni seminaristi soggiornarono effettivamente nella struttura, ma i problemi di umidità e le condizioni dell'edificio resero difficile mantenere questa funzione.
La soluzione fu quindi quella di trasferire gli studenti nel nuovo Seminario Diocesano di Santo Spirito, che offriva condizioni più adeguate allo svolgimento della vita e degli studi seminaristici. Il monastero della Maddalena continuò invece a mantenere la propria funzione religiosa fino agli sconvolgimenti politici dell'inizio dell'Ottocento.
La soppressione napoleonica
La fine della vita monastica arrivò il 13 febbraio 1806. Nel quadro delle riforme napoleoniche, volte a ridimensionare il potere degli ordini religiosi e del clero, venne emanato il decreto di soppressione degli ordini conventuali di San Benedetto e San Bernardo. Anche Campagna fu coinvolta da questi provvedimenti.
Furono soppressi i monasteri delle Benedettine di Santo Spirito e della Maddalena e le poche religiose rimaste vennero trasferite nel convento francescano di San Filippo e San Giacomo, l'edificio oggi conosciuto come Palazzo Tercasio.
Per il monastero della Maddalena iniziava così una nuova e completamente diversa fase della sua storia.
Le antiche celle, gli spazi destinati alla preghiera e gli ambienti della comunità religiosa vennero privati della loro funzione originaria.
Da monastero a caserma
Con l'entrata in vigore dei nuovi provvedimenti e con le successive riorganizzazioni amministrative del 1811, gli edifici rimasti vuoti vennero destinati a nuove funzioni pubbliche. Nel caso del complesso della Maddalena, la nuova destinazione fu quella di caserma.
Gli ambienti che per oltre due secoli avevano ospitato una comunità religiosa divennero così spazi destinati alla presenza e allo stazionamento dei militari.
Ma la trasformazione dell'edificio non era ancora terminata.
Il carcere mandamentale
Il 23 luglio 1812 l'antico monastero venne nuovamente trasformato e destinato a carcere mandamentale.
La nuova funzione modificò profondamente la vita dell'edificio.
Tra le sue mura vennero rinchiusi anche alcuni carbonari di Campagna, protagonisti delle tensioni politiche che attraversarono il Mezzogiorno nella prima metà dell'Ottocento. Contemporaneamente, gli ambienti continuarono a essere utilizzati anche per lo stazionamento dei soldati.
L'antico monastero benedettino era ormai diventato una struttura legata al controllo e all'amministrazione della giustizia.
Il progetto dell'ingegner Petrelli
Una vicenda particolarmente curiosa si verificò nel 1815.
Tra i detenuti del carcere si trovava l'ingegnere Lorenzo Petrelli, al quale venne affidato il compito di elaborare un progetto per una futura riorganizzazione del penitenziario.
Il progetto nasceva anche dall'interesse dell'Amministrazione Comunale, che in quel periodo coltivava l'idea di trasformare la struttura in un vero e proprio carcere provinciale. Petrelli progettò quindi una struttura nella quale i detenuti potessero essere ospitati in condizioni più adeguate.
L'episodio rappresenta una curiosa pagina della storia dell'edificio: un luogo nato per la clausura e la preghiera diventava oggetto di studi e progetti per la moderna organizzazione carceraria.
Gli ultimi anni della chiesa della Maddalena
La parte religiosa del complesso ebbe tuttavia un'ultima parentesi di vita nel Novecento.
Tra il 1919 e il 1925, l'antica Chiesa di Santa Maria Maddalena venne utilizzata temporaneamente come sede della parrocchia di Sant'Antonino, mentre nella chiesa originaria venivano eseguiti lavori di restauro.
Per alcuni anni, dunque, l'antico edificio tornò ad accogliere celebrazioni e fedeli, recuperando temporaneamente quella funzione religiosa che aveva caratterizzato i primi secoli della sua storia. Terminati i lavori, però, la chiesa della Maddalena tornò alla sua condizione precedente e la sua funzione religiosa cessò definitivamente.
La fine del carcere
Il carcere continuò a essere operativo per diversi decenni.
La sua attività terminò definitivamente nel 1970, quando problemi legati agli spazi disponibili e alla funzionalità della struttura ne determinarono la dismissione.
Ancora una volta, l'edificio si trovò quindi di fronte a una nuova trasformazione. Dopo quasi un secolo e mezzo, cessava la sua funzione carceraria e si apriva la possibilità di un nuovo utilizzo.
La scuola e il terremoto del 1980 La nuova destinazione fu quella scolastica.
Una parte dell'antico complesso venne infatti utilizzata come plesso scolastico. Questa nuova funzione, tuttavia, dovette confrontarsi con uno degli eventi più drammatici della storia recente di Campagna: il terremoto del 23 novembre 1980.
Il sisma provocò danni importanti in numerosi edifici cittadini e interessò anche l'antico monastero della Maddalena. Dopo una fase di chiusura, vennero avviati importanti interventi di consolidamento e ristrutturazione, destinati a restituire sicurezza e funzionalità alla struttura.
I lavori rappresentarono l'ultimo grande capitolo della lunga trasformazione dell'edificio.
Una nuova vita nel nuovo millennio
Con l'anno scolastico 2000-2001, il complesso dell'antico monastero di Santa Maria Maddalena iniziò una nuova fase della propria esistenza.
Dopo quasi cinque secoli, l'edificio continuava così a essere vissuto dalla comunità, seppure con una funzione completamente diversa da quella per cui era stato concepito.
Delle antiche monache benedettine rimane oggi la memoria custodita nelle strutture, negli spazi e nella storia del complesso. Il monastero della Maddalena è, infatti, uno straordinario esempio di come un edificio possa attraversare i secoli adattandosi ai cambiamenti della società.
Nato nel 1571 per accogliere una comunità di monache di clausura, fu trasformato nel corso dell'Ottocento in caserma e carcere, tornò per un breve periodo a ospitare la vita religiosa nel primo Novecento, sostituendo la Chiesa di Sant'Antonino nelle sue funzioni dopo il danni del sisma e, dopo la dismissione del carcere e il terremoto del 1980, assunse una nuova funzione scolastica.
La memoria di un luogo che cambia
La storia del monastero delle Benedettine della Maddalena è quindi la storia di un edificio che non ha mai smesso completamente di vivere.
Ogni epoca ha lasciato una traccia diversa: la fede e la clausura delle monache, la presenza dei soldati, le vicende dei detenuti e dei carbonari, il ritorno temporaneo della comunità religiosa, fino alla presenza quotidiana degli studenti.
Sono proprio queste stratificazioni a rendere il complesso particolarmente interessante per chi lo visita. Dietro le sue mura non si trova soltanto l'antico monastero fondato dai nobili De Riso e Adelizzi, ma un vero e proprio frammento della storia di Campagna.
Un luogo nel quale, attraverso quasi cinque secoli, si sono susseguite preghiera, potere, giustizia, istruzione e vita civile. E forse è proprio questa la caratteristica più affascinante della Maddalena: la capacità di aver cambiato più volte identità senza perdere completamente la propria memoria.
Le sue pietre continuano ancora oggi a raccontare la storia delle donne che vi vissero in clausura, delle trasformazioni politiche che ne decretarono la soppressione, dei detenuti che attraversarono le sue porte e delle generazioni di studenti che, in epoca contemporanea, ne hanno restituito nuova vita.
TESTI CONSULTATI.
1. A.V. Rivelli - Memorie storiche della Città di Campagna.
1. A.V. Rivelli - Memorie storiche della Città di Campagna.
2. Valentino Izzo - Raccontare Campagna...le fabbriche religiose.
3. Ludovico Cutino - Storia di Campagna e i suoi vescovi.
4. Filippo Gibbone - Vita del Santo Abate Antonino.
3. Ludovico Cutino - Storia di Campagna e i suoi vescovi.
4. Filippo Gibbone - Vita del Santo Abate Antonino.

